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Tra ritmi tribali, elettronica sperimentale e soffi di cornamuse d’autore, il WOMAD Festival ha svelato il cast completo dell’edizione 2026, in programma dal 23 al 26 luglio nel verde rigoglioso di Neston Park, Wiltshire. Quattro giorni che profumano di World Music, come solo il festival fondato da Peter Gabriel sa fare.
Per l’annuale liturgia laica e multicolore vi invitiamo ad approfondire la line up completa che vedrà sui palchi Alfa Mist (il pianoforte che incontra il beat londinese), l’inossidabile Barrington Levy (dancehall pura, senza scuse), la vulcanica Daniela Mercury e la bossa nova che si fa elettrica. Ma è solo l’antipasto.
Tra i nomi che ci fanno battere il cuore più forte: José González con la sua chitarra che è meditazione e carezza, Oumou Sangaré (la voce del Mali, intatta e fiera), Mádé Kuti che raccoglie l’eredità di famiglia con lo swing giusto, e le Say She She in versione disco-funk cosmicissima.
E poi l’Italia? Ci siamo anche noi, con il progetto Corto.Alto (su rotte jazz) e la sorprendente Ganavya – sì, quella che ha incantato il pubblico tra spiritual jazz e mantra devozionali. Attenzione anche a Jupiter & Okwess, l’energia rock congolese che ha fatto ballare il mondo, e alle Tanxugueiras che portano la pandereta galiziana nel XXI secolo.
La notte, invece, è affidata alle cure NTS: dal vivo e dietro ai piatti passano Cami Layé Okún, Cheb Mimo, Coco María, Dare Balogun, DJ Travella, Livwutang, Rotational, Ruby Khaira, Shannen SP, Sno, Sofie K e VHOOR. Roba da far tremare i prati inglesi.
Come sempre, il WOMAD non è solo musica. Torna il Taste the World (cucine planetarie), il World of Wellness (per rigenerarsi tra un concerto e l’altro), il World of Words (parole che vengono da lontano) e l’immancabile World of Children, laboratori e workshop per ogni età.
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L'articolo WOMAD 2026: il mondo danza ancora a Neston Park. Ecco la line up completa proviene da Freak Out Magazine.
Con Alex Chilton alla produzione, l’imprimatur di Poison Ivy e le orecchie di Henry Rollins & Ian MacKaye.
Ci avevano messo una pietra sopra, nel 2009, con la scomparsa improvvisa di Lux Interior. Da lì, silenzio tombale: niente ristampe, niente archivio, niente inediti. Nemmeno quando Jenna Ortega, in Wednesday, ha riesumato “Goo Moo Cuck” in una danza virale capace di resuscitare zombie meno punk dei Cramps. Niente. Fino a oggi.
Perché il destino – o forse Alex Chilton, chissà – aveva nascosto un’altra cartuccia. E si intitola “Gravest Gravy”: una raccolta fantasma registrata nel ’77, quando i Cramps erano ancora lerci ma glamour. Quelle stesse sessioni partorirono i singoli “Surfin’ Bird” e “Human Fly” (con annessi “The Way I Walk” e “Domino”), poi confluiti nell’EP Gravest Hits del ’79. Ma in sala c’era anche altro.
Per quasi cinque decenni quei nastri sono rimasti lì, fermi, come racconta il tecnico Brian Kehew, che li ha resuscitati dai vecchi bobine. Poi sono entrati in scena due amici di vecchia data della band: Henry Rollins e Ian MacKaye. Hanno ascoltato mix su mix, litigato da gentiluomini, scelto le versioni definitive. MacKaye ha pure messo mano all’equalizzazione (con Don Zientara allo studio Inner Ear, Virginia), mentre Pete Lyman ha firmato il mastering a Nashville. Il tutto sotto lo sguardo arcigno e benevolo di Poison Ivy, che ha dato l’ok finale. “Questa nuova pagina è uno sforzo collettivo di gente la cui vita è stata sconvolta dalla musica dei Cramps,” scrive Rollins. “La prima volta che li vidi fu il 20 aprile 1979 in un piccolo bar di Washington DC. Non mi sono mai ripreso. Ian era accanto a me. Ancora oggi ne parliamo.”
E non è finita. Perché Poison Ivy ha appena fondato i Cramps, Inc. insieme a Larry Hardy (In the Red Records) e Jimmy Maslon (ex produttore, oggi signore dei cataloghi cinematografici). Hanno riesumato l’etichetta Vengeance e promettono: ristampe ufficiali, merchandise vero (sì, perché quello in giro ora è quasi tutto pirata) e, si spera, altre scheletrine nell’armadio.
“Gravest Gravy” esce il 21 agosto su Vengeance. E noi già sentiamo Lux sorridere.
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Arrivati ai 20 anni di carriera, i Future Islands hanno lodevolmente resistito alla tentazione più ovvia e diffusa, ovvero fare un disco di Hits per celebrare il traguardo. Invece lanciano per la fedele etichetta 4AD un doppio LP, ma pieno di rarità di cui la metà non è mai nemmeno apparsa sui servizi di streaming. Lanciato da due singoli Sail and Find Love, l’album dal titolo autobiografico From a Hole in the Floor to a Fountain of Youth, che suggerisce il passaggio dalle umili origini alla realizzazione del sogno musicale, contiene ben 20 canzoni tratte o da versioni giapponesi di dischi ufficiali, o da EP come In the Fall, Split, Tomorrow, o da versioni demo di prove di registrazione varie.
Venti canzoni per 20 anni, 4 membri della band (William Cashion, al basso e chitarra, Samuel T. Herring alla voce, Gerrit Welmers alle tastiere e chitarra come membri originari e il solo Michael Lowry alla batteria come membro subentrato ai precedenti dal 2014), con il titolo pescato da una frase di Tennessee Williams: “il tempo è la distanza più lunga fra due posti, è il tempo che separa il pavimento dalla fontana”. E’ stato Cashion a scovare il titolo mentre raccoglieva le canzoni dall’ampio materiale disponibile: “ho sempre pensato che mi piaceva l’immaginario di questa frase: il buco nel pavimento è l’ogni giorno, il quotidiano, mentre la fontana è la magia che accade quando la vita che sogni diventa quella che realizzi: sogno e realtà che esistono contemporaneamente”.
Sulla raccolta del materiale Cashion aggiunge: “ho adorato andare a cercare queste rarities di quando ero ragazzo. Tirando fuori queste canzoni dalla polvere, tentiamo di restituire il dono della riscoperta ai nostri fan riportandole alla luce” e il vocalist Harring aggiunge che le canzoni contengono “tutti i luoghi che frequentavamo, le vecchie case da party e i bar, la fatica del duro lavoro, la fortuna e la resilienza che hanno portato a realizzarci. Sono stato trasportato in parti della mia vita a cui non guardavo da tempo. E’ stato meraviglioso toccare quelle emozioni e sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto, a volte senza nemmeno esserne consapevoli”
Dopo l’intro di Ink Well, il disco si assesta subito nello stile tipico del synth pop dinamico della band con il basso martellante di Pinnocchio (che introduce anche il titolo del disco nella prima frase), seguito dalla tastiera circense di Happiness of being twice, e poi dalle atmosfere ipnotiche e surrealiste, davvero potenti e evocative, di In the Fall, primo brano dove emerge il potenziale fortissimo del synth della band americana di Greenville, fino al post rock della chitarre di Awake and Dreaming, primo brano in cui è la chitarra a dominare e dettare l’atmosfera, e che si distingue per differenza e si eleva rispetto ai tanti pezzi scanditi dalle dolcissime e melodiche tastiere e al ritmo veloce della batteria con il synth puro, e alla disco-rock stile eighties, pezzi come Virgo Distracts, di Find Love, Glimpse, Cotton Flower, mentre Tomorow è una dolce ballata romantica con tempo lento della batteria e scandita da cori femminili (e rovinata, bisogna dire, da una delle classiche uscite vocali a gola sbraitata tipiche di Herring). The Fountain conserva il ritmo lento ma assurge a toni epici davvero commoventi nel finale. Molte altre canzoni del disco ( Rager, The Chase, As long as you Are, One Day, Haunted by You, la pur interessante Calliope) non riescono a reggere il confronto con i pezzi della discografia maggiore, risultando varianti più o meno ariose dei soliti synth anni ’80, ma sicuramente Six Weeks e il singolo Sail hanno un valore potente, la prima per il bel basso cupo stile primi anni ’80, la seconda per la bellezza della tastiera resa pianoforte senza molti altri effetti sonori, a cui si accompagna di nuovo una chitarra ecoizzata di grande atmosfera.
Complessivamente, il disco è amabile e facile da ascoltare, piacevole e scorrevole, senza grandi picchi, come in fondo la musica maggiore che i Future Islands ci hanno abituato in questi 20 anni, con una costanza di intenti lodevole che questo disco ribadisce con forza.
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C’è chi si appisola per un attimo e si risveglia in un’altra epoca. Nel 2026, ad esempio, può capitare di riaprire gli occhi e ritrovarsi proiettati indietro nel tempo, in un 2010 che non passa mai: She & Him che suonano da Kimmel, e Gold Panda che tira fuori dal cilindro un nuovo album.
Derwin Dicker, da quei giorni lontani, non è certo stato con le mani in mano. Ma il senso della scena è quasi onirico. Il producer britannico ha appena annunciato Ton Up, il successore di The Work (2023), in arrivo il 26 giugno via Studio Barnhus. Otto tracce dance “dal taglio grezzo”, come le definisce lui stesso su Instagram, inframezzate da due “cozy little service-station interludes” – interludi accoglienti da stazione di servizio, perché anche i viaggi più elettrici hanno bisogno di una pausa caffè.
Ad accompagnare l’annuncio, il singolo “Ding the Motor” e la copertina del disco. Un avvertimento, però: se soffrite di tripofobia, cinemortofobia (paura dei cadaveri in movimento, sì, zombie) o musofobia (paura dei topi), guardate con cautela. Sembra che Dicker abbia deciso di giocare anche con le nostre fobie più recondite.
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L'articolo Gold Panda torna a fare scintille: il nuovo album “Ton Up” arriva a fine giugno. Ascolta proviene da Freak Out Magazine.
Sono giorni di fuoco per The Avalanches. Dopo aver rotto un silenzio di sei anni con il ritorno di “Together” (feat. Nikki Nair, Jessy Lanza e Prentiss), il trio australiano rilancia con un nuovo colpo. “Every Single Weekend” è il secondo singolo estratto dalla loro enigmatica campagna promozionale – e porta con sé la firma di un vecchio amico.
Sì, perché a bordo c’è ancora Jamie xx, già complice nella precedente “All You Children” (dal recente “In Waves”). Ma questa volta l’accoppiata è ancora più intima: una synth-dream che profuma di libertà, week-end senza orari e quella voglia di perdersi che solo i due sanno cesellare.
“Collaborare con Jamie è sempre stato un piacere – scrivono gli Avalanches in una nota – Il suo ‘In Colour’ ci ha riacceso la passione per il sampling. Questo brano è un invito a mollare la routine del 9-to-5 e godersi ogni singolo weekend”.
A impreziosire il tutto, l’immaginario visionario di Jonathan Zawada, già regista del video del singolo precedente (quello con il floppy disk che balla con un iPod). Stavolta la storia è diversa, ma altrettanto folle: una modella piena di speranza partecipa a un provino per uno spot della bevanda fittizia El Dorado, ormai marchio di fabbrica di questa fase creativa degli Avalanches. Riuscirà a spuntarla? Basta guardare il video per scoprirlo.
Tutto sembra parlare di un album imminente: teaser criptici, clip interconnesse, collaborazioni di lusso. Eppure, ad oggi, nessuna conferma ufficiale. Il mistero si infittisce.
Ascolta il nuovo singolo e guarda il video qui sotto.
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L'articolo The Avalanches e Jamie xx: un weekend infinito tra sample, modelle e misteri. Ascolta proviene da Freak Out Magazine.
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