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Decreto sicurezza bis: il braccio violento della legge

So di arrampicarmi su una china molto scoscesa, ma ritengo necessario puntualizzare alcuni aspetti a mio parere pericolosi del Decreto Sicurezza bis approvato ieri dal Senato, peraltro con voto di fiducia.

ONG e migranti
La recrudescenza delle pene previste per le ONG che operano nel Meditteraneo, se fate caso, intervengono in modo incontestabile sulla distonia fra le interpretazioni di alcuni magistrati e le norme già previste dal Ministro sul tema.

I magistrati che hanno optato per la differenza hanno preso spunto da leggi internazionali, precise ed incontestabili, che pongono l'attenzione sul valore della vita umana.
Le autorità, nel caso dell'abbattimento del DC9 ITIGI sui cieli di Ustica, imposero a tutti i natanti in zona di recarsi sul luogo del disastro per fornire aiuto agli eventuali naufraghi.

Giusto, corretto. La vita umana, a qualsivoglia individuo appartenga, è sacra e quindi deve essere tutelata. Per il Decreto Sicurezza bis questa regola non vale: prima l'ottemperanza al respingimento poi, se rimane tempo e voglia (è discrezione e facoltà di un Ministero porre in atto varianti, anche temporanee, su una legge), le vite umane. La diversa interpretazione delle priorità prevede sanzioni difficilmente applicate per reati ben più gravi. Il messaggio è chiaro: le vite dei migranti sono in secondo piano: gli sbarchi non devono avvenire. Quelli dalle navi però, viste le precisazioni sulla chiusura dei porti. Delle centinaia di barchini e gommoni che scaricano migranti sui litorali non si legge traccia, come di sanzioni gravissime da applicare ai trafficanti che, visto il possibile intercettamento del natante, scaricano in mare il loro carico di esseri umani.

Del resto se l'umanità è vietata alle ONG ed alle loro navi, perche dovrebbe essere applicata nei casi di barchini dei trafficanti? Tanto sono uguali. O almeno così sembra.

Manifestazioni
L'estrema vaghezza del legislatore consente interpretazioni onnicomprensive. Un bacio è una manifestazione? Certo, di affetto. Dato in una piazza è pubblico? Ovvio. Ecco come potrebbe essere interpretata la norma "manifestazione pubblica". Se poi al bacio si aggiunge un abbraccio troppo caloroso, potrebbe partire l'inasprimento per la violenza. Sono partito da un esempio al limite, ma andiamo più sul concreto. Un ombrello in una giornata autunnale può essere considerato "oggetto atto ad offendere"? E se la strada percorsa porta ad una manifestazione? La norma "qualunque altro mezzo che rende difficoltoso il riconoscimento" (la mancanza del congiuntivo non è mia: io ho fatto "copiaincolla") può essere applicato ad un fazzoletto nel caso dell'uso di lacrimogeni? Un paio di vistosi occhiali da sole come può essere interpretato? Un velo islamico a quale categoria appartiene? E la cancellazione della norma che prevedeva l’archiviazione per «lieve tenuità del fatto» per reati di oltraggio vale anche per espone striscioni e lenzuoli appesi?
Sarebbe stato la volta buona per introdurre, per non indurre in tentazione, il codice identificativo per le Forze dell'Ordine al lavoro in una manifestazione, norma già in vigore in molti stati. Forse era finita la carta. Sembra che la legge sia stata confezionata con ampia facoltà di interpretazione per autorizzare, in un futuro prossimo o remoto, esclusivamente manifestazioni nelle quali non si espongano cartelli, striscioni o lenzuoli e si dove si potrà dire, esclusivamente e solo sottovoce, "....... è un birbantello".

Gli inasprimenti dei DASPO sono ridicoli in uno Stato nei cui stadi entrano ancora bengala e che non sia ancora riuscito a identificare i responsabili del lancio dal terzo anello dello stadio Meazza di un ciclomotore. Qui si sarebbe potuto intervenire con mano fermissima come in Inghilterra, dove un qualsivoglia atto vietato compiuto all'interno ed all'esterno dello stadio comporta il DASPO immediato e perpetuo. Non si è voluto. Chissà perché.

Comunque, d'ora in poi, occhio a starnutire o tossire in un'anagrafe.

 

 

Foto: PixaBay

 

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