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"Cinquant’anni di vita italiana" nel diciannovesimo della presentazione

Era il 14 dicembre 1993. Una data che si colloca in un periodo infausto per l'economia italiana: il 20 luglio dello stesso anno nel carcere di San Vittore si era tolto la vita l'ex Presidente dell' ENI - la quinta multinazionale del mondo - Gabriele Cagliari, tre giorni dopo si era ucciso Raul Gardini, gruppo Ferruzzi e Montedison. 

La politica vacilla sotto i colpi di Tangentopoli. Il luogo prescelto per la presentazione è la LUISS. L'autore è importante, ed un suo collaboratore, Paolo Peluffo, nella prefazione chiarisce subito: "Questo libro non è un'autobiografia, è una testimonianza, una riflessione sulla storia italiana, da parte di uno dei suoi protagonisti veri, Guido Carli". Poi, dall'introduzione sino all'ultima pagina dalla grandezza dell'autore e della sua capacità cogitativa traspare la formidabile attualità dell'opera.

Sembra infatti di leggere anzitutto, oggi dicembre 2012, la migliore analisi economico-politica dell'Italia di oggi nella piena pregnanza delle tematiche, sullo sfondo della sua storia economica degl'ultimi cinquant'anni. I fatti cronologici possono apparire anche datati, si va dall'incontro con Luigi Einaudi nella primavera del 1943, all'ammissione dell' Italia a Bretton Woods - 2 ottobre 1946 - all'ammissione al FMI il 27 marzo 1947 grazie ad Alcide De Gasperi, via via fino agli anni '90. Già la stessa riflessione analitica introduttiva potrebbe esser datata con la data odierna: "Due anime albergano nel mio petto; l'una vorrebbe staccarsi dall'altra". Il dottor Faust pronunzia questa frase all'inizio della sua avventura nel mondo, davanti alle porte della città.

Può essere l'inizio anche del nostro racconto. Due anime albergano fin da principio nel grembo dell'economia italiana. L'una riconosce nello Stato, nella programmazione economica da parte dello Stato, nella gestione di imprese da parte della mano pubblica, la soluzione del problema della produzione della ricchezza e della sua distribuzione secondo principi di equità. L'altra assume che compete ai pubblici poteri dettare regole generali che orientino l'iniziativa dei singoli al soddisfacimento dei bisogni della collettività e degli individui". Ed ancora: "La corruzione più grave, la più pervasiva, è stata quella che ha portato alla formazione di leggi nate dal contratto tra forze politiche di diversa ispirazione che non si alternavano al potere.

Sono leggi cariche di corruzione in quanto tutelano congiuntamente interessi particolari, legati a visioni diverse della società: il solidarismo della DC, il collettivismo del PCI, l'"umanismo" del PSI. Sono leggi che non vogliono scegliere tra istanze diverse. Leggi che cercano equazioni impossibili le quali, ineluttabilmente, si scaricano sui cittadini. Con la fine degli anni settanta, abbiamo assistito ad uno sviluppo ulteriore. Non sono state più visioni diverse della società a tentare un'impossibile sommatoria attraverso il Parlamento. Questa volta sono state visioni propugnate da spezzoni di partito senza ideali. E' stato per questo motivo che il confronto elettorale si è basato esclusivamente sulla quantità di mezzi finanziari a disposizione. E, di nuovo, ancora:

"La linea di demarcazione fra settore pubblico e privato è divenuta più incerta e la confusione tra controllo politico, economico, amministrativo e giudiziario è cresciuta. La rottura dell'equilibrio tra le diverse forme di controllo si è compiuta con vantaggio del controllo giudiziario. L'effetto è stato l'esaltazione dell'avversione al rischio da parte degli amministratori delle istituzioni alle quali compete la selezione delle iniziative e il loro finanziamento. Il potere esorbitante del giudice lo ha esposto sempre più spesso all'accusa di parzialità ed ha condotto alla proposta di nuove norme con le quali lo si assoggetta alle stesse responsabilità degli impiegati civili. Così argomentando si trascura che quando il potere giudiziario mette le mani sul potere esecutivo ne soffre l'andamento degli affari e che quando il potere esecutivo mette le mani su quello giudiziario, la società si deprava e gli uomini divengono o servi o ribelli."

E, siamo solo all'introduzione. Come si vede i fatti possono essere anche ormai cronologicamente datati, ma le riflessioni sono attualissime. E sono le concezioni che ne hanno fatto uno dei Grandi Italiani che hanno reso grande l'Italia. Il diciannovesimo della presentazione della sua ultima opera è forse il modo migliore di rendergli il dovuto omaggio.

P.S. Guido Carli, "Cinquant'anni di vita italiana", edizioni economica Laterza, 1996.

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