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Adriana Musella per la legalità, sulle orme del padre

Si parla di corruzione, di evasione fiscale, di partiti marci ma si sottovaluta cos'è che produce effetti devastanti nel corpo della società civile.

L'Italia è afflitta da un unico male, che come dimostrano le cronache di questi giorni si chiama criminalità organizzata. Da nord a sud la pianta malavitosa ha attecchito nel Paese soffocando gli ultimi aneliti di giustizia e legalità.

Sarebbe quindi il caso di ripercorrere a ritroso la nostra storia, facendo conoscere i nomi di persone morte ammazzate per il bene della società. Quando succedono efferati delitti qualcosa cambia e insieme a chi va via per sempre, chi resta si barcamena per cercare la verità.

È ciò che è successo ad Adriana Musella, figlia di Gennaro, che da quel giorno ha seguito la strada dell'impegno sociale, per far sì che il trascorrere del tempo non rendesse ancora più sordo uno Stato che fa presto a dimenticare le sue vittime innocenti. 

Gennaro ucciso e fatto a pezzi. Una firma al tritolo lasciata da uomini d'onore che sanno come far tacere chi parla troppo e s'immischia in faccende che non sono di loro pertinenza. L'ingegnere Gennaro, padre della Musella, aveva un sogno: far diventare Bagnara la nuova Positano del sud. Una cittadina, quella reggina, che aveva conquistato un imprenditore onesto, tanto da far sì che delocalizzasse la sua attività e costruisse due cave che davano lavoro a una trentina di famiglie.

L’imprenditore non aveva fatto i conti con avvoltoi e corvi che mangiano il fegato di vittime esamini, collaborando tra di loro a cavare gli occhi alle proprie prede. Il padre di Adriana non poteva sapere di quel connubio criminale affaristico tra i Costanzo, siciliani e i de Stefano, calabresi. L’atto dinamitardo procurò un tale fragore da far pensare a un terremoto che spazzò in un momento i sogni di un uomo e della sua famiglia.

Le famiglie dei morti per mafia pagano sempre, specie quando lo Stato è sordo alla loro richiesta di giustizia. Una giustizia negata come è stata per Adriana che, costituitasi nel procedimento come parte civile dopo otto anni, vide archiviare l’indagine per mancanza d’indizi pur avendo fatto lei nomi e cognomi, pur avendo denunciato gli intrecci tra politica e gruppi affaristici criminali.

La Musella sente ancora oggi la scudisciata infertale quando un magistrato le intimò di lasciar perdere e di starsene a casa e pensare ai suoi figli. Ma Adriana, come tutte le donne che non sopportano l’ingiustizia e che con caparbietà lottano fino in fondo per la ricerca della verità, non si arrende, anzi capisce che l’unico modo per imporre la figura di suo padre è cominciarre a scuotere le coscienze, raccontare, rompere la cortina dell’omertà. Piantare i semi di un cambiamento nel sentimento delle giovani generazioni. Una passionaria che racconta e non tace, un tentativo di sovvertire un sistema malato che intreccia sapientemente le mire di uomini corrotti a qualsiasi livello, imprenditoriale e politico, ingenerando nel corpo sano della società un cancro in metastasi.

Gennaro è una vittima del sistema. Dire mafia è generalizzare il problema, non è aprire il corpo malato per capire come deve essere isolato il male. Falcone sosteneva che la mafia è un fenomeno umano destinato a non durare in eterno.

Il peregrinare della Musella per porre un argine alla strategia criminale, i suoi effetti li ha sortiti. La nascita di associazioni nel frattempo costituitesi hanno reso meno soli gli uomini e le donne stanche di tacere e sopportare le angherie nel silenzio omertoso. Ha ridato speranza, come quella Gerbera Gialla, venuta alla luce per simboleggiare quanto arduo sia il cammino per ripristinare un minimo di legalità.

Ancora oggi la volontà di una donna del sud con un'azione incisiva fa rivivere un uomo che amava la sua famiglia, la Bagnara degli uomini onesti e lo restituisce alla collettività attraverso la sua storia.

Fino a quando uomini come Musella, Falcone, Borsellino saranno strappati al silenzio e all'oblio, continueranno a vivere, a rinascere come la Gerbera Gialla e seminare speranza nella terra della coscienza che vuol produrre i suoi frutti.

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