Mensile di informazione musicale, sempre aggiornato, notizie e curiosità dal mondo musicale.
http://www.freakoutmagazine.it
L’eterno scintilla del rock torna a far tremare i soliti noti. Jack White ha ufficialmente annunciato il suo settimo album in studio, intitolato “Frozen Charlotte”, in arrivo il 10 luglio via l’immancabile Third Man Records. Un titolo, il suo, che sa di fiaba macabra e di bambole di porcellana lasciate al gelo: esattamente l’atmosfera che il detroitiano ama cucirgli attorno.
Ad anticipare il disco, un nuovo singolo dal titolo “Dollar Bill” – già disponibile – che si aggiunge ai due brani svelati due mesi fa e che troveremo nel lotto finale: la sulfurea “G.O.D. and the Broken Bones” e la dal sapore caldo quanto inquieto “Derecho Demonico”.
Chi pensa che il grande Jack si fermi in studio si sbaglia di grosso. Due le date italiane già ufficializzate, entrambe a giugno, entrambe da headliner: 19 giugno – Camaiore (Lucca) – La Prima Estate Festival; 21 giugno – Lignano Sabbiadoro (Udine) – Arena Alpe Adria
Membro della Rock and Roll Hall of Fame, chitarrista ossessivo, voce graffiante, produttore visionario: Jack White non ha bisogno di presentazioni, ma è giusto ricordare che a 24 anni di carriera solista (senza contare i White Stripes) continua a suonare come se ogni canzone fosse l’ultima.
Ad accompagnarlo, una band di ferro: Patrick Keeler (batteria), Dominic Davis (basso) e Bobby Emmett (tastiere). Reduce da un tour acclamato e senza fiato, il quintetto ha deciso di non fermarsi un istante. Invece di riposare, si è chiuso nei Third Man Studios di Nashville e ha riversato su nastro quella stessa energia brutale, selvaggia e scoppiettante che già infiammava il precedente “No Name” (2024).
“Frozen Charlotte” conta 13 brani, ognuno con un carattere e un tono distinto, ma tutti legati da un filo rosso che è puro rock and roll ad alto voltaggio, senza mai dimenticare le radici blues che hanno sempre reso Jack White così riconoscibile. Un disco che parla diretto ai veterani, ma che spalanca una porta accogliente – seppur rumorosa – anche a chi si avvicina per la prima volta al suo universo sghembo.
L’album sarà disponibile in vinile nero standard, in una edizione limitata “Ice Blue” riservata ai negozi indipendenti, e nei formati CD e cassetta.
https://www.instagram.com/officialjackwhite/
https://jackwhiteiii.com/
photo credit – David James Swanson
L'articolo Jack White, terzo singolo in attesa dell’album “Frozen Charlotte”. A breve sono due i concerti in Italia proviene da Freak Out Magazine.
Cinque anni di silenzio, poi l’esplosione. Il gruppo The Afghan Whigs è pronto a tornare a far tremare le ossa con “Soft Control”, decimo album in carriera, in arrivo il 21 agosto via Royal Cream / BMG. E sì, ci sarà anche il vinile per i collezionisti incalliti.
Il disco nasce tra polveri e miraggi: registrato tra Joshua Tree, New Orleans, Los Angeles e Cincinnati, porta con sé l’anima nomade della band e una lista di collaboratori di lusso. Tornano Patrick Keeler (ex batterista degli Whigs) e si aggiungono la violinista e cantante Petra Haden, Bo Koster dei My Morning Jacket e altri ospiti che trasformeranno ogni traccia in un cortocircuito emotivo.
Greg Dulli, però, stavolta sembra aver fatto i conti con il proprio fantasma.
“Ho lavorato duramente sulla mia pace interiore. Da giovane ero arrabbiato, e quella rabbia alimentava la mia arte, l’ambizione, la spinta. Non cambierei nulla, perché non posso. Ma quando mi sono avvicinato alla fotografia e ad altre forme d’arte, ho capito di non essere in competizione con nessuno – nemmeno con me stesso. Oggi so cosa sto facendo. C’è una sicurezza silenziosa che arriva quando sai di poterti permettere tutto questo.”
Parole che suonano quasi come una dichiarazione di maturità, ma occhio: il suono degli Whigs resta sporco, sanguigno, magnetico.
A confermarlo ci pensano i singoli già usciti – “House of I” e “Duvateen” – e l’ultimo fumo nero appena diffuso, “Jungle Roux”, sei minuti di striscio soulful e chitarre che si arrotolano su se stesse come serpenti a sonagli. Il video? Da vedere con le casse alzate e la luce spenta.
Ma non è finita. Quest’autunno gli Afghan Whigs torneranno a macinare asfalto in Nord America insieme ai Night Moves, con tappa imperdibile a Brooklyn il 10 novembre al Warsaw. I biglietti per l’intero tour apriranno venerdì 5 giugno alle 10:00 (ora locale). Ecco le date già fissate per il Vecchio Continente, che li vedrà protagonisti in estate e autunno tra Belgio, UK, Francia, Olanda e Germania.
Il caos non è mai stato così controllato. E con Dulli, lo sappiamo, è proprio lì che nasce la magia.
https://theafghanwhigs.com/
https://www.instagram.com/theafghanwhigs/
https://www.facebook.com/TheAfghanWhigsOfficial
Tour Europeo – The Afghan Whigs 2026
10 luglio – Brugge, Belgio – Cactus Festival
19 settembre – Leeds, UK – Stylus
20 settembre – Nottingham, UK – The Palais
22 settembre – Glasgow, UK – SWG3 Galvanizers
23 settembre – Manchester, UK – O2 Ritz
24 settembre – Londra, UK – O2 Shepherd’s Bush Empire
26 settembre – Brighton, UK – Chalk
27 settembre – Parigi, Francia – Trabendo
28 settembre – Amsterdam, Paesi Bassi – Paradiso
30 settembre – Colonia, Germania – Luxor
1º ottobre – Liegi, Belgio – OM
3 ottobre – Eindhoven, Paesi Bassi – (location da annunciare)
4 ottobre – Anversa, Belgio – De Roma
5 ottobre – Bruxelles, Belgio – Ancienne Belgique
L'articolo The Afghan Whigs: il “Soft Control” di Greg Dulli tra pace interiore e sporco soul proviene da Freak Out Magazine.
Un anno fa si apprezzò la collaborazione tra i Little Barrie e Malcom Catto (si rimanda all’articolo anche per approfondimenti), certificando la vittoria, con pieno merito, della loro viscerale e lisergica “Electric War”.
Ora il progetto di Barrie Cadogan (Vocals, Guitar, Bass, Percussion) dà alle stampe “Gravity Freeze” (Easy Eye Sound) senza Catto ma con (sempre) Lewis Wharton (Bass) e con Tony Coote (Drums, Percussion), confermando la naturale capacità dei Little Barrie di muoversi con maestria tra rock psichedelico, garage rock e reminiscenze blues…
Messo il vinile sul piatto, “More Bad Miles Of Road” (con Rupert Lyddon al Cimbalom) s’impone con il suo giro di basso, la sua ritmica, la sua chitarra “acida” ed è subito hit!
“It Isn’t Soul” è tanto cupa quanto profonda ballata ruvida per un secondo brano che non delude.
Se “December” (con Frida Touray e Holly Quin-Ankrah alle seconde voci) alleggerisce e ammorbidisce i toni, “Luggin’ Hurt” (ancora con Frida Touray e Holly Quin-Ankrah alle seconde voci) accelera nuovamente i giri, allunga i tempi fino a sette minuti, e con i suoi fraseggi di chitarra, in uno con basso e batteria, in stile jam session, chiude un bel Side A.
Girato lato, con “Talk It Up Like It’s Wanted” si torna a un brano di pregio, con il suo claudicante incedere blues, caratterizzato da un’esatta ritmica, da una perfetta chitarra e da una linea vocale riuscita.
“Anything You Are” fa intravedere screziature jazz blues nella sua prima ed ultima parte, cambiando nel mezzo drasticamente registro per virare verso un sanguigno rock blues.
Se “Coralisa” è martellate, serrata e coriacea, “Wire” (con Rupert Lyddon al Synth) predilige pattinare su “frequenze basse”.
Una classica e di genere “Gravity Freeze” congeda l’ascolto, nel più giusto dei modi.
https://www.littlebarrie.com/
https://www.facebook.com/littlebarrie
https://www.instagram.com/littlebarrie/
Gravity Freeze by Little Barrie
L'articolo “Gravity Freeze”: la capacità dei Little Barrie di muoversi tra rock psichedelico, garage rock e reminiscenze blues… proviene da Freak Out Magazine.
C’è chi cerca la pace interiore con un bel respiro profondo. E poi c’è il Riot Fest, che torna a insanguinare (metaforicamente, speriamo) il Douglass Park di Chicago dal 18 al 20 settembre 2026, e della pace interiore se ne infischia. Perché questa line-up è una dichiarazione di guerra – elegante, cacofonica e bellissima.
A guidare la carovana dei duri e dei piangenti troviamo Tool (per meditazione collettiva in 7/8), Twenty One Pilots (per chi piange in maschera), Pierce the Veil (per chi non ha mai smesso di credere nell’emo) e la benedetta Alanis Morissette, pronta a ricordarci che la vera ironia è ancora live.
Ma il vero colpo da maestro – o da cazzimma punk – è un altro: sul manifesto figurano SIA The Sex Pistols featuring Frank Carter (sì, avete letto bene, Frank Carter alla voce) SIA Public Image Limited di John Lydon. Tradotto: due facce della stessa medaglia, divise da un’odio reciproco più caldo di un amplificatore alla Fender.
Per chi non avesse seguito la saga: Lydon ha definito i Pistols senza di sé “una tribute band”. Glen Matlock, bassista dei Pistols, ha risposto a Billboard con una delle frasi più eleganti della storia punk: “La gente dice che siamo una tribute band senza John, ma qui ci sono tre di noi, e lui è il solo Public Imager. Forse si è pitturato in un angolo di un corridoio molto grande”. Noi speriamo solo che suonino in giorni diversi, o il polverone mediatico sarà epico.
Il resto è un carnet da sbavare: Rise Against, Social Distortion, Alkaline Trio, Bad Religion, Nas, The Format, Taking Back Sunday, i mitici Descendents, Pennywise, Bright Eyes, Mom Jeans, Morrissey, Iggy Pop, Elvis Costello & The Imposters, Pixies, la sacra Patti Smith e la sua band, Sugar, Twin Peaks, e poi la sorpresa virale: Angine de Poitrine, il duo francese a pois che su TikTok ha fatto impazzire il mondo con synth malati e maschere da dottore del ‘700.
E ancora: Insane Clown Posse (whoop whoop), Santigold, Gogol Bordello, Tricky, PUP, Motion City Soundtrack, The Beths, Joey Valence & Brae, Bayside, Thrice, Less Than Jake, GWAR, The Suicide Machines, Brian Fallon & The Painkillers, The Chats, Pretty Girls Make Graves, Yard Act, Destroy Boys, Mariachi El Bronx, Chat Pile, Melt-Banana, Soul Glo, The Callous Daoboys, e una valanga di altri nomi che farebbero impallidire qualsiasi altro festival americano.
In fondo, Riot Fest 2026 è già leggenda. Non per i numeri, ma per l’incoscienza. Per aver messo Lydon contro Lydon, il pop punk contro il noise, i pistols contro sé stessi. E per aver trovato un posto per Angine de Poitrine accanto a Tool. Che poi, in fondo, è la vera rivoluzione: il caos, senza gerarchie.
https://riotfest.org/
https://www.instagram.com/riot_fest/
https://www.facebook.com/RiotFest1

RIOT FEST: 2026 LINEUP
Tool
Twenty One Pilots
Pierce The Veil
Alanis Morrisette
Morrissey
Iggy Pop
Elvis Costello & The Imposters
Pixies
Rise Against
Alkaline Trio
The All-American Rejects
NAS
Patti Smith & Her Band
Sugar
Social Distortion
Bad Religion
Sex Pistols
Twin Peaks
Bright Eyes
The Format
Taking Back Sunday
Pennywise
Descendents
The Beths
Santigold
Gogol Bordello
Public Image LTD
Tricky
Angine de Poitrine
Insane Clown Posse
Motion City Soundtrack
Mom Jeans
Joey Valence & Brae
Bayside
PUP
3OH!3
Cartel
Thrice
Less Than Jake
Bowling For Soup
GWAR
The Suicide Machines
Brian Fallon & The Painkillers
Mariachi El Bronx
Bratmobile
Pretty Girls Make Graves
Good Riddance
Guttermouth
This Is Lorelei
Slick Rick
Afroman
The Chats
Fleshwater
Yard Act
Sincere Engineer
The Paradox
Destroy Boys
Arm’s Length
Jejune
Chat Pile
Strike Anywhere
JMSN
Show Me The Body
Haywire
Dead To Me
The Flatliners
Violet Grohl
Foxy Shazam
Saturdays At Your Place
Algernon Cadwalader
Melt-Banana
Daisy Grenade
Vana
DeathByRomy
Panic Shack
Frankie And The Witch Fingers
Worry Club
Division Minuscula
Ben Quad
Deadletter
Teen Mortgage
Holding Absence
Whispers
Soul Glo
Gurriers
Plosivs
Stomach Book
Burning Airlines
Macseal
Slothrust
Glixen
The Callous Daoboys
Greet Death
Remember Sports
Nobro
Kiwi Jr.
Murphy’s Law
Cardinals
Iron Roses
ASAVA
Aim High
Almost There But Not Really
L'articolo Riot Fest 2026: a Chicago il festival per eccellenza! Il miglior cast che un fan troverà in giro proviene da Freak Out Magazine.
Dai beat dei Beastie Boys alla cucina di casa. Mike D ha deciso che è arrivato il momento di metterci la faccia (da solo). Il suo debutto solista s’intitola Thank You e arriva il 28 agosto su Capitol Records.
Il disco nasce in modalità ultra-domestica ma non per questo addomesticata: registrato nello home studio del rapper newyorkese con i figli Skyler e Davis Diamond (che formano il suo backing band 5D) e una combriccola di sodali del calibro di Carter Lang, Jared Solomon, Ging, Jason Lader, Eddie Ruscha, Tyran Donaldson e chi più ne ha più ne metta. Il risultato? Un sound che profuma di collagene familiare e attitudine punk-hop, tra sample onesti, batterie sporche e quel flow pacato ma tagliente.
“Mi sono divertito un sacco a fare ‘sta roba con gente che amo – spiega Mike D – e ho imparato ad adorare la collaborazione. Il mio unico vero desiderio? Che sia divertente anche per chi ascolta. Niente pipponi esistenziali. Perché, siamo realisti: io faccio questa musica in un mondo strano, dark e malato di potere, dove l’arte, i sentimenti, la compassione, l’empatia e l’uguaglianza valgono meno di zero.”
Dopo i singoli “Switch Up” e “What We Got”, ecco il terzo assaggio: “True Colors”, già in circolazione. Tre brani che profumano di soul stralunato, funk essenziale e quella leggerezza consapevole che non è mai stata roba da poco.
Mike D & i 5D da domani sono in tournée europea.
Mike D – Date europee e USA 2026
10 giugno – Berlino, Germania – Saalchen
13 giugno – Porto, Portogallo – Primavera Sound Porto
14 giugno – Wicklow, Irlanda – Beyond The Pale
16 giugno – Eixample, Spagna – La [2] de Apolo
18 giugno – Kortrijk, Belgio – Bolwerk
19 giugno – Sint-Niklaas, Belgio – De Casino Concertzaal
20 giugno – Parigi – L’Espace Peripherique
https://www.miked5d.com/
https://www.facebook.com/MikeD2016/
https://www.instagram.com/miked/
L'articolo Mike D: il primo disco solista tra jam in salotto e un mondo che fa schifo proviene da Freak Out Magazine.
AgoraVox Italia