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Commento di Marina Serafini

su Cesare Battisti condannato dalla violenza dei buoni


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Marina Serafini Marina Serafini 25 giugno 17:27
Gentile Carmelo, apprendo dal suo profilo che di questi temi ne sa per esperienza diretta: questo mi incuriosisce e mi tocca profondamente. Noi tutti commettiamo errori, di gravità diversa, certamente, e ne siamo comunque pur sempre responsabili. Un amico ripeteva spesso che la natura non perdona. Lo diceva anche il Papa. E infatti è raro commettere errori le cui conseguenze non lascino ombre e strascichi e strappi nella vita di chi li ha commessi. La vicenda legata a Battisti è solo l’occasione ulteriore di riflessione su temi a lungo dibattuti ma mai esauriti nel confronto sociale. Come potremmo mai farlo? Noi siamo dentro a questo stesso sistema di colpe e di accuse, non possiamo uscirne, e quindi non possiamo dominarlo e maneggiarlo liberamente. Nemmeno con le parole, figurarsi con il pensiero!
Lo stato, la pubblica sicurezza, la necessità di dare esempio...parolone gravi che puzzano di stituzioni e necessitano di un manifesto. D’altronde, in una società, la comunicazione è fondamentale: deve arrivare allo scopo, deve stimolare reazioni - anche se spesso per scopi ulteriori e non troppo espliciti.
Certo, la detenzione dovrebbe rieducare, dovrebbe orientare in percorsi diversi, dovrebbe fungere da vettore per una rinascita esistenziale, ma per farlo necessita di strumenti e intenzioni e capacità. Sembra che ad oggi scarseggi un pò tutto. Forse è un problema di fondi, o forse è un problema più antico, che consta nell’Humanitas scomparsa, o in fase di annebbiamento crescente. Mi interrogo spesso su cosa sia rimasto dell’uomo. Poi mi chiedo se sia mai stato in grado davvero di rivelare la propria meravigliosa essenza. Poi mi viene il dubbio che io non stia ingannando me stessa da sempre credendo a un ideale che cozza con la storia di cui siamo fatti, e che contribuiamo a creare attraverso le nostre azioni e il nostro essere così limitato. Ma io sono fondamentalmente idealista e continuo a credere, nonostante le delusoni, che l’HOMO esiste, che è dentro di noi e che in qualche modo, laddove ancora non lo ha fatto, uscirà. In molti luoghi e in molti tempi lo ha già fatto e continua a succedere.

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