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Diabete, gruppo di lavoro europeo propone “gestione integrata” per intensificare la lotta alla malattia

Un paziente di diabete su due ancora non ha avuto la diagnosi della patologia. E solo la metà di quelli diagnosticati è considerata “sotto controllo”: nello specifico, il 54% ha un livello di emoglobina glicata inferiore al 7%. Si calcola che, entro il 2045, il numero di pazienti nella regione europea dell’Oms salirà a 66,7 milioni (dai 58 del 2017), con costi crescenti che porteranno a gravi differenze nella gestione del diabete in tutta la regione.

 

Nel 2017, la spesa sanitaria annua per il diabete per le persone tra i 18 e i 99 anni ha raggiunto i 208 miliardi di dollari in Europa, ed è destinata ad aumentare a 214 miliardi entro il 2045. E’ questa la fotografia e la proiezione che fa uno studio dell’Egide (il Gruppo di esperti europei sulla gestione integrata del diabete) presentato oggi alla Camera dei Deputati, a Roma.

Egide, gruppo di lavoro costituito con il supporto non condizionato di Sanofi, coinvolge politici, pazienti e medici nell’analisi e nell’individuazione di soluzioni per la lotta alla malattia, e ha proposto all’Europa la “gestione integrata” come la “migliore opzione possibile per affrontare il diabete”. Con questa definizione si intende un lavoro di rete nel quale coinvolgere i diversi operatori sanitari coinvolti nel ciclo di diagnosi e terapia, il paziente e le famiglie.

Nel green paper presentato a Roma dall’Egide sono cinque le raccomandazioni: sostenere una migliore gestione del diabete attraverso la gestione integrata; promuovere l’interessamento dei pazienti nella gestione della propria salute; sviluppare modelli di finanziamento sui risultati della gestione integrata; creare un percorso di gestione del diabete che ponga il paziente al centro del processo sin dall’inizio; identificare, mobilitare e coinvolgere gli attori principali del cambiamento della gestione integrata

Il gruppo di Egide ha due copresidenti, John Bowis, ex ministro della Sanità del Regno Unito, ed ex membro del parlamento inglese ed eurodeputato e Mary Harney, ex ministro irlandese della Sanità e vicepremier. Tra gli altri componenti, l’ex ministro basco della Sanità Rafael Bengoa. L’Italia è rappresentata da Stefano Genovese, responsabile dell’Unità di Diabetologia, Endocrinologia e Malattie Metaboliche del Centro Cardiologico Monzino IRCCS.

“Il modo migliore per affrontare il diabete, paradigma della malattia cronica, è la gestione integrata – dice Genovese - Per un problema come questo, in modo molto concreto, è stato necessario mettere insieme diverse realtà, dagli ex ministri della Salute ai medici, fino ai pazienti. Ecco perché nasce Egide. Riteniamo come sia importante che l’Europa realizzi una direttiva strategica per tutto il continente. Una gestione integrata è utile per migliorare la qualità di vita dei pazienti e per il risparmio della spesa pubblica. Se l’applicassimo, infatti, avremmo meno ricoveri inappropriati e per complicanze. Grazie a una strategia di squadra, con tutti i soggetti coinvolti, possiamo far diventare il diabete una malattia meno dannosa. In Italia non viene rispettato uno dei principi cardine del Ssn che è l’equità di accesso alle cure, infatti i farmaci innovativi possono essere prescritti solo dagli specialisti diabetologi, mentre in altri Paesi europei come la Spagna sono a disposizione anche del medico di medicina generale”.

“Il Green paper dice che dobbiamo muoverci velocemente verso una gestione integrata del diabete. Non possiamo fare assistenza primaria, secondaria e terziaria in un sistema frammentato come quello europeo – spiega Rafael Bengoa, componente di Egide ed ex ministro della Sanità dei Paesi Baschi - La malattia acuta non ha bisogno di assistenza integrata, ma la malattia cronica sì”.

“È indispensabile affrontare questo problema facendo ricorso a nuovi strumenti di gestione dei pazienti, sfruttando anche le nuove tecnologie, la telemedicina, nuovi approcci alla diagnosi ed alle nuove terapie, con il coinvolgimento del paziente, sempre al centro, e di chi gli sta accanto oltre a quello, non sempre così scontato e organizzato, dei sistemi sanitari”, dice la vicepresidente della Commissione Affari Sociali della Camera, Rossana Boldi.

“Il diabete”, sottolinea Ubaldo Pagano, deputato del Pd, è “una tra le malattie croniche con maggiore incidenza sui sistemi sanitari nazionali. Numeri altissimi, dato che parliamo del 5,3% dell’intera popolazione (una persona su sei fra gli over 65), e in crescita se paragonati al passato”.

“Si avverte forte la necessità che i bilanci della sanità debbano focalizzarsi sui risultati della gestione per processi e non più su specifici interventi, troppo spesso a compartimenti stagni, così da facilitare la collaborazione tra gli operatori sanitari tutti ed i pazienti”, commenta Nicola Provenza, deputato del M5s.

Per Frida Leonetti, presidente eletta di Sid Lazio, “la Società italiana di diabetologia (Sid) è pronta a dare il suo contributo a Egide perché da sempre convinta dell’importanza di un lavoro integrato fra le varie professionalità che ruotano intorno al paziente diabetico in territorio nazionale e all’estero”.

Milena Rosati di Fnopi (la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche) sottolinea invece “l’importanza della gestione integrata tra professionisti, mettendo al centro dell’attenzione la persona con diabete, coinvolgendolo come attore principale per la raccolta dati dei bisogni assistenziali”.

“La persona con diabete vorrebbe essere accompagnata nelle varie tappe, non solo da un punto di vista organizzativo, ma proprio con una comune presa in carico - dichiara Titti Suraci, presidente di Diabete Italia – L’idea si basa proprio su un sistema integrato. Ciò, sempre nel rispetto dei bisogni del paziente che deve essere consapevole e formato”.

“Il Libro verde è un documento innovativo, un cambio di paradigma culturale che vede coinvolti tutti gli attori impegnati nell’assistenza alle persone con diabete, dalle istituzioni, agli operatori sanitari, alle associazioni dei pazienti, per coinvolgere in modo proattivo la persona con diabete nel percorso di cura”, dice Lina Delle Monache, presidente FederDiabete Lazio.

“La costruzione di un disegno assistenziale di gestione integrata del diabete attraverso l’utilizzo ottimale degli strumenti di gestione scientifici e tecnologici a disposizione è ad oggi essenziale per il mantenimento della sostenibilità del sistema sanitario attuale aggravato dalla progressiva crescita di richiesta di assistenza per le persone con diabete e dalla contestuale restrizione delle risorse”, sottolinea Domenico Mannino, presidente dell’Associazione medici diabetologi.

A parlare del ruolo delle nuove tecnologie è Cristina Masella, responsabile scientifico dell'Osservatorio innovazione digitale in sanità del Politecnico di Milano. “L’innovazione digitale può rendere più forte l’integrazione dei percorsi di cura e le relazioni tra i diversi attori – sottolinea – L’Ict è oggi alla base di molti percorsi di cura dei diabetici: sono stati attuati percorsi di telemedicina in Italia e all’estero e sviluppate app a supporto del paziente per la gestione del suo percorso di cura”. Sulla raccolta dei dati grazie alle nuove tecnologie Francesco Modafferi, del Dipartimento sanità del Garante della protezione dei dati personali, precisa: “il tema della sostenibilità del Servizio sanitario nazionale è fondamentale. La raccolta e l’analisi dei dati e la loro condivisione sono al centro. La protezione dei dati personali non è una barriera ma una condizione”.

“Bisogna considerare l’integrazione come un nuovo Lea – spiega Maria Chiara Corti, responsabile del programma nazionale esiti di Agenas - La figura da tener presente è l’infermiere, che va inserita come una professionalità autonoma negli studi dei medici di famiglia. Inserirlo nelle scuole, inoltre, sarebbe una grandissima idea”.

In un messaggio John Bowis, ex ministro della Salute del Regno Unito e ora copresidente Egide, ha rilevato come sia “evidente l’urgenza” in Europa “di ripristinare metodi adeguati di screening, trattamento e di gestione all’interno dei nostri sistemi di cura”.

Foto: Pixabay

 

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