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Destabilizzazione contro la Repubblica e due sue figure esemplari: Giorgio Napolitano e Antonio Ingroia

"La malvagità, quando è condannata, si rivela particolarmente vile; oppressa dalla coscienza, suppone sempre il peggio." (Sp, 17, 11) E' quanto vale per i recenti e destabilizzanti teoremi del settimanale di ideologia fallimentare e fallita del don Silvio pensiero, che - coerentemente - è stato l'unico leader politico a non dare la propria solidarietà al capo dello Stato a fronte di essi.

Vero è quanto afferma Ezio Mauro: "Siamo arrivati a questo. Il settimanale ideologico della destra berlusconiana finge di conoscere il testo delle conversazioni intercettate tra Mancino e Napolitano. Non è così, perché la Procura ha tenuto segrete quelle conversazioni e la ha anzi stralciate in un fascicolo "morto", giudicandole del tutto irrilevanti per l'inchiesta. Quelle pubblicate sono dunque soltanto ipotesi, illazioni ed allusioni. Ma sufficienti per confezionare un'operazione politica, com'è ben chiaro dal titolo: Ricatto al Presidente".

La conferma, insieme al sostegno al capo dello Stato viene da due fonti autorevoli e dirette: Francesco Messineo Procuratore capo di Palermo ed Antonio Ingroia (nella foto). Messineo conferma la mai avvenuta trascrizione delle telefonate. Antonio Ingroia, fiore all'occhiello della magistratura italiana e di quella palermitana in ispecie, ex collaboratore di Falcone e Borsellino, conferma che contro il Quirinale vi siano solo falsità e che quelle di Panorama siano torbide manovre destabilizzanti che disorientano l'opinione pubblica.

In ispecie sembra che i fantateoremi del settimanale scaturiscono da un collage - peraltro maldestro - di articoli di altre testate, un fatto, anche sul piano giornalistico, discutibile. Di atti destabilizzanti cui l'Italia saprà reagire, oltre che di solidarietà a Giorgio Napolitano, parlano anche Mario Monti e Bersani. E' del resto il titolo del servizio del settimanale: "Ricatto al Presidente", confermato indirettamente anche dal colle: "Vogliono indebolirci per condizionare le nostre scelte". E' quanto appare più manifestamente, ma l'attacco è invero duplice, esso infatti mira direttamente anche a colpire la magistratura. La conferma è ancora di Ingroia: "Chi cerca di allontanare l'accertamento della verità sulla stagione delle stragi mafiose, quelli sì provano a interferire nelle indagini".

A fronte di tutto questo c'è poi, infine, chi come Casini liquida semplicemente la cosa come "primitivismo di cui sono capaci solo certe testate giornalistiche" (sic!).

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