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Decreto Sanità Calabria: nuovi commissari con stipendi faraonici... e già indagati

Partiamo da un presupposto: agire sulla sanità calabrese era praticamente obbligatorio. Mentre altre realtà, come la sanità pugliese, son riuscite a risalire la classifica dei livelli essenziali di assistenza (LEA) anche applicando scelte impopolari come la chiusura dei piccoli presidi ospedalieri, la Regione Calabria è rimasta al palo. 

Le cause possono annoverarsi in un insieme di fattori: oltre ai mancati investimenti negli anni precedenti e al mancato sblocco del turnover, una consistente colpa è attribuibile anche alla “malagestione” amministrativa. Il caso più emblematico è quello della ASP Reggio Calabria. La trasmissione

Le Iene ha infatti fatto emergere diverse anomalie, anche piuttosto clamorose: su tutte, la mancata presentazione dei bilanci (consuntivo, annuale di previsione e pluriennale di previsione) dell'Azienda. Una palese violazione degli obblighi di Contabilità pubblica. Ed una domanda sorge spontanea: ma mentre l’ASP di Reggio Calabria, per decenni, non redigeva neanche una bozza di bilancio, la Regione e la Corte dei Conti dov’erano? E come ha potuto la Regione Calabria, in questi anni, trasferire quote del finanziamento del Servizio Sanitario Regionale all’ASP di Reggio Calabria senza quantificarla attraverso la disamina delle scritture di contabilità economico-patrimoniale?

E se a pensar male si fa peccato ma si indovina, questa gravissima omissione ha permesso a creditori, più o meno onesti, di presentare le stesse fatture, per la loro liquidazione, più volte (anche 3-4 volte) aiutati dal silenzio complice dell’Amministrazione, della politica e del sindacato. Il risultato si è poi concretizzato nei fatti: solo il P.O. di Locri, per fare un esempio, costa alle casse pubbliche il doppio rispetto al Policlinico di Milano, nonostante il primo abbia la metà dei posti letto e gravi problematiche strutturali, igieniche e logistiche mai affrontate e risolte. Il tutto con la benedizione della 'ndrangheta.

Sulla base di tali fatti, il Ministero della Salute ha pertanto deciso, per la prima volta nella storia, di commissariare la ASP per 'ndrangheta. Fin qui nulla da eccepire.


Per cogliere la palla al balzo, il ministro Giulia Grillo decide di integrare il provvedimento con l'ormai famigerato "Decreto Calabria", sul quale in molti (cittadini e operatori sanitari) riponevano numerose speranze. Queste ultime, purtroppo, son state disattese (per non dire tradite) esaminando il decreto stesso: la novità sostanziale è che i nuovi Direttori Generali nominati dal Governo guadagneranno 472.500 euro all'anno (quasi 20.000 euro al mese).
Ma andando a leggere i nomi dei commissari nominati, scopriamo alcune particolarità che fanno abbastanza impressione.

Prendiamo ad esempio il nuovo Direttore Generale dell'ASP di Vibo Valentia, Elisabetta Tripodi, già sindaca di Rosarno in quota PD fino al 2015. Il suo nome compare nel registro degli indagati nell'ambito di un'inchiesta proprio - guarda un po' - sull'ASP Reggio Calabria, ove la Tripodi ha ricoperto la carica di Direttore Amministrativo fino a gennaio 2019. Assieme ad altri ex vertici dell'Azienda Sanitaria (tra cui l'ex commissario Massimo Scura), è accusata di abuso d'ufficio.

L'inchiesta viene resa il 19 aprile e gli interrogatori terminano il 10 maggio. Proprio nei giorni degli interrogatori, la Tripodi viene nominata Direttore Generale dell'ASP di Vibo Valentia dal Governo del Cambiamento.

Per carità, non è certo compito nostro elargire giudizi affrettati sostituendoci alla magistratura, ricordando che esiste la presunzione di innocenza. Ma la domanda sorge spontanea: possibile che il ministro Grillo - dopo aver commissariato la ASP Reggio Calabria - non sapesse nè di queste nuove indagini, nè che la dottoressa Tripodi facesse parte di questa stessa ASP? Possibile che arrivi a promuovere uno dei componenti amministrativi che - a parole - aveva detto che avrebbe voluto punire? E se - augurandoci di sbagliare - la dottoressa Tripodi dovesse essere condannata, ci sarà il rischio di un commissariamento anche dell'ASP di Vibo Valentia?

Lungi dal trarre conclusioni affrettate, ma questo è l'ennesimo provvedimento deludente da parte del Governo, dimostrando che quindi il caso Siri (a cui seguirà anche un caso Rixi) non è così isolato.

Non bastano proclami e parole facili per migliorare la sanità e sperare che i medici tornino in Calabria senza adeguate garanzie e senza credibilità da parte di una classe politica sempre più allo sbando. Non basta farsi la foto accanto alla tomba di Peppino Impastato per fare i paladini della legalità. Cara ministra, senza troppi giri di parole: ancora una volta ha toppato e, nel caso specifico, ha perso un'occasione d'oro per poter dimostrare lo slogan del M5S “onestà, onestà”, nonché per smarcarsi dalle dichiarazioni anti-meridionali degli alleati di governo ("C'è la malasanità, lasciano il bisturi negli stomaci. Non è colpa solo del sistema ma anche dei singoli, è giusto pagare di più medici più specializzati" cit. Susanna Ceccardi, Lega).

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