Mensile di informazione musicale, sempre aggiornato, notizie e curiosità dal mondo musicale.
http://www.freakoutmagazine.it
I fratelli Mathew e Issey Cartlidge, al secolo i Molotovs, al primo ascolto appaiono proprio come l’arma impropria di cui hanno rubato il nome: ascoltate l’intro di chitarra di Daydreaming e Come on Now, e lasciatevi sedurre dall’inno di battaglia cantato dal testo, e capirete.
Con Wasted on Youth, titolo quanto mai azzeccato per ammiccare a un disco generazionale, lanciano il loro esordio, ma sono già famosi nel Regno Unito con tanti shows finiti sold out, principalmente per via del passaparola sulle loro performances frenetiche. Matt ha 17 anni e Issey 19, ma hanno fatto già 600 date dal 2020. E soprattutto sono stati scelti come band di supporto da gente come The Libertines, Sex Pistols, Blondie, Iggy Pop e The Damned, Green Day e Paul Weller.
Il duo ha evidentemente indovinato il clima post Brexit che si respira nei club inglesi, e con una miscela frizzante ed energica di indie, garage, punk, rockabilly, debuttano con grandissimo successo con un disco-fenomeno, prodoto da Jason Perry (Don Broco, Trash Boat) ai Marshall Studio e mixato da a Blair Crichton dei Dead Pony,
Wasted On Youth è un album di debutto di qualcuno che ha carattere e conosce le proprie prerogative: si mostra determinato, autoesaltante e a tratti addirittura arrogante, tanto è fresco, energico, vibrante, pulsante ed elettrico. Al primo ascolto ti cattura, anche se sai bene che i due ragazzini non stanno inventando niente di nuovo: ma è la freschezza del tutto a ipnotizzare, facendo percepire il disco come se fosse un classico del rock fine anni ’70.
Le tematiche del disco però sono totalmente attuali: i due fratelli si rilevano nei testi personalità molto vicine alla generazione che rappresentano, connesse dal digitale ma sopraffatte, collegate ma internamente frammentate, piene di energia distruttrice e di sana rabbia ma anche ben saldate nella realtà della vita di tutti i giorni.
Un punk consapevole, molto ambizioso, potremmo dire, ma anche molto fedele alla linea classica, perché puramente punk sono Popstar, More More More e Get a Life, per le quali si sente il debito con i Ramones, ma anche con i Blink 182, mentre Daydreaming ammicca al brit pop classico anni ’90, mentre ancora Come On Now è puro garage rock dei tempi classici.
Il disco scorre come una antologia/insalata di tutte le sfumature del rock elettrico anni ’90 e punk anni ’70 che abbiamo apprezzato all’epoca. Come potrebbero non farsi amare a prima vista, o meglio a primo ascolto, i due ragazzi giovanissimi che vestono anche con un look dandy che finalmente mostra una band rock consapevole dei propri mezzi ma anche provocatoria e ultra-convinta, come si vede chiaramente nel video del singolo More More More, semplicemente irresistibile? Era dai tempi dei Placebo che non si vedevano immagini glam così sfrontate.
Come non amare la loro capacità di condire in 11 tracce tutta la musica che si è amata, compreso il rockabilly/garage di Nothing Keeps Her Away, Today’s gonna be our day e di Rythm of Yourself, o la intro acustica di Wasted on Youth, che si trasforma nel più tipico rock anni ’90?
Non si pensi però che il disco è solo uno scimmiottamento di musica di altri tempi: i ragazzi suonano benissimo, soprattutto per la loro incredibile età, si mostrano a proprio agio con chitarre acustiche, con gli arpeggi così come con le schitarrate elettriche, (Matt è alla chitarra e Issey al basso) ma soprattutto padroneggiano i generi come se fossero veterani. In questa loro “arroganza” sono davvero il fenomeno dell’anno: non stanno bussando alla porta in punta di piedi, ma pretendono di entrare dall’ingresso principale nel grande carrozzone del rock, e al momento il successo dei live dove danno il meglio di se stessi (dice Issey: forse stiamo uscendo dalla tribù digitale e la gente ha voglia di socializzare e siccome siamo soprattutto una band live il nostro successo nasce da questo) sta dando loro ragione.
Si trattava allora solo di mettere giù il disco con i pezzi già collaudati dal vivo, ed ecco questo Wasted on Youth che fa venire in mente, fra gli altri, soprattutto la meteora Glasvegas dei 2000 (peraltro redivivi dopo lunga pausa nel 2021), per la simile purezza e freschezza di suoni e melodie con cui i ragazzi maneggiano una tradizione sterminata (si pensi in particolare a Geraldine, non a caso track omonima a quella della band scozzese, e Newsflash).
Per un disco così, che sembra nascere perfetto, è proprio il caso di citare Glasvegas, Libertines, Blink 182, anche al di là delle affinità musicali evidenti, perché è simile anche l’esplosione assoluta del disco che sembra uscir fuori già “classico”. E fra questi celebri esempi non può non essere citato anche il più illustre, l’esordio dei Sex Pistols che avviò da solo un genere.
Sperando però che per i Molotovs nn accada lo stesso, ovvero che non ci si fermi al primo tentativo solo per il fatto che è uscito già perfetto.
https://themolotovs.os.fan
https://www.facebook.com/TheMolotovs
https://www.instagram.com/themolotovs/
L'articolo Molotovs: miscela esplosiva di punk, garage e indie anche se sai bene che i due ragazzini non stanno inventando niente di nuovo proviene da Freak Out Magazine.
Neil Young si ferma. O, meglio, rallenta. Il cantautore canadese ha annunciato una pausa dalle esibizioni dal vivo in Europa, dichiarando senza troppi giri di parole che “questo non è il momento” per tornare sul vecchio continente. Una frase semplice, ma sufficiente a spegnere – almeno per ora – le aspettative di migliaia di fan.
Le date previste per il 2026 lo avrebbero riportato anche in Italia, con due appuntamenti molto attesi: il 14 luglio a Lucca e il 16 luglio a Codroipo, in Friuli. Concerti che si preannunciavano come eventi speciali, capaci di richiamare pubblico da tutta Europa, e che ora finiscono inevitabilmente in stand-by.
Neil Young compirà 80 anni quest’anno, un traguardo che porta con sé non solo celebrazioni, ma anche la necessità di ascoltare il proprio corpo e i propri tempi. Dopo una carriera monumentale, fatta di dischi fondamentali, svolte radicali, battaglie civili e concerti leggendari, è comprensibile che la vecchiaia inizi a farsi sentire. E forse, più che una rinuncia, questa pausa va letta come un atto di lucidità e rispetto verso sé stesso e il pubblico.
Negli ultimi anni Young ha dimostrato più volte di non voler scendere a compromessi, né artisticamente né umanamente. Anche questa scelta sembra muoversi nella stessa direzione: niente tour “forzati”, niente apparizioni a mezzo servizio. Se e quando tornerà, sarà alle sue condizioni.
Per ora resta l’amarezza per due concerti mancati, ma anche la consapevolezza di avere davanti un artista che ha già dato tantissimo e che, proprio per questo, merita il tempo necessario per ritrovare energie e ispirazione. L’augurio è semplice e condiviso: rivederlo presto su un palco europeo, magari proprio sotto il cielo estivo italiano, con una chitarra, una voce ancora ruvida e nuove storie da raccontare.
https://neilyoungarchives.com/
L'articolo Neil Young: “questo non è il momento!”. Il cantautore canadese ha annunciato una pausa dalle esibizioni dal vivo in Europa quindi in Italia proviene da Freak Out Magazine.
A distanza di oltre venticinque anni dalla sua pubblicazione, Occupational Hazard resta uno dei manifesti più feroci, lucidi e senza compromessi del noise rock americano. Un disco che ha saputo incanalare l’urgenza urbana, la tensione sociale e la brutalità sonora di una New York City sull’orlo del collasso, trasformandole in una forma di catarsi elettrica che ancora oggi suona sorprendentemente attuale.
A brevissimo gli Unsane tornano in Europa a supporto della nuova ristampa del loro album del 1998, Occupational Hazard appunto, che è ripubblicato oggi per la label Lamb Unlimited. In passato fu la Relapse records a pubblicarlo.
Un disco cardine nella loro discografia, nato in un momento di intensissima attività live e di totale immersione creativa, che ancora oggi suona brutale, necessario e sorprendentemente attuale.
Guidati da Chris Spencer, gli Unsane hanno sempre costruito il proprio suono attraverso il corpo a corpo del live: volume, convinzione e potenza sono gli elementi non negoziabili della loro identità.
Il tour europeo prenderà il via il 13 marzo da Amburgo, attraversando Malmö, Stoccolma, Oslo, Hannover, Varsavia, Vienna, Zagabria, Ljubljana, Strasburgo, Parigi, Bristol, Oxford, Dublino, Glasgow, Londra, Bruxelles, Berlino, Praga, per un totale di 34 date che toccheranno alcuni dei principali snodi della scena underground europea.
L’Italia sarà rappresentata da un’unica data: 28 marzo a Bologna per un doppio show al Freakout Club, tappa esclusiva che conferma il forte legame tra la band e il pubblico italiano. Un appuntamento per constatare, ancora una volta, quanto gli Unsane restino una forza sonora impossibile da ignorare. Ne abbiamo parlato con Chris Spencer.

La prossima ristampa di Occupational Hazard invita a una profonda riflessione.
Ripensando a quel periodo cruciale del 1998, cosa pensi abbia definito l’atteggiamento creativo della band e come vedi oggi lo specifico equilibrio dell’album tra furia hardcore e noise dalle tinte industriali?
In quel periodo facevamo moltissimi tour. Questo ci ha resi più affiatati come band e ci ha lasciato meno tempo a casa. Scrivevamo in tour e, quando tornavamo, di solito passavamo il tempo a registrare. Per me, personalmente, è stato fantastico uscire da New York e suonare musica in continuazione. Penso davvero che questa concentrazione si rifletta nel disco e nelle registrazioni successive. Dal punto di vista odierno, credo che il mondo stia diventando più incasinato di quanto non sia mai stato, e questo tipo di musica rappresenta una sorta di valvola di sfogo per la frustrazione che è molto diffusa nella società di oggi.
Hai detto che quel periodo è stato “molto gratificante” e che “sapevi cosa stavi facendo” per quanto riguarda la scrittura. Potresti descrivere il processo creativo della band? Come si sviluppavano di solito i brani, da un’idea grezza fino alle versioni finali devastanti che abbiamo imparato a conoscere?
Come per tutto ciò che abbiamo scritto, il brano nasceva da un certo riff che veniva fuori in tour o nel mio studio casalingo, poi veniva sviluppato a casa o durante le prove, costruito fino a diventare una canzone e suonato dal vivo per un po’, finché non risultava davvero maturo e completo. Gli Unsane sono sempre stati una band basata sull’esibizione dal vivo, quindi è fondamentale suonare i pezzi in tour per un certo periodo prima di registrarli.
La ristampa include sessioni demo inedite registrate agli AmRep Studios.
Riascoltando quelle tracce grezze dopo quasi trent’anni, cosa ti sorprende o colpisce di più? Senti una visione chiara e sicura, oppure un’energia più sperimentale?
Lo studio di registrazione Amphetamine Reptile era un posto fantastico per registrare. Avevano un registratore analogico a 16 tracce su nastro da 2 pollici, quindi tutto suonava molto corposo. Anche Tim Mac era un tecnico straordinario con cui lavorare. Ci è sembrata un’ottima idea includere quelle registrazioni nella ristampa di Occupational Hazard, perché riflettono davvero l’idea grezza iniziale su cui stavamo lavorando. Avevamo già suonato questi brani durante i tour e suonano davvero finiti. C’è un’urgenza in queste registrazioni che mi piace molto.
Occupational Hazard suona oggi brutale, urgente e rilevante tanto quanto nel 1998.
Perché pensi che questo album, e il suono degli Unsane in generale, continui a risuonare così potentemente evitando allo stesso tempo di sembrare datato?
Onestamente, non ne sono sicuro. Penso però che alcuni temi e argomenti dei testi siano sicuramente ancora attuali. Musicalmente è un po’ diverso rispetto alla maggior parte delle band di quel periodo e dà una voce sonora a una certa frustrazione urbana che oggi si avverte nel mondo.

La musica degli Unsane viene spesso descritta come l’incarnazione sonora di un paesaggio urbano crudo, caotico e disperato.
Quanto è stata determinante la New York degli anni ’80 e ’90 nel forgiare l’identità sonora e i temi lirici della band? Il vostro rapporto con la città è cambiato?
New York oggi è un posto molto diverso. Il paesaggio di distruzione urbana di allora non è più così diffuso. Le grandi corporazioni/aziende e la gentrificazione hanno davvero cambiato lo scenario. Come band, rappresentavamo sicuramente la New York di fine anni ’80 e ’90. Lo stile di vita di quel periodo era una sorta di Far West urbano.
I concerti degli Unsane sono leggendari per la loro energia intensa, fisica e catartica.
Cosa definisce un grande concerto degli Unsane? È una forma di caos controllato?
Per me, praticamente ogni concerto è una sorta di prova di resistenza catartica. Finché l’attrezzatura regge e nulla prende fuoco o si rompe, direi che è uno show riuscito. C’è sicuramente un elemento di caos controllato che mi piace. L’uso di volume, potenza e convinzione possono essere uno strumento molto potente.
Vorrei chiederti del vostro concerto a Napoli nel 2017.
Che ricordi hai di quella serata e della città? Più in generale, com’è stata l’esperienza di quel tour e come percepisci il legame con il pubblico nelle diverse parti del mondo?
Se ricordo bene, credo tu ti riferisca alla volta in cui abbiamo suonato in un ex ospedale psichiatrico infantile e prigione abbandonata? Se è così, quel concerto è stato incredibilmente divertente! C’era un fantastico senso di comunità e di ingegno DIY (do it yourself) fai da te, cosa rara da vedere in una venue. È stato un tour incredibile ed è sorprendente vedere una connessione così profonda con il pubblico in tutta Europa. Durante tutta la carriera della band, sono rimasto sorpreso da quanto le persone riescano a relazionarsi a ciò che facciamo.
Nel corso di una carriera lunga, molte band cambiano radicalmente o si adagiano in una formula comoda.
Quali sono, secondo te, gli elementi imprescindibili affinché qualcosa suoni davvero “Unsane”?
Convinzione, potenza e volume sono indiscutibilmente al centro di ciò che la band fa, per tutta la sua esistenza.
Oggi gli Unsane sono giustamente citati come un’influenza fondamentale da innumerevoli band noise rock, post-hardcore e non solo.
Quando senti echi del vostro suono in artisti più giovani, cosa provi? Orgoglio, curiosità o qualcos’altro?
Penso sia bello essere considerati un’influenza fondamentale da qualcuno. Fin dall’inizio questa è stata una forma di espressione molto personale e sono felice se qualcuno riesce a entrarci in sintonia. Non sono sicuro di provare alcun tipo di orgoglio, curiosità o altro, ma è sicuramente molto lusinghiero essere considerati in questo modo.
Gli Unsane sono sempre stati una forza resiliente, con te, Chris, come pilastro centrale attraverso vari cambi di formazione. Con un importante tour europeo all’orizzonte, che include una data a Bologna, e la menzione di un nuovo album di materiale originale in lavorazione, come immagini il prossimo capitolo?
C’è una direzione sonora o un focus tematico specifico che stai esplorando nei nuovi brani?
Inoltre, con la tua etichetta Lamb Unlimited, come ti approcci alla decisione tra pubblicare il nuovo materiale in modo indipendente o collaborare con un’etichetta esterna in linea con la visione del progetto?
Credo davvero che la musica significhi restare fedeli a se stessi. Quando scrivo cose nuove, l’obiettivo è creare musica che soddisfi l’esigenza che sento in quel momento. L’ho sempre vista così. Una delle cose belle del tour legato a Occupational Hazard è che mi ricorda cosa stava succedendo nella mia vita allora e quanto le cose siano cambiate da quel momento. Suonarlo ed essere in una forma migliore ora di quanto non lo fossi allora è fantastico. Per quanto riguarda le etichette, penso che Lamb Unlimited sia principalmente un’etichetta dedicata alle ristampe e che per il nuovo materiale preferirei rivolgermi all’etichetta di un amico.
https://unsane.bandcamp.com/
https://www.facebook.com/UNSANENYC
https://www.facebook.com/LambUnlimited
Ph. credit Cody Cowan
L'articolo Trent’anni di rumore e caos controllato. Gli Unsane rileggono Occupational Hazard e tornano in tour con tappa a Bologna proviene da Freak Out Magazine.
C’è un paradosso potente, nella musica: le multinazionali che hanno inseguito il profitto a tutti i costi – pensiamo ai piani industriali falliti di Virgin Megastore, Tower Records, o alla ridimensionata HMV – hanno spesso incontrato il muro della storia. Chi invece ha inseguito, ossessivamente, la passione, è ancora lì, non solo a resistere ma ad espandersi. È la storia di Rough Trade, che nel 2026 compie 50 anni, e li festeggia non con un mero anniversario, ma con un vero e proprio manifesto di resistenza culturale.
Fondata nel 1976 a Londra Ovest da Geoff Travis come un piccolo negozio di dischi all’ingrosso, Rough Trade era nata come «uno spazio comunitario, mosso dalla passione», ben più di un posto dove comprare musica. Era il cuore pulsante del DIY, la culla da cui sono nati movimenti come il post-punk britannico. Mentre il mondo discografico navigava a vista tra un cambio di supporto e l’altro – dal vinile alla musicassetta, al CD trionfante, poi nel caos dei download illegali e nella rivoluzione (e standardizzazione) dello streaming – Rough Trade ha fatto una cosa semplicissima: ha mantenuto la bussola puntata sulla scoperta di nuove bands.

«Ho iniziato a lavorare da Rough Trade nel 1981 – per una persona ossessionata dalla musica era il lavoro dei sogni», racconta Nigel House, oggi Direttore. «Da allora il mondo è cambiato tantissimo… e da un negozio a West London siamo passati a dieci, con filiali in America e a Berlino. Una cosa è rimasta costante: la scoperta continua di nuove band fantastiche. E lo è ancora, il lavoro dei miei sogni».
Questa costante è la colonna vertebrale di mezzo secolo di storia. La Rough Trade Records, l’etichetta gemella del negozio, non ha semplicemente “firmato” artisti; ha plasmato il gusto alternativo di generazioni. Senza la sua lungimiranza, la nostra playlist sarebbe infinitamente più povera. Dai The Smiths e il loro sound jangle-pop, al caustico post-punk di The Pop Group e Cabaret Voltaire, dalla poetica indie di Belle and Sebastian e The Libertines, fino al rinnovato art-rock di Arcade Fire (il cui Funeral è un cardine degli anni 2000) o al suono sporco e viscerale di The Strokes (Is This It uscì proprio per loro nel Regno Unito). La lista è sterminata: Stiff Little Fingers, Pulp, Scritti Politti, The Hold Steady, Warpaint.
Ma il vero miracolo è che la macchina delle scoperte non si è mai fermata. In anni recenti, l’etichetta ha continuato a essere un termometro infallibile della scena più vitale: il punk graffiante degli australiani Amyl and The Sniffers, il rap spoken-word arrabbiato di Sleaford Mods, le sperimentazioni ipermoderne di black midi e Jockstrap, il folk epico e oscuro degli irlandesi Lankum, fino alle nuove promesse come caroline e Goat Girl.
I 50 anni non si celebrano guardando solo indietro, ma consolidando il metodo. Il programma per il 2026 è una summa dell’approccio Rough Trade: curatela, comunità, esclusività, esperienza.
Cuore delle celebrazioni è “Rough Trade Club: Essential”, un abbonamento annuale in vinile di lusso, limitato a 500 persone nel mondo. I soci riceveranno 12 album fondamentali scelti tra una curatela di 50 dischi che hanno definito le epoche dal 1976 al 2025, da Patti Smith a Aphex Twin, da Nick Cave a Rina Sawayama. Ogni vinile sarà un’edizione esclusiva con inserti speciali. «Il nostro programma per il 50° anniversario è pensato per onorare la nostra storia mentre celebriamo gli artisti e i fan che continuano a rendere Rough Trade ciò che è oggi», afferma Lawrence Montgomery, Amministratore Delegato.
Mentre molti negozi di dischi chiudevano, Rough Trade ha capito che il futuro era nell’esperienza totale. I suoi store non sono più solo retail, ma hub culturali. Il pubblico oggi trova caffetterie (come nel maestoso negozio di Brooklyn), spazi per live in-store (oltre 1.500 eventi globali solo nell’ultimo anno), aree dedicate al merchandising esclusivo, edizioni limitate, pubblicazioni. Hanno saputo diversificare, trasformando l’acquisto di un disco in una permanenza piacevole, in un rito comunitario.
La parte degli eventi dal vivo, in crescita costante, è centrale per le celebrazioni. La partnership con i promoter Bird On The Wire porterà concerti speciali nel 2026, come il raro duo Jim O’Rourke & Eiko Ishibashi alla Union Chapel di Londra e la reunion esclusiva dei cult Life Without Buildings dopo 25 anni.
«La longevità di Rough Trade viene dal resistere alla tentazione di sovra-progettare», spiega il Direttore Stephen Godfroy. «Rimanendo vicini ad artisti e pubblico, l’azienda si è evoluta organicamente in un canale affidabile tra creazione e scoperta. Quella fiducia, costruita silenziosamente nel corso dei decenni, è il suo risultato più duraturo».
In un’epoca di algoritmi e ascolto passivo, Rough Trade rimane un faro per la scoperta attiva. Hanno attraversato annate difficili, flessioni del mercato (il cd, la pirateria), ma non hanno mai tradito la loro anima. Oggi, con 10 store tra UK, New York e Berlino, un aumento delle vendite vinili del 20% anno su anno e una lista “Album dell’Anno” che è diventata un riferimento globale, dimostrano che un’altra strada è possibile.
«Per mezzo secolo, siamo stati una roccaforte comunitaria», conclude Emily Waller, Global Head of Brand. «Essere un gateway verso la nuova musica non è solo una gioia, è una responsabilità. La nostra storia è parte della celebrazione del negozio di dischi come istituzione che evolve, ma rimane vitale».
Cinquant’anni dopo, in un negozio Rough Trade si respira ancora quella stessa elettricità: l’odore della carta dei gatefold, il fruscio di una manica interna, la raccomandazione appassionata dello staff. È il suono di un sogno che non si è svegliato, ma si è semplicemente, e magnificamente, espanso. Auguri, Rough Trade. La prossima scoperta ti aspetta già sullo scaffale.
https://www.roughtrade.com/en-de
https://www.instagram.com/roughtraderecords/
https://www.facebook.com/roughtraderecords
https://roughtrade.ffm.to/rtplay
L'articolo 50 anni di Rough Trade records: l’irriducibile colosso indipendente che ha scritto la storia (e la vende ancora in vinile) proviene da Freak Out Magazine.
A distanza di oltre venticinque anni dalla sua pubblicazione, Occupational Hazard resta uno dei manifesti più feroci, lucidi e senza compromessi del noise rock americano. Un disco che ha saputo incanalare l’urgenza urbana, la tensione sociale e la brutalità sonora di una New York City sull’orlo del collasso, trasformandole in una forma di catarsi elettrica che ancora oggi suona sorprendentemente attuale.
A brevissimo gli Unsane tornano in Europa a supporto della nuova ristampa del loro album del 1998, Occupational Hazard appunto, che è ripubblicato oggi per la label Lamb Unlimited. In passato fu la Relapse records a pubblicarlo.
Un disco cardine nella loro discografia, nato in un momento di intensissima attività live e di totale immersione creativa, che ancora oggi suona brutale, necessario e sorprendentemente attuale.
Guidati da Chris Spencer, gli Unsane hanno sempre costruito il proprio suono attraverso il corpo a corpo del live: volume, convinzione e potenza sono gli elementi non negoziabili della loro identità.
Il tour europeo prenderà il via il 13 marzo da Amburgo, attraversando Malmö, Stoccolma, Oslo, Hannover, Varsavia, Vienna, Zagabria, Ljubljana, Strasburgo, Parigi, Bristol, Oxford, Dublino, Glasgow, Londra, Bruxelles, Berlino, Praga, per un totale di 34 date che toccheranno alcuni dei principali snodi della scena underground europea.
L’Italia sarà rappresentata da un’unica data: 28 marzo a Bologna per un doppio show al Freakout Club, tappa esclusiva che conferma il forte legame tra la band e il pubblico italiano. Un appuntamento per constatare, ancora una volta, quanto gli Unsane restino una forza sonora impossibile da ignorare. Ne abbiamo parlato con Chris Spencer.

La prossima ristampa di Occupational Hazard invita a una profonda riflessione.
Ripensando a quel periodo cruciale del 1998, cosa pensi abbia definito l’atteggiamento creativo della band e come vedi oggi lo specifico equilibrio dell’album tra furia hardcore e noise dalle tinte industriali?
In quel periodo facevamo moltissimi tour. Questo ci ha resi più affiatati come band e ci ha lasciato meno tempo a casa. Scrivevamo in tour e, quando tornavamo, di solito passavamo il tempo a registrare. Per me, personalmente, è stato fantastico uscire da New York e suonare musica in continuazione. Penso davvero che questa concentrazione si rifletta nel disco e nelle registrazioni successive. Dal punto di vista odierno, credo che il mondo stia diventando più incasinato di quanto non sia mai stato, e questo tipo di musica rappresenta una sorta di valvola di sfogo per la frustrazione che è molto diffusa nella società di oggi.
Hai detto che quel periodo è stato “molto gratificante” e che “sapevi cosa stavi facendo” per quanto riguarda la scrittura. Potresti descrivere il processo creativo della band? Come si sviluppavano di solito i brani, da un’idea grezza fino alle versioni finali devastanti che abbiamo imparato a conoscere?
Come per tutto ciò che abbiamo scritto, il brano nasceva da un certo riff che veniva fuori in tour o nel mio studio casalingo, poi veniva sviluppato a casa o durante le prove, costruito fino a diventare una canzone e suonato dal vivo per un po’, finché non risultava davvero maturo e completo. Gli Unsane sono sempre stati una band basata sull’esibizione dal vivo, quindi è fondamentale suonare i pezzi in tour per un certo periodo prima di registrarli.
La ristampa include sessioni demo inedite registrate agli AmRep Studios.
Riascoltando quelle tracce grezze dopo quasi trent’anni, cosa ti sorprende o colpisce di più? Senti una visione chiara e sicura, oppure un’energia più sperimentale?
Lo studio di registrazione Amphetamine Reptile era un posto fantastico per registrare. Avevano un registratore analogico a 16 tracce su nastro da 2 pollici, quindi tutto suonava molto corposo. Anche Tim Mac era un tecnico straordinario con cui lavorare. Ci è sembrata un’ottima idea includere quelle registrazioni nella ristampa di Occupational Hazard, perché riflettono davvero l’idea grezza iniziale su cui stavamo lavorando. Avevamo già suonato questi brani durante i tour e suonano davvero finiti. C’è un’urgenza in queste registrazioni che mi piace molto.
Occupational Hazard suona oggi brutale, urgente e rilevante tanto quanto nel 1998.
Perché pensi che questo album, e il suono degli Unsane in generale, continui a risuonare così potentemente evitando allo stesso tempo di sembrare datato?
Onestamente, non ne sono sicuro. Penso però che alcuni temi e argomenti dei testi siano sicuramente ancora attuali. Musicalmente è un po’ diverso rispetto alla maggior parte delle band di quel periodo e dà una voce sonora a una certa frustrazione urbana che oggi si avverte nel mondo.

La musica degli Unsane viene spesso descritta come l’incarnazione sonora di un paesaggio urbano crudo, caotico e disperato.
Quanto è stata determinante la New York degli anni ’80 e ’90 nel forgiare l’identità sonora e i temi lirici della band? Il vostro rapporto con la città è cambiato?
New York oggi è un posto molto diverso. Il paesaggio di distruzione urbana di allora non è più così diffuso. Le grandi corporazioni/aziende e la gentrificazione hanno davvero cambiato lo scenario. Come band, rappresentavamo sicuramente la New York di fine anni ’80 e ’90. Lo stile di vita di quel periodo era una sorta di Far West urbano.
I concerti degli Unsane sono leggendari per la loro energia intensa, fisica e catartica.
Cosa definisce un grande concerto degli Unsane? È una forma di caos controllato?
Per me, praticamente ogni concerto è una sorta di prova di resistenza catartica. Finché l’attrezzatura regge e nulla prende fuoco o si rompe, direi che è uno show riuscito. C’è sicuramente un elemento di caos controllato che mi piace. L’uso di volume, potenza e convinzione possono essere uno strumento molto potente.
Vorrei chiederti del vostro concerto a Napoli nel 2017.
Che ricordi hai di quella serata e della città? Più in generale, com’è stata l’esperienza di quel tour e come percepisci il legame con il pubblico nelle diverse parti del mondo?
Se ricordo bene, credo tu ti riferisca alla volta in cui abbiamo suonato in un ex ospedale psichiatrico infantile e prigione abbandonata? Se è così, quel concerto è stato incredibilmente divertente! C’era un fantastico senso di comunità e di ingegno DIY (do it yourself) fai da te, cosa rara da vedere in una venue. È stato un tour incredibile ed è sorprendente vedere una connessione così profonda con il pubblico in tutta Europa. Durante tutta la carriera della band, sono rimasto sorpreso da quanto le persone riescano a relazionarsi a ciò che facciamo.
Nel corso di una carriera lunga, molte band cambiano radicalmente o si adagiano in una formula comoda.
Quali sono, secondo te, gli elementi imprescindibili affinché qualcosa suoni davvero “Unsane”?
Convinzione, potenza e volume sono indiscutibilmente al centro di ciò che la band fa, per tutta la sua esistenza.
Oggi gli Unsane sono giustamente citati come un’influenza fondamentale da innumerevoli band noise rock, post-hardcore e non solo.
Quando senti echi del vostro suono in artisti più giovani, cosa provi? Orgoglio, curiosità o qualcos’altro?
Penso sia bello essere considerati un’influenza fondamentale da qualcuno. Fin dall’inizio questa è stata una forma di espressione molto personale e sono felice se qualcuno riesce a entrarci in sintonia. Non sono sicuro di provare alcun tipo di orgoglio, curiosità o altro, ma è sicuramente molto lusinghiero essere considerati in questo modo.
Gli Unsane sono sempre stati una forza resiliente, con te, Chris, come pilastro centrale attraverso vari cambi di formazione. Con un importante tour europeo all’orizzonte, che include una data a Bologna, e la menzione di un nuovo album di materiale originale in lavorazione, come immagini il prossimo capitolo?
C’è una direzione sonora o un focus tematico specifico che stai esplorando nei nuovi brani?
Inoltre, con la tua etichetta Lamb Unlimited, come ti approcci alla decisione tra pubblicare il nuovo materiale in modo indipendente o collaborare con un’etichetta esterna in linea con la visione del progetto?
Credo davvero che la musica significhi restare fedeli a se stessi. Quando scrivo cose nuove, l’obiettivo è creare musica che soddisfi l’esigenza che sento in quel momento. L’ho sempre vista così. Una delle cose belle del tour legato a Occupational Hazard è che mi ricorda cosa stava succedendo nella mia vita allora e quanto le cose siano cambiate da quel momento. Suonarlo ed essere in una forma migliore ora di quanto non lo fossi allora è fantastico. Per quanto riguarda le etichette, penso che Lamb Unlimited sia principalmente un’etichetta dedicata alle ristampe e che per il nuovo materiale preferirei rivolgermi all’etichetta di un amico.
https://unsane.bandcamp.com/
https://www.facebook.com/UNSANENYC
https://www.facebook.com/LambUnlimited
Ph. credit Cody Cowan
L'articolo Trent’anni di rumore e caos controllato. Gli Unsane rileggono Occupational Hazard e tornano in tour con tappa a Bologna proviene da Freak Out Magazine.
... | 280 | 285 | 290 | 295 | 300 | 305 | 310 | 315 | 320 |...
AgoraVox Italia