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Rivers Cuomo e soci hanno perso la pazienza? Forse sì, e il risultato potrebbe essere il loro disco più feroce di sempre. I Weezer annunciano ufficialmente ‘The Gold Album’, il sedicesimo capitolo della loro carriera, in arrivo il 21 agosto via Reprise/Warner Records. E lo fanno nel modo più spiazzante possibile: un singolo malinconico, “We Might As Well Be Strangers”, che vede la partecipazione di Karly Hartzman, voce dei Wednesday.
Il brano è un lento resoconto post-rottura, dove la stessa Hartzman canta versi come: “È ancora edonismo se ti senti miserabile? / Non voglio che le tue canzoni diventino gli indizi per capire perché ti abbiamo perso”. Un pugno allo stomaco emotivo, che fa da contraltare alla furia promessa dal resto del disco.
A garantire il caos ci pensa Kenneth Blume (ex Kenny Beats), co-produttore dell’album insieme a Klas Åhlund. In una nota stampa, Blume ha dichiarato senza mezzi termini: “Volevo fare l’album più violento che i Weezer abbiano mai realizzato”. Dall’altro lato, Åhlund ha scelto un approccio più matematico, creando una tensione straniante che promette scintille.
I Weezer, intanto, tornano alle origini: Cuomo e il batterista Patrick Wilson hanno deciso di concentrarsi sulle “basi della canzone” per la prima volta dal lontano album d’esordio del 1994. ‘The Gold Album’ è anticipato anche dal brano “Shine Again”, già disponibile, prodotto sempre da Blume.
E se il disco arriverà a fine estate, il tour ‘The Gathering’ partirà il 8 settembre da Sacramento, toccando 32 tappe fino al 24 ottobre a Los Angeles, con il supporto (a date selezionate) di The Shins e Silversun Pickups. Prima di allora, la band si riscalderà con una serie di show ‘Initiation’ – tra cui un rooftop a Los Angeles, un’apparizione a un torneo di pickleball e un intimo concerto alla catena Barney’s Beanery.
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Dopo averci regalato Reset nel 2022, Noah Lennox (Panda Bear) e Pete Kember (Sonic Boom) hanno deciso di alzare ulteriormente l’asticella dell’impredicibilità. Il loro nuovo progetto, A ? of When, è stato annunciato come l’ultimo tassello di un anno ricco di iniziative parallele nel segno degli Animal Collective. Ma la vera sorpresa non sta solo nei featuring – che includono nientemeno che l’arpista Mary Lattimore e il polistrumentista Daniel O’Sullivan – bensì nella scelta di distribuzione: niente streaming, né ora né mai.
Il disco arriverà il 10 luglio esclusivamente in formato fisico (vinile, CD, cassetta?) e in download digitale diretto, bypassando con decisione le piattaforme come Spotify, Apple Music e compagnia. Ad accompagnare l’annuncio, il primo singolo, già disponibile per il download.
Ma c’è di più. In una dichiarazione dal tono volutamente “sgrammaticato” e visionario, Lennox e Kember spiegano la loro svolta anti-algoritmica:
“Going forward we’re looking to radio, live shows, listening parties, Q&A sessions & real life interactions to get back to a place we feel makes more sense. To that end, we’re asking you to join us offline, outside of social media. To meet us in the real world. IRL not URL…”
Tradotto: niente like, niente follower, niente metriche. Solo persone, stanze, vibrazioni sonore condivise. Un manifesto che profuma di utopia punk e di nostalgia per un’epoca in cui la musica si scopriva al buio di un club o su una cassetta passata di mano in mano.
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Non c’estate che si rispetti senza un’autentica scossa musicale, e quest’anno a fornirla ci pensa il Purple One, direttamente dal suo scrigno segreto. È stata infatti annunciata Timeless, una raccolta che attinge a piene mani dai celebri vault di Prince, contenente dieci registrazioni rimaste nascoste per decenni.
L’album, in uscita il 28 agosto via Legacy Recordings, è stato curato con devozione dalla PrinceEstate e copre un arco temporale che va dal 1977 al 2016, attraversando l’intera parabola creativa del genio di Minneapolis. L’operazione coincide con il decimo anniversario della scomparsa dell’artista, avvenuta il 21 aprile 2016 all’età di 57 anni per un’overdose accidentale di fentanyl.
Dopo aver anticipato il progetto ad aprile con la struggente With This Tear, diffusa proprio nel giorno dell’anniversario, ecco ora un secondo assaggio: Stone. Incisa nella primavera del 1995, porta le firme di Sandra St. Victor, Tom Hammer e Jules Van Even, ma è Prince a farne il suo territorio, con quel funk asciutto e ipnotico e la sua inconfondibile voce di falsetto che si libra su un ritornello magnetico. Un vero e proprio marchio di fabbrica del suono più puro del Purple One.
Timeless sarà disponibile in streaming, ma anche su vinile nero, vinile marmorizzato viola e CD. Una notizia che arriva nel bel mezzo della Prince Celebration Week, proclamata dal sindaco di Minneapolis Jacob Frey la prima settimana di giugno. La città si è tinta di viola lo scorso 6 giugno, mentre tra Paisley Park e il centro di Minneapolis si sono susseguiti listening session, proiezioni d’archivio e altri eventi imperdibili.
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Quando l’alt-rock si fa liquido, profondo e imprevedibile. È tempo di salpare di nuovo: i Drink The Sea, la superband che fa brillare gli occhi a chiunque abbia amato gli anni ’90 e non solo, hanno annunciato un nuovo album e un’estesa tournée tra UK ed Europa.
La band è una vero all-star team: Peter Buck (ex R.E.M.), Barrett Martin (Screaming Trees) e Alain Johannes (Eleven, Queens Of The Stone Age), insieme a Duke Garwood e Lisette Garcia. Un cocktail che mescola atmosfere psichedeliche, grunge nervoso e desert rock.
Il nuovo lavoro, intitolato con disarmante continuità ‘Drink The Sea III’, uscirà il 2 ottobre via Sunyata Records (l’etichetta di Martin). Il primo singolo verrà svelato il 31 luglio, giusto in tempo per l’estate. Di seguito potete ascoltare vecchi brani.
L’album è stato registrato in una sorta di songwriting nomade: tra l’ottobre 2025 e l’aprile 2026, la band ha approfittato delle tappe del tour per fermarsi in studi sparsi tra Olympia (Washington) , il Cile e il Brasile. Produzione affidata proprio a Martin e Johannes – garanzia di profondità e potenza.
Ma la notizia che scalderà i motori dei fan europei è il tour. Dopo una prima parte negli Stati Uniti la carovana attraversa l’oceano per arrivare in Europa. Sotto il calendario completo che terminerà in Italia.
Per chi non li avesse ancora scoperti: i Drink The Sea si sono formati alla fine del 2024 e in meno di due anni hanno già pubblicato due album omonimi, ‘Drink The Sea I’ e ‘Drink The Sea II’ , entrambi usciti nel 2025.
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Date UK/Europa (settembre-ottobre 2026):
Settembre
Ottobre
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In occasione dell’uscita nel 2024 di “Blues Blood” si era ripercorsa la carriera e la discografia di Immanuel Wilkins (si rimanda alla lettura dell’articolo per approfondimenti), uno tra i più illuminati e dotati (giovani) sassofonisti dei nostri tempi, “fiato” anche per il grande Kenny Barron; in quell’occasione si era osservato come Wilkins, con “Blues Blood”, avesse (in parte) cambiato “registro” rispetto ai dischi d’esordio. Wilkins, sempre nel 2024, prenderà anche parte al bel “Motion I” a firma Out Of/Into, lavoro che evidenziava la capacità del “collettivo” di rendere il Jazz un “classico contemporaneo”, gruppo che successivamente, nel 2025, sempre con Wilkins darà alle stampe “Motion II”
Ora, con la pubblicazione dei “Live At The Village Vanguard”, Immanuel Wilkins, con il suo “Quartet”, torna ad operare quella sana e (im)pura commistione di jazz prossima a visioni “post-bop”.
Va subito detto che allo stato “Live At The Village Vanguard” consta di tre pubblicazioni divise in Vol. 1, Vol. 2 e Vol. 3, di cui solo il volume 1 è (ad oggi) stato stampato anche in vinile, mentre i restanti due volumi sono disponibili esclusivamente in formato liquido; poiché si è acquistato il doppio LP, si procederà alla sua sola recensione.
“Live At The Village Vanguard Vol. 1” (Blue Note) cattura le registrazioni dal vivo del 15 e 16 maggio 2025 al The Village Vanguard di New York, con formazione (“Quartet”) composta da Wilkins (alto saxophone), Micah Thomas (piano), Ryoma Takenaga (bass) e Kweku Sumbry (drums).
La prima cosa che spicca è la lunga durata dei brani (uno per lato) che preannuncia quanto il quartetto restituirà in termini di improvvisazione, intensità ed estemporaneità.
Messo il primo vinile sul piatto, partono i 14:15 minuti di “Warriors” (composizione presente in versione “ridotta” su “Omega” di Wilkins del 2020), tesa, tirata e vorticosa nella sequenza di assoli di sax, pianoforte e di batteria (in cui si distingue ancora il pianoforte a “sostegno” e poi il sax).
Il secondo lato è occupato dai 10:09 minuti di “Composition II”, ballata più intima, dal bel tema “classico”, morbida delle sue “spazzole”, in cui il contrabbasso si ritaglia un suo momento lirico.
Il secondo vinile si apre con i 18:05 minuti della “carnatica” e splendida “Charanam”, omaggio ad Alice Coltrane, in cui il pianoforte evoca la celebre linea vocale definita poi dal sassofono che lentamente e progressivamente la inizia a destrutturare per poi partire in assolo; in “Charanam” tutto suona perfettamente, per quello che probabilmente è il più alto momento d’ascolto, con un ispirato Wilkins e un Thomas al pianoforte in stato di grazia: la sola “Charanam” vale il prezzo del “biglietto”. La registrazione, poi, tende con lo sfumare, come se non ci fosse una chiusura… lasciando un senso di sospensione…
Girato lato, è la volta dei 19:38 minuti di “Eternal” che scinde spazio e “tempo”; a una prima parte più nevrotica, ma al contempo orecchiabile, si contrappone un lungo ciclico e ossessivo finale ipnotico e onirico in 3/4 ad “incantare” l’orecchio.
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L'articolo Immanuel Wilkins Quartet quando il “post-bop” si fa live: “Live At The Village Vanguard” proviene da Freak Out Magazine.
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