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 Home page > Tribuna Libera > Cesare Battisti condannato dalla violenza dei buoni

Cesare Battisti condannato dalla violenza dei buoni

Penso che non si dia giustizia e non si rispettino le vittime dei reati facendo marcire in carcere i loro carnefici: lo si potrebbe fare di più, e meglio, cercando di rendere persone migliori chi sconta una pena, che non deve essere solo il carcere, almeno così pensavano i nostri padri costituenti che si rivolteranno nella tomba vedendo che ora il carcere è diventato un luogo dove ci sono persone che vengono democraticamente torturate e sepolte vive.

Fino a che punto può arrivare una democrazia per tentare di tutelare i suoi cittadini? Può arrivare per esempio a torturare in nome delle vittime e della legge? Io credo di no, penso che una democrazia che usi gli stessi mezzi usati dai criminali sia una democrazia che ha dei problemi. Non ho mai visto nessun delinquente cambiare per effetto di trattamenti disumani e degradanti, e con lunghe pene da scontare, e un Paese che li usa, comunque, fosse anche per fermare il terrorismo o la mafia, degrada se stesso, specialmente quando lo fa per trovare consenso politico e sociale.
 
Nella cultura della società c’è la mentalità che se hai fatto del male devi ricevere altrettanto male. Per fortuna i nostri costituenti questo lo avevano previsto, perché sostenevano che la pena non può essere fine a se stessa, non può fare solo male, ma deve fare concretamente bene a chi la sconta e alla società che la emette. 
 
Sembra che molti dimentichino che attualmente Cesare Battisti sta scontando una pena per reati per cui è stato condannato quarant’anni fa. E, quindi, è logico pensare che chi sta scontando questa pena non sia la stessa persona che ha commesso i reati per cui è stato condannato.
Alcuni storcono pure il naso per il fatto che è stato per decenni in giro per il mondo invece che nelle nostre “Patrie Galere”, come se la latitanza, dorata o no, non fosse anche quella una pena.
Non credo che ci siano giustificazioni per come viene trattato Cesare Battisti, almeno si abbia il pudore di non trovare la scusa che lo si fa per le vittime o in nome della legge.
Non voglio convincere nessuno, desidero solo fare venire qualche dubbio a chi la pensa diversamente.
Foto: Wikimedia

Commenti all'articolo

  • Di Marina Serafini (---.---.---.170) 25 giugno 17:27
    Marina Serafini
    Gentile Carmelo, apprendo dal suo profilo che di questi temi ne sa per esperienza diretta: questo mi incuriosisce e mi tocca profondamente. Noi tutti commettiamo errori, di gravità diversa, certamente, e ne siamo comunque pur sempre responsabili. Un amico ripeteva spesso che la natura non perdona. Lo diceva anche il Papa. E infatti è raro commettere errori le cui conseguenze non lascino ombre e strascichi e strappi nella vita di chi li ha commessi. La vicenda legata a Battisti è solo l’occasione ulteriore di riflessione su temi a lungo dibattuti ma mai esauriti nel confronto sociale. Come potremmo mai farlo? Noi siamo dentro a questo stesso sistema di colpe e di accuse, non possiamo uscirne, e quindi non possiamo dominarlo e maneggiarlo liberamente. Nemmeno con le parole, figurarsi con il pensiero!
    Lo stato, la pubblica sicurezza, la necessità di dare esempio...parolone gravi che puzzano di stituzioni e necessitano di un manifesto. D’altronde, in una società, la comunicazione è fondamentale: deve arrivare allo scopo, deve stimolare reazioni - anche se spesso per scopi ulteriori e non troppo espliciti.
    Certo, la detenzione dovrebbe rieducare, dovrebbe orientare in percorsi diversi, dovrebbe fungere da vettore per una rinascita esistenziale, ma per farlo necessita di strumenti e intenzioni e capacità. Sembra che ad oggi scarseggi un pò tutto. Forse è un problema di fondi, o forse è un problema più antico, che consta nell’Humanitas scomparsa, o in fase di annebbiamento crescente. Mi interrogo spesso su cosa sia rimasto dell’uomo. Poi mi chiedo se sia mai stato in grado davvero di rivelare la propria meravigliosa essenza. Poi mi viene il dubbio che io non stia ingannando me stessa da sempre credendo a un ideale che cozza con la storia di cui siamo fatti, e che contribuiamo a creare attraverso le nostre azioni e il nostro essere così limitato. Ma io sono fondamentalmente idealista e continuo a credere, nonostante le delusoni, che l’HOMO esiste, che è dentro di noi e che in qualche modo, laddove ancora non lo ha fatto, uscirà. In molti luoghi e in molti tempi lo ha già fatto e continua a succedere.
  • Di Guido (---.---.---.124) 29 giugno 10:19

    Molto capace nel sottrarsi alla pena, guadagnare denaro e sfottere vittime e autorità non può pretendere grande simpatia

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