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Il vulcano Stromboli: la colata lavica raggiunge la costa della Sciara del Fuoco nelle Eolie.
Il vulcano Stromboli, nelle Isole Eolie, è tornato protagonista di un’intensa attività eruttiva con una colata lavica che ha raggiunto la costa dell’isola.
L’evento si è verificato il 4 maggio 2026 quando il cratere nord del vulcano ha generato un flusso di lava lungo la Sciara del Fuoco, la ripida depressione vulcanica situata sul fianco nord-occidentale di Stromboli.
La colata lavica è stata documentata il 6 maggio 2026 dai satelliti Copernicus Sentinel-2 attraverso immagini a falsi colori che mostrano chiaramente la lava arrivata fino al mare.
Le immagini satellitari vengono utilizzate per monitorare:
Il sistema Copernicus fornisce dati fondamentali per la valutazione del rischio vulcanico e il supporto alle attività della protezione civile italiana.
Il vulcano Stromboli si trova nel Mar Tirreno a nord della Sicilia ed è uno dei vulcani più attivi del territorio italiano.
La sua attività eruttiva frequente lo rende uno dei siti vulcanici più monitorati del Mediterraneo e un importante laboratorio naturale per lo studio dei fenomeni vulcanici.
La Sciara del Fuoco rappresenta una delle aree più caratteristiche dell’isola di Stromboli ed è il principale canale naturale attraverso cui lava e materiali vulcanici raggiungono il mare durante le eruzioni.
L’area è costantemente osservata dagli enti scientifici italiani e dai sistemi europei di monitoraggio satellitare per garantire aggiornamenti rapidi sulle condizioni del vulcano.
(Fonte: Copernicus)
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La tutela del patrimonio culturale entra in una nuova era grazie al digitale. Il progetto “Preserving Assisi” rappresenta una delle iniziative più innovative in Italia per la conservazione e valorizzazione dei beni artistici, con un focus sulla Basilica di San Francesco ad Assisi. Tra tecnologie avanzate, immagini gigapixel e modelli 3D, questo progetto punta a rendere accessibile uno dei luoghi più importanti della storia e dell’arte mondiale.
Il progetto Preserving Assisi nasce con l’obiettivo di digitalizzare integralmente la Basilica di San Francesco, uno dei complessi monumentali più importanti al mondo. L’iniziativa è promossa dal Sacro Convento di Assisi insieme a Haltadefinizione, azienda del Gruppo Panini Cultura, e coinvolge istituzioni come l’Università degli Studi di Firenze.
Avviato nel 2025 e previsto fino al 2026, anno dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, il progetto mira a creare una documentazione digitale completa del sito, accessibile a studiosi, restauratori e pubblico globale.
Uno degli aspetti più innovativi di Preserving Assisi è l’utilizzo di tecnologie digitali avanzate:
Questi strumenti consentono di analizzare dettagli invisibili a occhio nudo e creare una base scientifica per futuri interventi di restauro.
Il progetto include anche:
Questo approccio rende il patrimonio culturale accessibile a chiunque, ovunque nel mondo, superando i limiti fisici della visita tradizionale.

La Basilica di San Francesco è uno dei simboli più importanti dell’Italia e dell’arte medievale. Situata ad Assisi, città patrimonio UNESCO, rappresenta un punto di riferimento spirituale e culturale globale.
Preserving Assisi si inserisce in un contesto storico significativo: dopo il terremoto del 1997, la necessità di una documentazione accurata del patrimonio è diventata evidente. Le fotografie realizzate all’epoca furono fondamentali per il restauro degli affreschi di Giotto.
Oggi, grazie alle tecnologie digitali, questa esigenza si evolve in un sistema strutturato di conservazione preventiva.
Il progetto rappresenta un modello innovativo per la conservazione del patrimonio artistico. Non si tratta solo di archiviazione digitale, ma di un vero ecosistema che integra:
Le immagini e i modelli digitali diventano strumenti fondamentali per studiosi e restauratori.
La piattaforma finale permetterà a studenti e appassionati di esplorare la Basilica in modo interattivo.
La digitalizzazione consente di preservare una “copia digitale” del patrimonio, utile in caso di danni o eventi naturali.
Preserving Assisi rappresenta una svolta nella conservazione dei beni culturali. Unendo tecnologia, ricerca e accessibilità, il progetto dimostra come il digitale possa diventare uno strumento essenziale per proteggere e valorizzare il patrimonio storico-artistico.
In un mondo sempre più connesso, iniziative come questa permettono di rendere universale la bellezza, garantendo al tempo stesso la sua conservazione per le generazioni future.
Fonte: Haltadefinizione
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Il GIS è ovunque: alla Conferenza Esri 2026 città, clima e territori vengono raccontati attraverso dati, digital twin e storytelling.
La domanda più gettonata di questa prima fase della Conferenza Esri Italia 2026 è stata: “Lo vuoi il caffé?”. Complice la primavera, le allergie, i pollini, le lunghe ore di lavoro, le ore piccole dopo la cena di gala, tutti siamo arrivati alla conferenza così: entusiasti, ma esausti.
Per fortuna c’è stata la presenza di Davide Coero Borga che ci ha tenuti vigili, portandoci alla scoperta del GIS: lo strumento per eccellenza del DOVE.
Lo slogan di quest’anno l’abbiamo visto e sentito in ogni dove (letteralmente). GIS: Integrating Everything, Everywhere.
Ma cosa significa davvero? Ci porteremo a casa più domande che risposte, ma questa è la vera magia della geografia: incuriosire. Appassionare. Coinvolgere.
E non c’è niente di meglio che coinvolgere le persone nella scoperta della scienza del dove, per capire meglio il mondo e come funziona.
La sfida più difficile del comunicare il GIS è rendere concreti i concetti che possono apparire più astratti, stimolando l’interlocutore con esempi e metafore del mondo reale. E, come per incanto, ci accorgiamo che il GIS è ovunque.
Non a caso, quando sono saliti sul palco i padroni di casa Esri, Dilma e Marco Mannucci Ratti, la risposta alla domanda di Borga su “Cos’è la Conferenza oggi?” non si è fatta attendere.
La Conferenza non appartiene più soltanto al mondo degli addetti ai lavori. Per lungo tempo è stato un evento tecnologico, ma ora si propone di allargarsi ad un pubblico più ampio. Ed è così che coinvolgendo le istituzioni, gli enti pubblici e le aziende private, la Conferenza diviene un evento culturale. E come lo fa? Raccontando storie reali.
Lo storytelling di quest’anno è stato di un livello superiore: dalle istituzioni agli istituti comprensivi, dai documentari di viaggio ai gemelli digitali delle città; nulla è stato lasciato al caso.
Uno dei temi più ricorrenti della plenaria è stato quello della resilienza urbana e della capacità delle città di affrontare crisi sempre più complesse: cambiamenti climatici, obsolescenza delle infrastrutture, consumo di suolo, eventi estremi.
Marco Casini, segretario generale dell’AUBAC (Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale), ha ricordato come “ci sia sempre un fiume nelle grandi città”, sottolineando la necessità di costruire sistemi urbani capaci di assorbire gli shock e simulare scenari futuri. In questo contesto, GIS, BIM, intelligenza artificiale e digital twin non vengono più presentati come strumenti separati, ma come parti di un unico ecosistema tecnologico.
La metafora utilizzata è stata particolarmente efficace: oggi le città hanno bisogno di strumenti diagnostici avanzati, proprio come la medicina ha bisogno di TAC e risonanze magnetiche. Le sfide urbane contemporanee, infatti, non possono più essere affrontate con strumenti tradizionali.
Digitalizzare un territorio significa poter simulare il comportamento di un fiume, prevedere i rischi, valutare l’impatto di un argine o di una cassa di espansione prima ancora che il disastro avvenga. Significa passare da una gestione emergenziale a una gestione preventiva.
Il tema è tornato anche nell’intervento di Eugenio Ceglia, direttore generale del comune di Palermo, che ha raccontato il lavoro sul nuovo piano urbanistico generale della città. Palermo, ha ricordato, utilizza ancora un impianto urbanistico nato sessant’anni fa, in un mondo completamente diverso da quello attuale.
“Il gemello digitale è l’unica speranza che abbiamo.”
Non solo uno strumento tecnologico, dunque, ma un supporto concreto alla programmazione pubblica e alla capacità decisionale delle amministrazioni.
Un altro filo rosso della giornata è stato quello dell’interoperabilità e della collaborazione tra enti.
Nel confronto tra Silvano Pecora, dirigente delle divisioni III e IV del MASE, e Alessandro Massa, Chief Technology & Innovation Officer in Leonardo, sul progetto SIM dedicato al monitoraggio ambientale, è emersa con forza una questione centrale: il valore del dato dipende dalla capacità di integrarlo, interpretarlo e condividerlo.
Le sfide non sono soltanto tecnologiche, ma anche semantiche e organizzative: raccogliere dati provenienti da migliaia di layer cartografici diversi, renderli interoperabili e trasformarli in strumenti decisionali realmente utili.
La piattaforma GIS, è stato ribadito più volte, produce valore solo quando entra a far parte di un ecosistema più ampio, capace di collegare amministrazioni, competenze e processi.
Lo stesso concetto è emerso nel racconto delle esperienze di AGEA, dove il dato geografico assume significato solo quando diventa conoscenza percepita e utilizzabile dagli utenti.
“Il dato assume valore quando diventa conoscenza”.
Dalle fotografie ad altissima risoluzione delle superfici agricole alla gestione delle reti idriche, il principio rimane lo stesso: non si tratta solo di accumulare informazioni, ma di renderle leggibili, trasparenti e operative.
Tra gli interventi più intensi della giornata, quello della climatologa Paola Mercogliano ha affrontato il tema della comunicazione climatica e della difficoltà di raccontare fenomeni complessi.
L’immagine dell’orso polare isolato sul ghiaccio, ha spiegato, è diventata una scorciatoia narrativa che spesso allontana il problema anziché renderlo vicino. Il cambiamento climatico continua a essere percepito come qualcosa di distante (nel tempo o nello spazio) mentre riguarda già oggi il territorio italiano.
“Non possiamo parlare a tutti nello stesso modo.”
Paola Mercogliano, direttrice CMCC, ha raccontato anche l’esperienza di una lezione tenuta nel carcere di Santa Maria Capua Vetere, sottolineando quanto sia necessario adattare il linguaggio ai diversi pubblici e trasformare la scienza in uno strumento concreto di comprensione e decisione.
Il punto centrale non è soltanto prevedere il clima futuro, ma capire come adattare le città: dove piantare alberi, come ripensare gli spazi urbani, quali interventi prioritari mettere in campo.
La scienza, in questo senso, non offre certezze assolute ma strumenti per ridurre gli alibi dell’inazione.
La plenaria ha mostrato anche altre dimensioni della geografia digitale: politica, sociale e culturale.
Dalle story map dedicate all’Europa e a Ventotene ai progetti partecipativi realizzati nelle aree marginali di Tor Bella Monaca, è emersa l’idea che mappare un territorio significhi anche costruire relazioni e appartenenza.
Nel panel dedicato all’Assemblea Parlamentare del Mediterraneo, il presidente Giulio Centemero ha descritto il Mediterraneo come uno spazio di cooperazione possibile anche in un mondo sempre più frammentato. Una piattaforma dove paesi spesso divisi diplomaticamente continuano comunque a dialogare.
Anche il tema dell’acqua è stato affrontato in questa prospettiva:
“Per custodire l’acqua bisogna conoscere il territorio.”
Una frase semplice che riassume bene l’intera giornata: senza conoscenza geografica, senza dati territoriali affidabili e condivisi, non esiste pianificazione efficace.
Tra digital twin, GIS, cambiamento climatico e governance urbana, la plenaria Esri Italia ha mostrato soprattutto una direzione: integrare dati, territori, istituzioni e persone.
Più che fornire soluzioni definitive, gli interventi hanno restituito la consapevolezza che il futuro delle città e dell’ambiente dipenderà sempre di più dalla capacità di leggere la complessità senza semplificarla.
Forse è proprio questo il punto emerso con maggiore chiarezza durante la giornata: non si può proteggere, amministrare o trasformare un territorio che non si conosce davvero.
Articolo di Chiara Gasbarrone Cramaro
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Il programma spaziale della costellazione IRIDE compie un nuovo passo avanti. Con il recente lancio di altri otto satelliti Eaglet II, l’Italia rafforza la propria capacità di osservazione della Terra, consolidando una delle infrastrutture spaziali più avanzate in Europa.
Il programma IRIDE, coordinato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e sostenuto dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), continua la sua espansione con il lancio di otto nuovi satelliti della costellazione Eaglet II. Il lancio è avvenuto il 30 marzo 2026 tramite un razzo Falcon 9 dalla base di Vandenberg, segnando un traguardo fondamentale per il progetto.
Con questo nuovo dispiegamento, il numero totale di satelliti IRIDE in orbita sale a 24, accelerando il raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR italiano.
IRIDE è un sistema avanzato di osservazione della Terra progettato per raccogliere dati satellitari ad alta risoluzione. Il programma permette di monitorare:
Si tratta di una “costellazione di costellazioni”, composta da diversi gruppi di satelliti con tecnologie complementari.
Il progetto è finanziato con oltre un miliardo di euro attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e fondi nazionali, con l’obiettivo di rendere l’Italia leader nei servizi basati su dati satellitari.
I satelliti Eaglet II rappresentano una nuova generazione di minisatelliti per l’osservazione terrestre. Tra le principali caratteristiche:
Queste tecnologie consentono un monitoraggio continuo e dettagliato del territorio.
Ogni satellite pesa circa 25 kg e orbita tra i 467 e i 625 km di altitudine, offrendo immagini con risoluzione fino a circa 2 metri.
I dati raccolti dai satelliti IRIDE sono fondamentali per:
Inoltre, il sistema fornisce strumenti operativi alla Protezione Civile e alle istituzioni pubbliche.
IRIDE non è solo un progetto istituzionale: i dati satellitari saranno utilizzati anche da startup e aziende per sviluppare servizi innovativi basati su geodati.
Il programma coinvolge numerose aziende italiane del settore aerospaziale, tra cui OHB Italia, responsabile della progettazione e gestione dei satelliti Eaglet II.
Questo ecosistema industriale rafforza la competitività dell’Italia nello scenario internazionale, contribuendo allo sviluppo tecnologico e all’occupazione.
Il piano prevede il completamento del sistema con diverse costellazioni (fino a circa 68 satelliti) entro i prossimi anni, con piena operatività prevista entro il 2026-2027.
IRIDE diventerà così una delle principali infrastrutture europee per l’osservazione della Terra, con applicazioni che spaziano dalla sicurezza alla sostenibilità ambientale.
L’aggiunta di otto nuovi satelliti Eaglet II rappresenta un passo decisivo per il programma IRIDE. Grazie a tecnologie avanzate e investimenti strategici, l’Italia si posiziona come protagonista nel settore spaziale europeo, con benefici concreti per ambiente, sicurezza ed economia.
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Lo spoofing dei segnali satellitari è una minaccia crescente per trasporti, finanza e infrastrutture critiche. Con il nuovo servizio OSNMA, il sistema Galileo rafforza la sicurezza della navigazione satellitare. L’ESA ha testato Galileo vs spoofing in ambienti reali confermandone l’efficacia.
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha compiuto un passo decisivo nella protezione della navigazione satellitare con i test reali di Galileo vs spoofing, verificando l’efficacia del servizio Open Service Navigation Message Authentication (OSNMA).
In un contesto globale in cui le interferenze intenzionali ai segnali GNSS sono in aumento, la capacità di autenticare il messaggio di navigazione diventa un requisito strategico per sicurezza, resilienza e affidabilità delle infrastrutture digitali.
Il sistema Galileo, operativo dal 2016 con il suo Open Service, è oggi considerato il sistema di navigazione satellitare più preciso al mondo per uso civile. Tuttavia, la crescente sofisticazione degli attacchi di spoofing – ovvero la falsificazione del segnale satellitare per alterare posizione, velocità o tempo – ha reso necessario un ulteriore livello di protezione.
Il cuore della strategia Galileo vs spoofing è l’OSNMA (Open Service Navigation Message Authentication), un sistema che aggiunge una firma digitale crittografica al messaggio di navigazione trasmesso dai satelliti Galileo.
Questa “impronta di autenticità” consente ai ricevitori compatibili di verificare che i dati di posizionamento provengano realmente dal sistema Galileo e non siano stati manipolati da attori malevoli. A differenza delle interferenze naturali (come quelle ionosferiche), lo spoofing è un attacco deliberato e più complesso da rilevare.
L’OSNMA:
Il servizio iniziale OSNMA è stato dichiarato operativo il 24 luglio 2025 dalla Commissione Europea, con documentazione pubblicata dall’Agenzia dell’Unione europea per il programma spaziale.
Per validare il modello Galileo vs spoofing, l’ESA ha condotto test approfonditi attraverso il Galileo Second Generation System Testbed, una rete globale di stazioni sperimentali in grado di monitorare in tempo reale i segnali autenticati.
Oltre alle verifiche di laboratorio, i test più significativi si sono svolti durante la campagna norvegese Jammertest, un’iniziativa annuale che simula condizioni operative con interferenze e spoofing reali.
Durante queste prove:
I test hanno dimostrato che l’autenticazione del messaggio rappresenta una barriera concreta contro la falsificazione del segnale.
La strategia Galileo vs spoofing è particolarmente rilevante per settori ad alta criticità:
La protezione del tempo GNSS è fondamentale per reti finanziarie e telecom, dove microsecondi di errore possono generare impatti sistemici.
Il contrasto allo spoofing non si ferma all’OSNMA. ESA, Commissione Europea ed EUSPA stanno sviluppando ulteriori soluzioni:
Questi sviluppi rafforzeranno ulteriormente la resilienza del sistema, consolidando la leadership europea nel settore della navigazione satellitare sicura.
Il servizio OSNMA rappresenta la prima autenticazione del messaggio di navigazione implementata a livello globale su un sistema GNSS civile. La prima posizione autenticata risale al 2021, frutto di un percorso avviato nel 2014.
In un ecosistema digitale sempre più dipendente da dati di posizione e tempo certificati, Galileo vs spoofing costituisce un vantaggio competitivo e strategico per l’Europa, rafforzando sovranità tecnologica e sicurezza infrastrutturale.
Fonte: Agenzia Spaziale Europea (ESA)
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