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Trentacinque anni non sono bastati a scalfire la potenza grezza di un esordio che ha cambiato le sorti del rock alternativo. Gli Smashing Pumpkins hanno appena annunciato una riedizione in vinile del loro album di debutto, Gish, in arrivo il 29 maggio in edizioni limitate e rimasterizzate per collezionisti e nuovi ascoltatori.
Se il 1991 è stato l’anno in cui il grunge ha bussato alle porte dell’industria musicale, Gish ne è stato il lato più visionario e psichedelico. Pubblicato originariamente il 28 maggio di quell’anno, l’album prodotto da Butch Vig presso i mitici Smart Studios di Madison rappresentava già una dichiarazione d’intenti: fondere shoegaze, metal, psichedelia e hard rock in un crogiolo sonoro che non assomigliava a nient’altro.
A distanza di oltre tre decenni, Billy Corgan e soci hanno deciso di celebrare quell’eredità con un’operazione che profuma di culto e artigianalità musicale.
La nuova edizione per il 35° anniversario sarà disponibile in diverse varianti, tutte incise su vinile da 180 grammi. La versione più ricercata – una stampa colorata splatter rosa e viola – sarà acquistabile esclusivamente presso Madame ZuZu’s, la storica tea house di Billy Corgan a Highland Park, Illinois, e in una selezione di negozi indipendenti. Accanto a questa, una più accessibile edizione in vinile nero standard sarà disponibile per il preordine online.
Entrambe le versioni mantengono fedelmente il packaging originale del 1991, un dettaglio non trascurabile per chi considera la dimensione fisica del disco parte integrante dell’esperienza d’ascolto.
Gish non fu soltanto un biglietto da visita: fu un manifesto. Brani come “I Am One”, “Siva” e la monumentale “Rhinoceros” rivelarono fin da subito una maturità compositiva inaudita per una band al primo LP. La chitarra di Corgan non si limitava a distorcere: ipnotizzava. E la sezione ritmica, con James Iha e D’arcy Wretzky, reggeva l’architettura con equilibrio quasi precario, sospesa tra delicatezza e violenza controllata.
Un suono che avrebbe poi trovato piena esplosione in Siamese Dream, ma che in Gish conserva ancora oggi una freschezza quasi artigianale
Parallelamente all’annuncio discografico, Billy Corgan ha recentemente celebrato il primo anniversario del suo podcast, The Magnificent Others. Un progetto che lo ha visto confrontarsi con ospiti del calibro di Gene Simmons, Yungblud, Sharon Osbourne e, nell’ultima puntata, Nancy Wilson degli Heart. Un’ulteriore conferma della curiosità intellettuale di un artista che non si è mai accontentato di essere solo il frontman di una delle band più influenti degli ultimi trent’anni.
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La notizia che i fan attendevano da tempo è finalmente ufficiale: Courtney Barnett ha annunciato il suo nuovo album in studio, intitolato “Creature of Habit”, in uscita il 27 marzo per l’etichetta Mom+Pop.
L’LP, composto da dieci tracce, include il singolo dello scorso anno “Stay in Your Lane” e il nuovo brano “Site Unseen”, già disponibile insieme al relativo videoclip diretto da Juliana e Nicola Giraffe. Proprio “Site Unseen” segna una collaborazione speciale: un duetto con Katie Crutchfield, voce e anima del progetto Waxahatchee.
In una dichiarazione, Barnett ha svelato i retroscena della nascita del brano, un percorso lungo e meticoloso: «Ho provato tre volte, in due anni, a registrare questa canzone. Ogni volta non era finita o non suonava nel modo giusto, e ogni volta abbiamo dovuto ricominciare da capo. Continuavo a sentire questa armonia molto acuta nella mia testa, così per la quarta e ultima versione ho chiesto a Katie se le andava di cantarla con me. Sono una grande fan dei Waxahatchee, amo profondamente la sua scrittura e la sua voce, quindi è stato un onore averla in “Site Unseen”».
“Creature of Habit” arriva a tre anni di distanza dall’ultimo album in studio, “Things Take Time, Take Time” (2021), e dalla pubblicazione del documentario intimista “Anonymous Club”, per il quale Barnett aveva composto la colonna sonora strumentale insieme a Stella Mozgawa, batterista dei Warpaint.
Per promuovere il nuovo progetto, l’artista australiana ha già in programma un lungo tour nordamericano, diviso in due parti: la prima a maggio e la seconda ad agosto. Un ritorno sulla scena che promette di essere rumoroso, sincero e carico di quella poetica quotidiana che ha reso Barnett una delle voci più autentiche dell’indie rock contemporaneo.
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Dopo l’ottimo “UK Grim” del 2023, tornano a farsi sentire gli Sleaford Mods. Il duo britannico continua ad esprimersi brillantemente con il rap militante e imbevuto di tematiche sociali. Tuttavia, rispetto ai lavori precedenti, “The Demise of Planet X” si caratterizza per avere meno presente l’elemento post-punk di matrice Pop Group -P.I.L. che quasi dominava in “UK Grim”. Il sound, infatti, è più morbido, non solo per come ha lavorato Andrew Fearn con ritmiche meno ipnotiche e dando più spazio a momenti meno spigolosi, ma anche per la presenza di vari collaboratori che hanno accompagnato alla voce Jason Williamson. Per credere, basta ascoltare sia “No Touch”, con Sue Tompkins dei Life Without Buildings, che è stato il perfetto contraltare aggraziato alla voce assertiva di Williamson in un brano che tratta delle torbide avventure dell’uso di droghe, sia “The Good Life” con gli ospiti Gwendoline Christie e Big Special, canzone nella quale vengono sparati insulti ad alcuni gruppi. Lo stesso discorso vale per le collaborazioni maschili. In “Flood the Zone”, in cui è ospite Liam Bailey, cantautore di Nottingham, che aggiunge un lamento soul, mentre Williamson, ispirandosi a “Man At C&A” degli Specials, rifacendosi alla famigerata citazione di Steve Bannon (ex spin doctor di Trump) intendeva che, se si inonda una zona, si confonde la gente, in modo che farà semplicemente quello che vuole chi comanda. Questo disco nel suo complesso racconta, critica e satirizza i nostri tempi, offrendo al contempo un grido universale di rabbia e un’esplosione di energia che si oppone all’oscurità culturale che avanza. Un disco più che mai necessario!
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Mentre la primavera si risveglia, anche l’anima rock dei Black Keys torna a ruggire. Dan Auerbach e Patrick Carney hanno annunciato l’uscita di “Peaches!”, un nuovo album di cover che vedrà la luce il 1° maggio per Easy Eye Sound/Warner. Questo progetto non è un semplice sequel di “No Rain, No Flowers”, bensì una catarsi sonora nata nel crogiolo del dolore e della resilienza.
Le sessioni hanno preso vita in un periodo di profonda vulnerabilità, subito dopo la diagnosi di cancro esofageo al padre di Dan Auerbach. “Non stavamo registrando un disco. Stavano solo improvvisando, per noi stessi“, rivela Auerbach. “Era qualcosa di primitivo, in un momento in cui ogni nervo era a fior di pelle, una specie di urlo. Passavamo un brutto periodo, cercavamo di sollevare lo spirito. Penso che la malattia di mio padre mi abbia fatto smettere di preoccuparmi di tutto e abbia fatto venire solo voglia di urlare per un po‘”.
Quell’urlo è stato catturato in presa diretta, senza compromessi. Patrick Carney sottolinea l’approccio volutamente grezzo: “Tutto è stato registrato live in un unico take, senza separazione, comprese le voci. È stato un incubo da mixare, ma siamo riusciti a ottenere un suono crudo e sporco“. Il risultato promette di essere un pugno nello stomaco sonoro, un ritorno alle radici più viscerali del duo.
L’anteprima dell’opera è un’energica rilettura di “You Got To Lose” dei George Thorogood & The Destroyers, accompagnata da un video diretto da E.J. McLeavey-Fisher che esalta l’estetica granulosa e immediata del brano. Un assaggio perfetto dello spirito dell’intero progetto.
Nel frattempo, i Black Keys si preparano a portare la loro rinnovata carica live sul palco: l’appuntamento clou è al New Orleans Jazz Fest di maggio, seguito da una serie di date festivaliere attraverso l’estate fino a settembre 2026 quando il duo rock porterà nel nostro paese il il tour “Peaches ‘N Kream” per un’unica data il 10 settembre all’ Alcatraz di Milano. Support: Robert Finley.
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Il collettivo indie-rock canadese The New Pornographers è pronto a tornare con un nuovo capitolo discografico. “The Former Site Of”, questo il titolo dell’album in uscita il 27 marzo per l’etichetta Merge, si presenta come un lavoro profondamente riflessivo, modellato dalla pazienza e da un rinnovato approccio compositivo.
Il cuore della band – composto da A.C. Newman, Kathryn Calder, Neko Case, John Collins e Todd Fancey – ritrova la sua alchimia in questo seguito di Continue as a Guest (2023). Ad aggiungere una nuova texture ritmica in studio è Charley Drayton (noto per collaborazioni con Courtney Love, The Rolling Stones), che subentra al batterista uscente Joe Seiders. Per i live della tournée di aprile, sarà invece Josh Wells a prendere posto dietro la batteria.
Ma la vera chiave di volta di quest’opera risiede nelle parole dello stesso A.C. Newman, che in un comunicato stampa svela un cambiamento metodologico significativo. La genesi di The Former Site Of è infatti avvenuta in uno spazio di solitudine creativa più ampio, lontano dalla pressione del tempo in sala prove.
“Avere del tempo nel mio studio ha davvero aperto nuove possibilità”, rivela Newman. “Non mi piace sprecare il tempo dei miei compagni di band, e mi sono sempre sentito in colpa quando consegnavo loro un brano, chiedevo di registrarne una parte, per poi stravolgerlo completamente e richiedere un nuovo approccio. Ora posso costruire prima lo scheletro di una canzone – solo un paio di elementi, la sensazione chiave, davvero il meno possibile – per poi portarla alla band e svilupparla insieme da lì.”
Questo processo, più introspettivo e stratificato, promette di tradursi in un disco dalla tessitura ricca e meditata, dove la caratteristica esplosività melodica del gruppo potrebbe trovare nuove, inedite profondità.
Ad accompagnare l’annuncio, il videoclip ipnotico per il singolo “Votive”, animato dall’artista Michael Arthur. Un assaggio visivo che sembra riflettere la natura costruita strato su strato della nuova musica.
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