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Festeggiamenti mariani: a Crotone va di moda l’inchino

Tra turbolenze atmosferiche e incertezze amministrative, i momenti laici della Festa religiosa che si pretenderebbe candidare a patrimonio dell’umanità, tardano a rivelare la propria consistenza e con essa a dare i propri frutti e ripagare sacrifici e investimenti di chi li anima. 

Dopo quattro giorni di pioggia; con un cielo che lascia trapelare a malapena la luce del sole tra le dense nubi, arriva l’invito ufficiale, da parte del governo cittadino, a che le giostre pratichino prezzi accessibili per accedere alle attrazioni. E lo fa con siffatte parole

“L’Amministrazione Comunale dunque invita gli operatori delle giostre, proprio considerando il momento particolarmente difficile che si vive dal punto di vista economico, a praticare prezzi accessibili per le loro attrazioni nei giorni della Fiera.”. Nel relativo comunicato si afferma altresì che l’Ente non dispone di biglietti omaggio; un modo come un altro nel tentativo di scongiurare e prevenire l’assalto dei “portoghesi” che puntualmente si verifica ogni anno dinanzi le porte del palazzo comunale. E questo mentre si registrano defezioni e rinunce da parte di alcuni mercanti in fiera, quelli più scoraggiati dal volume degli affari rispetto alle aspettative, nonché dalle gravi lacune organizzative a fronte dell’esborso affrontato.

Questo mentre in piazza Pitagora la voce stridula di Pulcinella, a causa della pioggia stavolta (dopo il rogo di accoglienza appena ritornato a Crotone), non riecheggia da giorni ed i bambini scalpitano bramosi di andare ad assistere alle rocambolesche avventure del popolo dei burattini. Anche per loro, per i burattinai, la tournee di quest’anno non era cominciata nel migliore dei modi e, alla stato dei fatti, non è proseguita meglio, al punto che Pulcinella vorrebbe spaccarsi il suo di “provolone” e da non riuscire a distinguere quale sia il più terribile e temibile dei mefistofelici personaggi che compaiono puntualmente nelle vicende portate in scena.

Perché quei personaggi sembrano angeli se guardati in controluce alla disarmante realtà crotonese che rivela, tanto più nei giorni di festa e tanto più se solenni, le proprie miserie e nudità morali, ancorché economiche e sociali. E viene giù la pioggia che fa apparire Crotone come avvolta in una lunga e interminabile umida notte, degna di un famoso film di Ridley Scott, laddove nessuno può accorgersi delle lacrime versate perché con quella pioggia si confondono. Adesso è toccato a giostrai e mercanti in fiera rimetterci le penne; perché bisogna riuscire a immaginare quanta fatica richiedano quei mestieri, la mole di sacrifici che essi affrontano; le rinunce cui bisogna abituarsi vivendo come nomadi inseguendo sagre e feste paesane.

Una maledizione sembra essere calata sulla città dei tre millenni; la temutissima e terribile maledizione di Pitagora. Però la fiera ha aperto i battenti, con “solo quattro ore di ritardo rispetto al previsto” poiché la nuova unità di misura delle giornate è stata rideterminata a Crotone in due ore, rispetto alla ventiquattro canoniche. La location è stata definita eccellente e sicura, ma fa venire la pelle d’oca il solo pensare a quella banchina del porto, teatro di tantissime tragedie verificatesi nel corso degli anni: dalla strage compiuta dalla nave che aveva dimenticato di levare la cima dalla bitta, sino al suicidio della coppia di anziani. Senza contare le drammatiche scene di esodo di cui quell’angolo del porto crotonese è stato testimone. Ma, alla fine della giostra, è proprio il caso di dirlo, nell’organizzazione dei momenti laici dei festeggiamenti in onore della Madonna di Capocolonna molti avranno perso; pochi avranno guadagnato (e portato a Catanzaro). La Madonna di Capocolonna, fatta inchinare quest’anno al potere temporale, non partecipava alla festa, pur essendo Lei la festeggiata, ma il trionfo non può che appartenere a Lei soltanto.

 

Antonella Policastrese 

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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