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Bielorussia, il boia continua a lavorare

Il 13 giugno l’avvocata di un condannato alla pena capitale è stata informata dalla direzione delle carceri della Bielorussia che il suo cliente era stato “avviato a scontare la sentenza”.

Ha capito subito il significato di quelle parole, non nuove, ma ha comunque chiesto la conferma che la condanna fosse stata eseguita (come sempre, col colpo di pistola alla nuca).

La risposta è stata affermativa. Non le è rimasto che informare i familiari.

Così, nel cuore dell’Europa e a pochi giorni dall’inizio dei Giochi europei di Minsk, il boia è tornato al lavoro.

Il condannato si chiamava Alyaksandr Zhylnikau. Alla fine del dicembre 2015, insieme al co-imputato Vyachaslau Sukharko, era stato giudicato colpevole di tre omicidi. Una terza imputata, Alina Shulhanava, era stata condannata a 12 anni di carcere per aver ordinato due dei tre omicidi.

Siamo di fronte a una di quelle tante drammatiche vicende impropriamente chiamate “dramma della gelosia”, avvenuta all’inizio di quel mese.

Secondo gli atti giudiziari Alina Shulhanava, non rassegnata alla fine del rapporto col suo ex compagno che nel frattempo si era nuovamente fidanzato, aveva assoldato Sukharko e Zhylnikau per picchiare e spaventare la coppia. I due si sarebbero andati oltre. Decisamente oltre.

Nelle indagini era emerso che i due avevano anche ucciso un uomo che aveva affittato loro un appartamento a Kalodzishchy, in periferia di Minsk.

Nel marzo 2017, un tribunale di primo grado aveva condannato Sukharko e Zhylnikau all’ergastolo, ma la Corte suprema aveva annullato il verdetto sollecitando un nuovo processo. Nel gennaio 2018 erano state emesse le due condanne a morte.

Di Sukharko non si hanno notizie. Ma tenuto conto dei precedenti, ossia che sentenze emesse nello stesso processo vengono eseguite contemporaneamente, non è escluso che un’altra avvocata sia stata (o lo sarà presto) convocata dalla direzione delle carceri per sentirsi dire che il suo cliente è stato “avviato a scontare la sentenza”.

Come si è capito, nell’unico paese europeo che ancora la applica, la pena di morte è circondata dal segreto. Secondo fonti ufficiali, dal 1994 al 2014 sono state emesse 245 condanne a morte. Per le organizzazioni non governative locali, dall’indipendenza del 1991 ne sarebbero state eseguite circa 400.

Nel 2018 erano state almeno quattro, nel 2017 almeno due.

Da quando è in carica, il presidente Alyaksandr Lukashenka ha graziato un solo condannato.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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