Lo stile non è altro che l’ordine e il movimento che si mette nei propri pensieri
L’idea che i criminali di guerra, quelli che ledono il diritto alla sopravvivenza (alla vita) di milioni di esseri umani siano finalmente puniti, ci fa nutrire più fiducia nel futuro di questo mondo.
La buona notizia è che trentasei paesi e l’Unione europea si impegnano ad aderire al tribunale speciale per l’Ucraina. Un ampio sostegno è stato dato a un accordo del Consiglio d’Europa, durante la riunione annuale dei ministri degli Affari esteri del Consiglio.
Un tribunale speciale simile a quello di Norimberga non solo costringerà la Russia a spiegare le proprie responsabilità, ma dimostrerà anche quanto sia fondamentale rispettare il diritto internazionale.
“Questi Stati hanno compiuto un passo decisivo verso l’effettiva istituzione del Tribunale speciale e il riconoscimento delle responsabilità dell’aggressione contro l’Ucraina. Il Tribunale speciale rappresenta la giustizia e la speranza. Ora occorre dare seguito a questo impegno politico garantendo il funzionamento e il finanziamento del Tribunale. Il momento in cui la Russia dovrà rispondere della sua aggressione si avvicina.
Considerando l’effetto domino che decisioni di questa portata possono avere, la speranza è che vengano puniti anche altri crimini, come quelli che compie da anni Israele.
L’istituzione di un tribunale speciale per i crimini in Ucraina ci dice che non ci sarà mai più alcun nascondiglio per i colpevoli di atrocità di guerra e dell’inutile distruzione di vite civili.
L’inchiesta prenderà di mira coloro che fanno parte della cerchia ristretta del presidente – generali, burocrati e funzionari – che hanno pianificato l’aggressione russa in Ucraina. La giustizia potrebbe essere stata ritardata per i quattro anni trascorsi dall’invasione dell’Ucraina, ma ora non può più essere negata. E ora la macchina da guerra russa deve spiegare la propria colpevolezza per la prima guerra iniziata da una grande potenza in Europa dal 1945, e la propria responsabilità, secondo le stime del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (CSIS), per la morte di circa 100.000 soldati ucraini.
Solo nell’aprile del 2026, oltre 1.600 civili ucraini sono stati uccisi o mutilati.
Il ministro degli Esteri ucraino, Andrii Sybiha , ha dichiarato: “Le fondamenta morali dell’Europa e del mondo saranno ripristinate solo quando il crimine di aggressione contro l’Ucraina sarà punito. Non è una questione del passato, ma del futuro. Si tratta di ristabilire uno spazio comune di verità, giustizia e fiducia”.
“Il Comitato dei Ministri ha chiarito che una pace giusta e duratura per l’Ucraina deve basarsi sulla responsabilità. Il Comitato prosegue, con determinazione, il suo lavoro per la creazione di un’architettura di responsabilità globale per la guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina. Per garantire la più ampia legittimità possibile al Tribunale Speciale, è importante che anche altri Stati aderiscano all’accordo parziale allargato”, ha dichiarato Mihai Popşoi , Vice Primo Ministro e Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Moldova, che attualmente detiene la Presidenza del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa .
“I responsabili dei terribili crimini contro l’Ucraina devono essere chiamati a risponderne. Non accadrà dall’oggi al domani, ma ciò non ci impedisce di fare tutto il possibile. Lo facciamo ospitando all’Aia la fase iniziale del Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina”, ha dichiarato Tom Berendsen , ministro degli Affari esteri dei Paesi Bassi.
I ministri hanno inoltre accolto con favore l’ampio sostegno degli Stati alla Convenzione che istituisce una commissione internazionale per i reclami relativi all’Ucraina e hanno auspicato ulteriori adesioni al fine di garantire la rapida creazione di un meccanismo di risarcimento.
La Commissione internazionale per i reclami è la seconda parte di un meccanismo di risarcimento globale relativo alla guerra di aggressione della Russia, che si baserà sul Registro dei danni per l’Ucraina. Il Registro dei danni, istituito nel 2023, raccoglie e registra le richieste di risarcimento presentate da individui, organizzazioni ed enti pubblici in Ucraina.
Dimostrare i crimini
Sebbene il crimine di aggressione si applichi a tutti coloro che pianificano, iniziano, influenzano o plasmano una guerra, è comunque necessario un livello di prova estremamente elevato per dimostrare la colpevolezza dell’individuo sotto processo. Il tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina, istituito nell’ambito del Consiglio d’Europa, sta attualmente adottando il proprio regolamento di procedura ed eleggendo giudici e pubblici ministeri esperti, i quali esamineranno attentamente i bombardamenti di obiettivi civili e l’uccisione indiscriminata di innocenti.
La Corte penale internazionale (CPI) ha già emesso mandati di arresto per Putin e Maria Lvova-Belova, commissaria russa per i diritti dei minori, per il loro ruolo nelle deportazioni illegali di migliaia di bambini dalle aree occupate dell’Ucraina verso la Russia.
I giudici hanno inoltre emesso mandati di arresto per l’ex ministro della Difesa Sergei Shoigu e per Valery Gerasimov, capo di stato maggiore delle forze armate russe, che ha orchestrato il bombardamento delle infrastrutture ucraine, lasciando città devastate e milioni di persone senza elettricità.
Perseguire la cricca del Cremlino in questo modo rientra pienamente nella missione del Consiglio d’ Europa , fondato all’indomani della seconda guerra mondiale, quando gran parte del continente era in rovina. Il suo obiettivo di difendere lo stato di diritto e i diritti umani lo rende il soggetto ideale per avviare questo processo criminale. Ma, cosa ancora più importante, il suo sostegno a tale processo invia un messaggio inequivocabile: un sistema basato sulle regole rimane la via migliore per creare un mondo più stabile e pacifico.
Quando un tribunale per tutti i criminali di guerra?
Si attende ora un tribunale per punire i crimini di altri potenti, che per appropriarsi di risorse e potere massacrano civili e bambini. Singolare è stato l’incontro del presidente cinese e Putin. I due leader hanno “criticato” i modi di prendersi altri paesi (con risorse) dell’altro leader oltreoceano, con problemi di senilità.
Accanto a numerosi paesi che condannano i crimini di guerra e l’operato malvagio di leader sull’orlo di una crisi di nervi, esiste anche una battaglia tra malvagi. Magra consolazione, ma anche speranza per un mondo libero da ingiustizie.
Fonti: TheGuardian, Council of Europe
Gli italiani chiedono al Governo sanzioni per Israele. In pochi giorni sono state raccolte 30.309 di 35.000 firme. La piattaforma dove poter firmare on line è piattaforma ‘Io scelgo’ per chiedere a Palazzo Chigi di rimuovere il veto alle sanzioni contro Israele, senza limitarsi a quelle individuali, come chiesto per Ben Gvir.
Come si legge su IlfattoQuotidiano – La petizione del Fatto Quotidiano, che chiede “al governo italiano e di ritirare il veto alle sanzioni europee contro Israele e di non limitarsi a quelle individuali – e di comodo – nei confronti del solo ministro Ben Gvir“, ha già raccolto l’adesione di migliaia di lettori.
Nelle ore in cui gli attivisti italiani della Flotilla stavano facendo rientro e raccontando gli abusi subiti – e tra loro c’era anche il nostro inviato Alessandro Mantovani – il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha infatti proposto sanzioni europee contro il ministro israeliano della sicurezza nazionale, che ha “superato la linea rossa” con “inaccettabili atti compiuti contro la Flotilla, prelevando gli attivisti in acque internazionali e sottoponendoli a vessazioni e umiliazioni, violando i più elementari diritti umani”, come si vede nel video che ha fatto il giro del mondo e suscitato l’indignazione internazionale.
A Ben Gvir, peraltro, la Francia ha vietato l’ingresso sul proprio territorio.
Sulla piattaforma la richiesta formale al Governo italiano:
Alla presidente del Consiglio, onorevole Giorgia Meloni, a tutti componenti del governo italiano
Dopo il rapimento in acque internazionali e le violenze documentate ai danni dei componenti della Flotilla, dopo le ripetute violazioni del diritto internazionale con i raid a Gaza e in Cisgiordania costati la vita a decine di migliaia di palestinesi e dopo la guerra criminale contro l’Iran e gli attacchi a Libano, Siria, Qatar e Yemen, chiediamo al governo italiano e di ritirare il veto alle sanzioni europee contro Israele e di non limitarsi a quelle individuali – e di comodo – nei confronti del solo ministro Ben Gvir.
Per firmare la petizione basta cliccare su Ioscelgo
Sanzioni a Israele, basta scuse: il governo Meloni tolga il veto.
Intanto Israele è tornato ad uccidere. I raid israeliani hanno colpito il sud del Libano, in particolare le cittadine di Shahabiya e al-Rafid.A Gaza si continua a morire.
L’indignazione dura poco
Molti esponenti politici hanno espresso indignazione per il comportamento di Ben-Gvir, che altro non è che normalità. Oggi invece, davanti all’orrore che riprende (si è mai fermato?) nessuno parla e tutto tace.
Allora la petizione del FattoQuotidiano ha un senso, per restituire la parola agli italiani. Fino a questo momento, la petizione è stata firmata da oltre 30.000 cittadini. L’obiettivo è 35.000.
Il tema della salute mentale è diventata un’emergenza, nonostante ciò resta marginale nei dibattiti pubblici, e soprattutto nella politica. Il caso Salim El Koudri e la strage di Modena sono solo la punta di un iceberg.
Al di là delle strumentalizzazioni Salim El Koudri, cittadino italiano, incensurato, risultato negativo ai test di droga e alcol, aveva un problema di squilibrio psichico. Questo fenomeno, purtroppo è dilagante in Italia, soprattutto tra i giovani per diverse ragioni: povertà, difficoltà a trovare lavoro, dipendenze e altro.
In Italia il problema della salute mentale non si affronta. Anzi, si sottraggono risorse al Sistema Sanitario Nazionale. Bisogna individuare bene la questione per poterla risolvere. E la questione non è l’origine di chi per svariati motivi, esce fuori di testa. Se si continua a ricercare fuffa, si rischia di insabbiare i problemi veri e di conseguenza le vere soluzioni al problema.
Salim El Koudri dal 2022 al 2024 è stato in cura in un centro di salute mentale. Dai primi dati sembrerebbe che il giovane sia affetto da disturbi della personalità e personalità schizoide. Si tratta di una condizione caratterizzata da disinteresse e apatia nelle relazioni sociali e da una grande freddezza emotiva. Altre caratteristiche sono l’isolamento, l’indifferenza, il distacco sociale.
Il ragazzo di 31 anni è laureato in Economia e come milioni di giovani ha avuto difficoltà a trovare lavoro. Non è una giustificazione, ma un elemento.
Il disturbo mentale non è una colpa, ma una malattia ed è così che va considerata e vanno create le condizioni per la cura e il supporto alle famiglie. Le prime parole del giovane alle forze dell’ordine sono state: “Sono confuso, non parlo”.
Meta potrebbe prevenire le truffe, invece studia algoritmi per creare dipendenza dai social, specie negli adolescenti.
Successivamente Meta ha cancellato i suoi post. E Meta, come i suoi tempisti e le sue responsabilità potrebbero essere oggetto di un’enciclopedia. A seguito di una perquisizione nell’abitazione dove vive con i genitori, a Ravarino gli agenti della Digos, della mobile e dell’antiterrorismo hanno sequestrato i telefoni cellulari e il pc in uso al 31enne che, a quanto pare, trascorreva la maggior parte del tempo attaccato ai dispositivi.
Cosa scriveva Salim El Koudri sui suoi social?
“Vorrei poter capire la grammatica delle persone come capisco le lettere della lingua araba.”
La salute mentale in Italia è un problema
La prevenzione sui disturbi mentali in Italia è scarsa, sono scarse le strutture, scarse le risorse, i metodi, l’approccio quasi inesistente. Da anni, molte famiglie sono lasciate sole a gestire familiari con disturbi psichiatrici, senza poter essere sostenuti in modo adeguato. Secondi i dati del Ministero della salute, sono circa 846.000 le persone che nel 2024 si sono rivolte all’assistenza specialistica psichiatrica.
Nel rapporto annuale del Ministero della salute si legge: Gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici nel corso del 2024 ammontano a 845.516 unità (mancano i dati della Regione Abruzzo e i dati del Molise sono incompleti), con tassi standardizzati che vanno da 119,1 per 10.000 abitanti adulti delle Marche fino a 447,2 della Liguria (valore totale Italia 171,9).
Le patologie: I tassi degli utenti trattati per gruppo diagnostico evidenziano importanti differenze legate al genere. I tassi relativi ai disturbi schizofrenici, ai disturbi da abuso di sostanze e al ritardo mentale sono maggiori nel sesso maschile rispetto a quello femminile, mentre l’opposto avviene per i disturbi affettivi, nevrotici e depressivi. In particolare per la depressione il tasso degli utenti
di sesso femminile è quasi doppio rispetto a quello del sesso maschile (27,0 per 10.000 abitanti nei maschi e 46,5 per 10.000 abitanti nelle femmine).
Le prestazioni erogate nel 2024 dai servizi territoriali ammontano a 10.061.000 con una media di 13,6 prestazioni per utente. Complessivamente l’81,7% degli interventi è effettuato in sede, l’8,3% a domicilio e il resto in una sede esterna. Gli operatori prevalenti sono rappresentati da medici (28,9%) ed infermieri (44,1%). Il 33,9% degli interventi è rappresentato da attività
infermieristica a domicilio e nel territorio, il 25,4% da attività psichiatrica, il 10,7% da attività di riabilitazione e risocializzazione territoriale, il 6,8% da attività di coordinamento, il 4,2% da attività di supporto alla vita quotidiana, il 7,4% da attività psicologica-psicoterapica. La quota restante riguarda attività rivolta alla famiglia e attività di supporto.
Nel 2024 il numero complessivo di accessi al Pronto Soccorso per patologie psichiatriche ammonta a 636.113 che sostituiscono il 3,3% del numero totale di accessi al pronto soccorso a livello nazionale (n = 19.570.802). Il 12,1% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita in ricovero, di cui più della metà sono accolti nel reparto di psichiatria. Inoltre il 36,2% degli accessi per problemi psichiatrici registra una diagnosi di Sindromi nevrotiche e somatoformi. Il 75,0% del totale degli accessi in Pronto Soccorso per problemi psichiatrici esita a domicilio.
Il personale qualificato
La dotazione complessiva del personale all’interno delle unità operative psichiatriche pubbliche, nel 2024, risulta pari a 33.142 unità. Di queste il 14,5% è rappresentato da medici (psichiatri e con altra specializzazione), il 7,0% da psicologi; il personale infermieristico rappresenta la figura professionale maggiormente rappresentata (37,0%), seguita dagli OTA/OSS con l’11,4%, dagli educatori professionali e tecnici della riabilitazione psichiatrica pari all’ 8,2% e dagli assistenti sociali con il 3,5%. Il personale part time rappresenta il 5,1% del totale del personale dipendente e il 4,0% del totale del personale ha un rapporto di lavoro a convenzione con il DSM.
Le strutture
Nel 2024 il sistema informativo salute mentale ha rilevato dati di attività di 1.236 servizi territoriali, 1.962 strutture residenziali e 800 strutture semiresidenziali che si riferiscono a circa il 93% dei DSM. Nel 2024 il numero dei SPDC attivi è pari a 307 con complessivi 3.762 posti letto per ricoveri ordinari e 298 posti letto per ricoveri in day hospital; le strutture ospedaliere in
convenzione che erogano attività di assistenza psichiatrica sono pari a 19 con un totale di posti letto per degenza ordinaria pari a 543 e a 13 per day hospital. Per il totale Italia, l’offerta per i posti letto in degenza ordinaria è di 9,2 ogni 100.000 abitanti maggiorenni.
Il Ministero della salute, in accordo con le Regioni, ha inoltre predisposto una tabella tesa a sintetizzare i singoli interventi per tipologie di attività

Sembra che le soluzioni o almeno le proposte arrivino dall’Europa. Circa due anno fa Il Parlamento europeo chiedeva una strategia europea a lungo termine sulla salute mentale per migliorare l’accesso ai servizi di cura nell’Unione, in particolare per i gruppi vulnerabili, e per aumentare sensibilizzazione e comunicazione in modo da combattere lo stigma.
Connessione tra povertà e disturbi mentali
La povertà provoca disturbi mentali. Uno studio Unimore pubblicato su Nature Human Behaviour dimostra una relazione causale bidirezionale. A tale conclusione sono giunti alcuni Ricercatori e Ricercatrici dell’Università di Modena e Reggio Emilia e dell’USL IRCCS di Reggio Emilia, in team i colleghi dell’Amsterdam UMC, della London School of Economics e dell’Università di Edimburgo.
Lo studio, pubblicato su Nature Human Behaviour, dimostra che, sebbene alcuni disturbi mentali possano ostacolare la stabilità finanziaria, la povertà è uno dei fattori causali che portano a problemi di salute mentale.
Lo studio, affermano i ricercatori Unimore, è importante perché dimostra che la povertà causa disturbi mentali oltre ad essere notoriamente prodotto di disuguaglianze, mettendo a rischio dignità e altri diritti umani fondamentali.
In primo luogo, è stata determinata una misura della povertà basata su reddito familiare, reddito da lavoro e deprivazione sociale. I ricercatori hanno poi utilizzato le informazioni genetiche dei partecipanti impiegando una tecnica specifica chiamata randomizzazione mendeliana per districare la relazione. La randomizzazione mendeliana è un metodo che permette di determinare l’influenza dei fattori di rischio su una malattia, misurando la variazione genetica associata a determinati tratti.
“Siamo riusciti a catturare aspetti della povertà condivisi tra l’individuo, il nucleo familiare e il contesto territoriale. Questo ci ha permesso di identificare con maggiore precisione gli effetti causali della povertà sulla malattia mentale,” spiega David Hill, genetista statistico presso l’Università di Edimburgo.
I risultati di questa ricerca sono di grande rilevanza per le politiche pubbliche e l’approccio sia alla povertà che alla salute mentale. Riconoscendo l’influenza reciproca tra povertà e salute mentale, i responsabili delle politiche possono sviluppare interventi più efficaci per spezzare il ciclo della povertà e dei problemi di salute mentale.
“I nostri risultati suggeriscono che la riduzione delle disuguaglianze potrebbe portare a significativi miglioramenti nella salute mentale della comunità. I meccanismi con cui la povertà influenza lo sviluppo di malattia mentale non sono ancora del tutto noti. Nella nostra ricerca abbiamo scoperto che parte di questi effetti sono mediati dalle abilità cognitive, individuando nel miglioramento dell’accesso e della qualità dell’istruzione un altro possibile target per interventi mirati a ridurre le disuguaglianze socio-economiche e migliorare la salute mentale” – aggiunge Mattia Marchi, psichiatra presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.
Conclusioni
Ricapitolando: Cosa possono fare i governi per prevenire i disturbi mentali e le conseguenze, che potrebbero impattare sulla collettività? Potrebbero agire sicuramente sul reddito, con la famosa ridistribuzione del reddito, creando le condizioni per combattere la disoccupazione, creando centri di salute mentale più efficienti, indirizzando più risorse sia economiche sia professionali verso la prevenzione disturbi mentali. Infine, aiuti concreti alle famiglie, attraverso percorsi mirati, cure presso strutture specializzate e così via.
Fare politica vuol dire gestire e risolvere problemi, non significa alimentare l’odio, individuare problemi non reali, spostare il focus su pregiudizi e razzismo. I governi incapaci fanno questo: non individuano il problema vero, che è la mancanza di risorse e una gestione fallimentare in termini economici/occupazione/reddito e assistenziale. Per alcuni politici, il tema è l’origine geografica di chi soffre di disturbi mentali. Ancora una volta falsi problemi, ancora una volta l’etnia e la malattia vista come colpa.
Fonti: Ufficio Stampa Unimore, Ministero della salute
Continua la rassegna, promossa e finanziata dal Comune di Napoli, inclusa nel macro progetto “Il Maggio dei Monumenti 2026” e organizzata dalla Fondazione Il Canto di Virgilio.
Prossimamente in scena “Nico e il suo Re”, spettacolo di teatro e danza di Rosario Diana e il concerto esclusivo di Fabrizio Bosso & Bebo Ferra
Venerdì 15 maggio, ore 20:30 presso la sede della Fondazione Il Canto di Virgilio (via S. Chiara 10/c)
Nico e il suo Re – Spettacolo di teatro e danza di Rosario DianaCon Cecilia Lupoli (attrice), Arianna Montella (danzatrice); scenografia di Arianna Acanfora e Simona La Monica (con la supervisione di Nera Prota e Gennaro Vallifuoco); disegni di Gennaro Vallifuoco.
Lo spettacolo si ispira liberamente alla leggenda di Colapesce e vuole esortare al rispetto per il mare. Nico è un adolescente abilissimo nel nuoto che, per effetto di un’improvvisa metamorfosi, sviluppa con gioia pinne e coda da delfino. Il suo Re, in preda all’avidità, gli chiede di saccheggiare le ricchezze marine, ma il ragazzo-delfino, dapprima condiscendente, poi si ribella al monarca, convincendolo ad aver cura del mare e a dismettere ogni intento predatorio nei suoi confronti. Un racconto di formazione ecologica che unisce danza, parola e immagine.
Sabato 16 maggio, ore 20:30presso la sede della Fondazione Il Canto di Virgilio (via S. Chiara 10/c)
Concerto di Fabrizio Bosso & Bebo Ferra
Il concerto dei due virtuosi – Fabrizio Bosso alla tromba e Bebo Ferra alla chitarra – si dispiega come un dialogo musicale libero e intenso, fatto di flussi, onde, sospensioni e ritorni. Tromba e chitarra si rincorrono e si sfiorano in una trama sonora mobile e avvolgente, attraversata da poesia, energia e creatività. Tra brani originali, standard e aperture verso altri orizzonti sonori, i due artisti danno vita a un paesaggio di sfumature cangianti, attraversato da echi liquidi e da un movimento continuo. Un’esperienza di ascolto che restituisce musicalmente la fluidità dell’acqua. Il lungo weekend targato Fondazione Il Canto di Virgilio, con la direzione artistica di Carlo Faiello, prevede anche mostre e i laboratori culturali:
LABORATORIO
“Acqua, città, memoria” – Laboratorio di lettura storica del paesaggio urbano a cura di Pamela Palomba, storica dell’arte.
Sede: Fondazione Il Canto di Virgilio (Via Santa Chiara, 10/c – Napoli)
Giorni e orari: Mercoledì 13 maggio, ore 18:00 – Leggere la città attraverso l’acquaGiovedì 14 maggio, ore 18:00 – Tracce, segni, permanenze Venerdì 15 maggio, ore 18:00 – Raccontare la città: acqua e memoria urbana
Max 60 partecipanti (prenotazione consigliata)
Acqua, città, memoria è un laboratorio culturale che offre strumenti per leggere il paesaggio urbano attraverso il ruolo dell’acqua nella formazione, nella stratificazione e nella memoria della città. Condotto dalla storica dell’arte Pamela Palomba, il percorso intreccia narrazione, fonti storiche e materiali iconografici, accompagnando i partecipanti in un’esperienza condivisa di interpretazione, accessibile e partecipata, tra storia urbana e memoria dei luoghi. Ideale per cittadini, studenti, insegnanti e operatori culturali.
MOSTRA DI SCIENCE-ART
“Esiste ancora un domani?” di Marina Iorio
A cura di Raffaele Loffredo, critico di arte contemporanea.
Presentazione a cura di Giuseppe Gaeta, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Napoli.
Sede: Fondazione Il Canto di Virgilio (Via Santa Chiara, 10/c – Napoli)
Date e orari di visita: fino al 22 maggio 2026, tutti i giorni (feriali e festivi), dalle 10:00 alle 18:00.
“Esiste ancora un domani?” è l’ultimo progetto di science-art di Marina Iorio, che riflette sul rapporto tra l’uomo e il mare, organismo vivo, fragile e indispensabile.
Le sei opere esposte nascono dall’elaborazione di dati Multibeam Echosounder (sondatore acustico multifascio), tradotti in immagini attraverso stampa professionale a inchiostro e interventi pittorici su Dibond. In dialogo con pannelli divulgativi, il percorso unisce arte e scienza e invita a interrogarsi sul futuro dell’ambiente marino, trasformando dati scientifici in visioni estetiche di grande impatto emotivo.
INFORMAZIONI UTILI
Tutti gli eventi si svolgono presso la Fondazione Il Canto di Virgilio (Via Santa Chiara, 10/c – Napoli), salvo diversa indicazione per i punti di partenza degli itinerari.
info: [email protected]
Fonte: Comunicato Stampa Fondazione il Canto di Virgilio


L’analisi di Devi Sridhar ( professoressa titolare della cattedra di salute pubblica globale presso l’Università di Edimburgo) su The Guardian offre una lettura critica e lungimirante sui rischi dell’hantavirus.
Hantivirus: la malattia di cui avresti preferito non aver mai sentito parlare, mentre ti tornano in mente le immagini della pandemia di Covid. Ho visto un sacco di notizie allarmistiche e alcune interpretazioni bizzarre sui social media, quindi immagino che molte persone siano confuse su cosa stia succedendo.
Innanzitutto, questa non è la pandemia di Covid – solo che c’era il Covid. I precedenti focolai di hantavirus sono stati contenuti (anche se nessuno si è verificato su una nave da crociera). Quindi, per ora, il rischio per la popolazione generale è basso: io e i miei colleghi continuiamo a lavorare normalmente e monitoriamo l’eventuale comparsa di nuove infezioni al di fuori del gruppo originario della nave da crociera . Queste nuove infezioni rappresenterebbero il punto di svolta cruciale per determinare se assisteremo a un’ulteriore diffusione e a un aumento del rischio per la salute pubblica, oppure se saremo giunti alla fine di questo focolaio.
Hantavirus già conosciuto nel mondo
La prima cosa da sapere è che i casi di hantavirus si verificano continuamente in tutto il mondo. Semplicemente non se ne sente parlare. Anzi, probabilmente non avete sentito parlare dell’epidemia di hantavirus del ceppo Andes del 2018 in Argentina, con 34 casi confermati e 11 decessi.
Ciò che rende l’attuale focolaio unico – e degno di nota – è il fatto che si sia verificato su una nave da crociera con circa 150 persone di 23 nazionalità diverse. Le navi da crociera sono notoriamente note per la difficoltà nel controllo delle epidemie, date le condizioni di vita ravvicinate, le frequenti soste in vari porti, la natura cosmopolita dei passeggeri e la difficoltà di gestire una risposta di sanità pubblica a bordo una volta rilevato un virus.
Bisogna tenere tutti a bordo della nave, con il rischio che altre persone vengano contagiate e si ammalino? Oppure bisogna far sbarcare i passeggeri, rischiando la diffusione del virus nei rispettivi paesi d’origine? In questo caso, diversi passeggeri sono sbarcati prima che venisse rilevato il focolaio e sono rientrati a casa con voli di linea, il che significa che la potenziale esposizione al virus è già più ampia. Lo sapremo con certezza solo nelle prossime settimane.
Quando si parlò per la prima volta dell’hantavirus, gli esperti di sanità pubblica speravano che si trattasse di un ceppo diverso dal ceppo Andes, che può trasmettersi da persona a persona e che in passato ha causato eventi di superdiffusione. A ciò si aggiunge il fatto che ha un periodo di incubazione da una a otto settimane, il che significa che anche se una persona risulta negativa al test oggi, non significa che non sia infetta. Potrebbe comunque manifestare sintomi ed essere contagiosa in seguito.
Inoltre, non disponiamo di un vaccino approvato, di una terapia specifica o di un test diagnostico rapido utilizzabile contro questo ceppo. Ciò significa che dobbiamo affidarci alle tradizionali misure di salute pubblica, come l’isolamento e la quarantena, le mascherine N95 e l’interruzione delle catene di contagio.
Hantavirus, cosa va monitorato?
Tra pochi giorni sapremo quante altre persone sono state contagiate sulla nave da crociera, quindi aspettiamoci altri casi positivi. Entro poche settimane sapremo anche se i contatti secondari sui voli e altrove sono stati contagiati da passeggeri sbarcati prima che venisse identificato il focolaio. Finora non ne sono stati identificati, il che è una buona notizia. Ma è ancora presto per dirlo.
È fondamentale che coloro che rientrano nei loro paesi d’origine ricevano il supporto logistico, medico ed emotivo necessario per rispettare la quarantena di 42 giorni raccomandata dall’OMS e per evitare di contagiare i propri contatti stretti, come familiari e amici che potrebbero voler rivedere. Dato il lungo periodo di incubazione, ciò potrebbe significare che i casi potrebbero manifestarsi anche dopo uno o due mesi e che sarà necessario interrompere ulteriori catene di contagio. Ci troviamo inoltre in una situazione particolare, in cui dipendiamo da 23 governi diversi per gestire con successo il rientro dei propri cittadini.
Infine, la situazione è stata resa ancora più complessa dal fatto che gli Stati Uniti sono tradizionalmente all’avanguardia nell’indagine e nella risposta alle epidemie attraverso i Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Tuttavia, di recente
hanno abbandonato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e licenziato tutti gli ispettori del CDC incaricati delle crociere . Va riconosciuto all’OMS di aver assunto la guida della risposta, collaborando con il personale di bordo e con diversi governi per coordinare un intervento coerente e integrato. Tutti questi Paesi stanno dando il bentornato ai propri cittadini e dovrebbero tutti seguire un protocollo di contenimento simile.
In questo contesto, l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria ( guidata dalla Prof.ssa Susan Hopkins ) ha svolto un ruolo di primo piano, adottando, a suo merito, una risposta sensata, scientifica e proattiva nella gestione dell’epidemia. Ad esempio, ha utilizzato appartamenti indipendenti presso l’ospedale Arrowe Park di Wirral, nel Merseyside, per ospitare tutti coloro che sbarcavano dalla nave, garantendo loro un isolamento assistito con test e valutazioni mediche regolari. Anche l’ epidemia di meningite nel Kent è stata gestita efficacemente.
Anche se dovessero verificarsi altri casi, gli scienziati sono già alla ricerca di soluzioni
Si stanno accelerando gli studi sui vaccini , si stanno studiando farmaci esistenti che potrebbero essere efficaci contro l’hantavirus e si stanno testando metodi diagnostici. Sapere che alcune delle menti più brillanti del mondo sono impegnate nella ricerca di soluzioni vi aiuterà, si spera, a dormire sonni più tranquilli.
L’istituto Superiore della sanità pubblica Hantavirus, cosa sapere, aggiornato il 12 maggio 2026.
Cosa sono gli hantavirus?
Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e vengono occasionalmente trasmessi all’uomo. L’infezione nell’uomo può causare gravi malattie e spesso la morte, sebbene le patologie varino a seconda del tipo di virus e dell’area geografica. Diverse specie di orthohantavirus possono causare malattie nell’uomo, tra cui i virus Andes (ANDV) e Sin Nombre (SNV) nelle Americhe e i virus Puumala e Dobrava in Europa.
Nelle Americhe, l’infezione è nota per causare la sindrome cardiopolmonare da hantavirus (HCPS), una condizione a rapida progressione che colpisce polmoni e cuore, mentre in Europa e in Asia gli hantavirus sono noti per causare la febbre emorragica con sindrome renale (HFRS), che colpisce principalmente i reni e i vasi sanguigni. Le infezioni da hantavirus sono relativamente rare a livello globale. Nel 2025, nella Regione delle Americhe, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7%.
Nella Regione europea, nel 2023 sono state segnalate 1885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), segnando il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023. Nell’Asia orientale, in particolare in Cina e nella Repubblica di Corea, la febbre emorragica da hantavirus con sindrome renale (HFRS) continua a causare migliaia di casi ogni anno, sebbene l’incidenza sia diminuita negli ultimi decenni. Ad oggi non ci sono segnalazioni di casi umani di infezione sul territorio nazionale.
Come si trasmettono e quali sono i sintomi hantavirus?
L’infezione da Hantavirus umano si contrae principalmente attraverso il contatto con urina, feci o saliva di roditori infetti o toccando superfici contaminate. L’esposizione si verifica in genere durante attività come la pulizia di edifici infestati da roditori, sebbene possa verificarsi anche durante le normali attività in aree fortemente infestate. I casi umani sono più comunemente segnalati in ambienti rurali, come foreste, campi e fattorie, dove sono presenti roditori e le opportunità di esposizione sono maggiori.
Sebbene non comune, è stata segnalata una limitata trasmissione interumana della sindrome polmonare da ipersensibilità (HPS) in contesti comunitari che prevedono contatti stretti e prolungati. Ad oggi, la possibilità di trasmissione interumana è stata documentata esclusivamente per il virus Andes, diffuso principalmente in Argentina e Cile, che è anche quello che secondo le prime analisi ha causato il focolaio sulla nave. Infezioni secondarie tra gli operatori sono state precedentemente documentate nelle strutture sanitarie, sebbene rimangano rare.
I sintomi dell’hantavirus
La sindrome da hantavirus umano (HPS) è caratterizzata da mal di testa, vertigini, brividi, febbre, mialgia e problemi gastrointestinali, come nausea, vomito, diarrea e dolore addominale, seguiti da improvvisa difficoltà respiratoria e ipotensione. I sintomi dell’HPS si manifestano in genere da 2 a 4 settimane dopo l’esposizione iniziale al virus. Tuttavia, i sintomi possono comparire già dopo una settimana e fino a otto settimane dopo l’esposizione.
Non esiste un trattamento antivirale specifico autorizzato o un vaccino contro l’infezione, la terapia è di supporto e si concentra su un attento monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali. L’accesso precoce alla terapia intensiva, quando clinicamente indicato, migliora gli esiti, in particolare per i pazienti con sindrome cardiopolmonare.
Qual è il rischio hantavirus per la popolazione generale?
Il rischio di contagio da hantavirus originatosi da questo focolaio sulla nave da crociera per la popolazione generale dell’UE/SEE è molto basso secondo l’Ecdc. Le autorità portuali sono state allertate e invitate a utilizzare dispositivi di protezione individuale e precauzioni adeguate in caso di contatto con casi sospetti. In linea generale, “Anche qualora si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave – scrive il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie -, il virus non si trasmette facilmente, pertanto è improbabile che causi numerosi casi o un’epidemia diffusa nella comunità, a condizione che vengano applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni”. Inoltre, il serbatoio naturale dell’ANDV non è presente in Europa, quindi non si prevede l’introduzione del virus nella popolazione di roditori e una potenziale trasmissione dai roditori all’uomo in Europa”.
Cosa posso fare per proteggermi?
Prevenire l’infezione da hantavirus dipende principalmente dalla riduzione dei contatti tra persone e roditori. Nel caso del virus Andes a queste si aggiungono le normali precauzioni per limitare il rischio di contagi da malattie respiratorie, come l’giene delle mani, l’ ‘etichetta respiratoria’ (ad esempio coprendo le vie aeree quando si tossisce e si starnutisce), distanziamento fisico.
Le misure efficaci hantavirus contro i roditori includono:
– mantenere puliti gli ambienti domestici e i luoghi di lavoro, riducendo la presenza di fonti di cibo e rifugi per i roditori
– sigillare aperture, crepe e punti di accesso che possano consentire l’ingresso dei roditori negli edifici
– conservare alimenti e rifiuti in contenitori chiusi e protetti
– adottare procedure di pulizia sicure nelle aree contaminate da roditori o dai loro escrementi
– evitare di spazzare o aspirare a secco urine, feci o materiali contaminati dai roditori, per prevenire l’aerosolizzazione delle particelle virali
– inumidire preventivamente le superfici contaminate con detergenti o disinfettanti prima della pulizia
– lavare accuratamente le mani dopo attività a rischio o contatti con materiali potenzialmente contaminati
Il nostro Ministero della salute ha diffuso una Circolare ministero 11 maggio 2026
Fonte: TheGuardian – immagine generata da IA
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