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Ma chi riesce a capire cosa sta succedendo?

Ardua impresa districarsi nelle vicende politiche di queste ultime settimane.

Il destino di Berlusconi sembrava ormai segnato e le dimissioni imminenti, quando un inaspettato colpo di coda determinato da un deprecabile colpo di souvenir ne hanno, almeno temporaneamente, rafforzato la posizione e allungato la permanenza nella carica di Presidente del Consiglio.

D’altronde l’approssimarsi delle elezioni regionali suggerisce l’idea che si allontani ulteriormente l’eventualità di un cambio di governo che regalerebbe un importante vantaggio alle coalizioni di centro sinistra.

Insomma Berlusconi guadagna tempo.

Alcune delle stesse protezioni dai processi su cui stanno trattando e stanno lavorando i suoi dipendenti (legittimo impedimento, costituzionalizzazione del lodo Alfano oltre al deleterio ’processo breve’), camuffate come riforme del sistema politico, fanno presupporre la ferrea volontà di non mollare, essendo fondate proprio sul mantenimento del ruolo di Presidente del Consiglio.

Se è vero, come sul blog Verità e democrazia sosteniamo da tempo, che un composito coacervo di poteri forti, italiani e stranieri, ha decretato la fine politica di Berlusconi e punta al ridimensionamento del ruolo della Lega nel governo se non addirittura alla sua esclusione qual’è il senso ora di questa tregua?

Presa d’atto della persistente forza di Berlusconi, almeno sul piano elettorale? Trattativa ben avviata per ottenere lo ’spontaneo’ farsi da parte del premier in cambio dell’impunità o, più credibilmente, essendo gran parte delle accuse destinate probabilmente a cadere per il sopraggiungere della prescrizione, in cambio di concessioni in materia economica e finanziaria? Oppure ancora l’intenzione della Casta partitica di sfruttare una situazione non facilmente ripetibile e di ’utilizzare’, ancora una volta, Berlusconi per varare riforme in tema di giustizia che gradisce particolarmente (ripristino dell’immunità parlamentare, indebolimento dell’indipendenza dei magistrati) magari insieme a quelle modifiche costituzionali condivise così care al Presidente Napolitano?

Non è nemmeno da escludere peraltro il colpo del KO in prossimità delle elezioni regionali (con nuove rivelazioni sulle avventure sessuali di Berlusconi ed utilizzando la sentenza di appello nel processo a Dell’Utri e quella in Cassazione per Mills) qualora si ritenga indispensabile l’annientamento politico di Berlusconi per poterne raccogliere l’eredità di voti.

Ancora più incomprensibili appaiono le trattative tra i vari partiti su candidature e coalizioni nelle varie regioni in cui a Primavera si andrà a votare. L’UDC gioca la tattica di allearsi di volta in volta con la coalizione, di destra o di sinistra, unendosi alla quale diventa determinante per la vittoria e che consente dunque di massimizzare la propria contropartita politica. E ottiene nel contempo di assicurare un equilibrio tra le varie coalizioni in campo funzionale al rendere indispensabile il proprio partito anche sul piano nazionale.

Atteggiamento evidentemente immorale ma comprensibile da un punto di vista politico. Ciò che appare incomprensibile è l’accondiscendenza da parte dei partiti di centro sinistra, compresa l’IDV di Di Pietro, che fanno sponda e accettano i ricatti dell’UDC.

Il massimo della confusione si raggiunge in Sicilia, regione nella quale non si può tentare un’analisi politica tralasciando l’influenza nefasta della mafia e dove peraltro le elezioni si sono svolte nel 2008: Lombardo, già alleato della Lega e di Storace, fa fuori prima l’UDC di Cuffaro e poi contribuisce a spaccare il PDL tra i lealisti berlusconiani di Alfano e Schifani e gli scissionisti di Miccichè e Dell’Utri. Incredibilmente (o meglio si dovrebbe dire naturalmente…) il PD ed il nuovo partito di Rutelli sembrano voler appoggiare le manovre di Lombardo, senza alcuna remora di allontanarsi sempre più da un progetto credibile di alternativa politica che riguardi anzitutto metodi di governo e trasparenza di obiettivi programmatici.

Chi dice Casini pensa inevitabilmente al Vaticano e, anche attraverso il legame familiare con Caltagirone, ad alta finanza ed industria delle costruzioni. E a causa di uno dei propri più importanti leader, il siciliano Cuffaro, evoca inquietanti rapporti con la mafia. In sostanza tutti quei poteri forti determinanti per la formulazione delle decisioni più importanti per il nostro Paese.

D’Alema, Fini, Casini appaiono tutti convergenti verso il medesimo obiettivo: quello di creare una palude politica che, fatto fuori l’inaffidabile Berlusconi e mettendo ai margini i partiti antisistema (la Lega sul versante della destra e IDV su quello opposto, oltre ai comunisti in questo momento fuori dal gioco parlamentare), mantenga inderogabilmente al proprio interno il potere politico.

Una sorta di nuovo arco costituzionale, fondato anche sulla solidarietà della casta politica, leale e ossequioso nei confronti di chi davvero comanda in Italia: gli Stati Uniti, la confindustria, le grandi banche, le élites militari, dell’amministrazione pubblica, delle forze dell’ordine, il Vaticano e forse addirittura le organizzazioni della criminalità organizzata.

Le divergenze fra i tre sono poi marginali e legate all’ambizione personale di ciascuno: ad esempio preferenza per il sistema elettorale proporzionale per Casini per fare del proprio partito l’ago della bilancia o presidenzialismo per Fini per ottenere l’opportunità della propria affermazione personale.

Il completamento dell’americanizzazione (o se si preferisce di adesione al piano di rinascita nazionale della P2) nel quale le forze politiche che recitano le parti in commedia della fiction democratica e che si alternano al governo sono quasi perfettamente fungibili e sostituibili.

In piena coerenza con il progetto veltroniano espresso nella ’vocazione maggioritaria’ del Partito Democratico e l’ambizione di diventare l’unico interlocutore nel dialogo con Berlusconi.

Se quelle ipotizzate potrebbero essere le motivazioni che muovono le forze politiche interne al ’sistema’ con il PD che corteggia l’UDC per riconquistare la guida del Paese, cosa c’è alla base delle ultime mosse dell’Italia dei Valori di Di Pietro? La semplice volontà di non rinunciare a qualche assessorato nei governi regionali e di non rompere definitivamente con il PD in vista di una futura coalizione a livello nazionale? Senso di realismo e responsabilità da cui deriva l’obiettivo di non consentire un cappotto delle forze di destra in quello che si annuncia una sorta di referendum pro o contro Berlusconi?

E come interpretare la disponibilità di Ferrero ad allearsi anche con il diavolo pur di far fuori Berlusconi? Si è parlato di un nuovo Comitato di Liberazione Nazionale di cui dovrebbero far parte anche gli ex (?) gerarchi berlusconiani Fini e Casini. Avrebbe avuto senso un CLN antifascista di cui avessero fatto parte anche esponenti compromessi con il regime di Mussolini? Davvero si pensa che fatto fuori Berlusconi cambierà tutto nella politica italiana? Una nuova legge elettorale proporzionale cui tiene particolarmente il partito di Ferrero giustifica qualunque accordo?

Sono consapevoli Ferrero e Di Pietro che stanno trattando con chi pensa di annientarli e del disorientamento che posizioni incomprensibili e incoerenti provocano nel proprio elettorato e tra i propri simpatizzanti, smentendo nel caso di IDV recenti posizioni con le quali, ad esempio nel Lazio, aveva posto il veto all’alleanza con l’UDC?

Realmente si pensa di poter stare con un piede dentro il sistema e mantenere, fuori da esso, cuore ed anima puliti?

Eppure esiste in Italia un’area elettorale, a cui già ora può attribuirsi sulla base dei risultati delle ultime Europee il 15-20 per cento dei consensi, costituito da IDV, Rifondazione Comunista, Lista Grillo e Sinistra e Libertà, unita dal coerente contrasto della corruzione e della criminalità organizzata, dal rifiuto dell’esproprio della sovranità popolare ad opera di lobbies e centri di potere, dalla difesa dei diritti dei lavoratori, dall’auspicio di uno sviluppo verde, dai principi della laicità dello Stato.

Se questi partiti, pur mantenendo la propria specifica identità e indipendenza, dessero vita ad un accordo programmatico e di strategia politica si costituirebbe un’alleanza in grado di condizionare il PD e gli sviluppi futuri della politica italiana e forse di rappresentare il primo passo per la costituzione di una vera alternativa democratica.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.108) 10 gennaio 2010 19:27

    Il tallone d’Achille del PD è proprio l’esistenza (a sinistra) di questo 15-20 % di "oltranzisti" con nessuna vocazione di governo. Prodi per ben due volte ci ha lasciato la poltrona. L’ultima volta sono riusciti a minacciare una patrimoniale di fatto inesistente. Il nocciolo della questione diventa allora l’elettorato di centro. Da ricordare anche che nel paese del Barbiere e il Lupo in nome della sicurezza si dicono e si fanno cose davvero strane. (altro ancora => http://forum.wineuropa.it

  • Di Verità e Democrazia (---.---.---.121) 11 gennaio 2010 00:04
    Verità e Democrazia

    Anzitutto ci sarebbe da discutere su chi abbia fatto fuori Prodi, se l’estrema sinistra o i moderati o D’Alema/Veltroni. Poi se l’obiettivo è semplicemente di vincere le elezioni, tranquillizzando Vaticano, Confindustria, ecc.ecc. hai ragione tu: bisogna accordarsi con l’UDC. Se invece si vuole cambiare qualcosa in Italia, in tema di legalità e di giustizia sociale, forse bisogna fare altre cose ...

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