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Marina Serafini

Dottore in filosofia e dottore in scienze della formazione, ho conseguito diversi master e corsi di specializzazione in comunicazione, formazione, selezione del personale e project management. Affascinata dal mondo del web marketing e dello storytelling management. Da anni impegnata nella gestione di Risorse Umane, in area didattica e nel problem solving aziendale. Mi piace dire qualcosa parlando di altro, mi piace parlare dell'uomo...
 

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  • Primo articolo venerdì 08 Agosto 2016
  • Moderatore da domenica 09 Settembre 2016
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Ultimi commenti

  • Di Marina Serafini (---.---.---.75) 30 settembre 2017 23:36
    Marina Serafini

    É vero, l’acquisizione veloce delle informazioni attraverso il poliverso linguaggio multimediale, che si espande virtualmente grazie anche alla rete, arriva inevitabilmente ad allenare la mente dei fruitori ad un funzionamento differente dal modo delle precedenti generazioni. Lo sta gia’ facendo e non può fermarsi. Col mutare degli strumenti disponibili, cambia anche il modo di usare le nostre risorse personali - in primis quelle gnoseologiche. Da qui, a cascata, cambia il modo di vedere il mondo e di fruirne. Un inevitabile funnel che spinge verso un circolo che nessuno desidera divenga vizioso. Allenare l’ emisfero destro più del sinistro potrebbe essere una grande rivoluzione, i cui meriti potrebbero essere riconosciuti nella riscoperta del lato emotivo e creativo del nostro essere. Una rivalutazione della capacità analogica del comunicare sarebbe davvero opportuna, in una società come quella attuale, in cui domina la razionalità come unico vessillo di verità assoluta. Quanto alla velocità, tristemente e spesso a ragione legata alla superficialità, giá ne cogliamo gli effetti nei giovani, che trovano difficile restare a lungo concentrati su un concetto. In un mondo interconnesso, in cui una infinità di notifiche richiama continuamente l’attenzione degli utenti, sparpagliandola in direzioni plurime, e in cui la ricerca di una informazione spalanca una quantità ingestibile di risposte... Beh é facile lasciarsi tentare dalla distrazione e dalla voglia di semplificare. A Roma si dice che "il troppo stroppia", ma la vera problematica non é nella quantità delle informazioni disponibili - sempre auspicabili, per carità -ma nel modo in cui si é in grado di fruirne. E scusatemi se torno a citare la scuola e la responsabilità degli insegnanti (scolastici o meno). Le generazioni si educano tra loro, alle precedenti sta la responsabilità di accompagnare le successive nel mondo, per orientare a capirci qualcosa e a operare per renderlo un posto gradevole e utile. Laddove questo non avviene o avviene in modo sbagliato si va ad innescare un avvitamento auto ed etero-lesivo. E nell’attualità non mi pare ci troviamo messi proprio bene...

  • Di Marina Serafini (---.---.---.24) 23 settembre 2017 14:00
    Marina Serafini

    ...pieno di meriti, ma poeticamente abita l’uomo su questa terra... Holderlin.

  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 28 agosto 2017 16:03
    Marina Serafini

    Mi scusi lei, perchè credo sia lei che non legge ciò che altri scrivono!

    Personalmente, la questione che pongo è radicale e va alle cause: se io-governo decido di accogliere persone che riconosco in necessità di essere accolte, io-governo devo anche occuparmi della loro sistemazione! Nel senso che non posso consentire che queste persone occupino abusivamente degli stabili, ma ho la responsabilità di dare loro sistemazione legittima e civile. Tutto il resto - ossia tutta la polemica e i discorsi che seguono - vanno di conseguenza. Certo che non va bene l’abusivismo, io mica lo giustifico! Mi sembra piuttosto che , con la solita politica furbetta del mandare fumo negli occhi, si stia spostando l’argomento: io non invito a casa mia persone che poi non sono in grado di gestire. E se lo faccio mi assumo la responsabilità di accoglierle! Non la scarico, questa importante responsabilità, sulla "buona volontà" di cittadini ignari, che si vengono a trovare coinvolti in scene che vorremmo non dover mai vedere, e delle quali, nostro malgrado, ci troviamo a discutere!!!
    La questine non è: sono abusivi e chi se ne frega se li mandano via, ma "perchè sono abusivi?" Chi li ha messi nella condizione di esserlo? In che consiste la famosa accoglienza di cui tanto spavaldamente - e ipocritamente - ci riempiamo ( si riempiono) la bocca? Facile accusare loro, ma molto più corretto chiedere risposte a chi li ha creati, questi disagi. E non si tratta certo dei migranti, ma di chi li usa come scudo per protrarre politiche poco chiare in funzione di interessi davvero poco sociali.
  • Di Marina Serafini (---.---.---.228) 28 agosto 2017 13:13
    Marina Serafini

    E bisogna aspettare l’inevitabile clamore mediatico per capire che bisogna provvedere a pensare prima di fare?

    Prima lasciamo che vengano occupati stabili abusivamente (evidente atto di ammissione di non sapere/volere/essere in grado/avere il nulla osta per affrontare la questione base: sono qui, e ora dove li mettiamo?). Poi ci ricordiamo che questi stabili sono occupati abusivamente, e quindi bisogna sgomberare. 
    meno a questo punto mi sarei aspettata una riflessione a più poltrone sulla questione... E invece ci limitiamo a buttarli in strada...Dove li lasciamo cuocere sotto il sole per qualche tempo...(nella piena indifferenza per i valori umani di pietas e rispetto delle persone direttamente interessate - gli abusivi - e indirettamente interessate - i cittadini comuni che vivono in quella zona).
    Alla indignata reazione pubblica - inevitabile, ma non scontata - seguono un ruminare di belle parole inutili quanto interlocutorie, e la Questione - enorme, certo, enorme e non facilmente risolvibile - viene solo spostato più in là. Arriveremo mai ad affrontarlo seriamente? 
    Lei parla di metodo, signor Di pv21... Io parlo di qualcosa che lo precede: il senso di civiltà. Già - mi dirà lei - ma quale civiltà? Già...
  • Di Marina Serafini (---.---.---.208) 20 agosto 2017 18:50
    Marina Serafini

    Salve, le rispondo solo ora perché le notifiche relative ai commenti non arrivano. Mi scuso, dunque. La mia nota non era un’accusa nei confronti di Hegel, ma una riflessione, forse un po’ appassionata, proprio su quanto lei andava scrivendo. Mi spiego meglio: oggi si parla di postverita’, di crisi della vera notizia, di manipolazione informativa..di ipnosi di massa, di storytelling, e chi più ne ha piú ne metta. Ed è tutto maledettamente vero: viviamo in una realtà raccontata, e raccontata con intenti spesso nutriti da forzosi interessi privati (e monetizzati). Personalmente non credo che in passato sia stato molto diverso. Dagli antichi miti alle Historiae dei romani, fino agli albori del moderno marketing, con Bernays, il famigerato padre della grande propaganda. Oppure basterebbe dare una scorsa al Breviario dei politici di Mazzarino, o alla Psicologia delle folle di Le Bon... L’uomo vive raccontando, ha detto qualcuno, e apprende dai racconti. E dietro ad un racconto esiste sempre un intento. Ieri come oggi. Quanto ad Hegel sono personalmente irritata con chi ha fatto il passo verso l’esistenza e poi se ne e’ ritratto "comodamente" verso l’assoluto. Un po’ come fece Heidegger nella sua Khere... Una fuga da quella storia che lui stesso voleva inizialmente far vivere coscientemente dall’interno, una rinuncia che ha pagato con la decadenza sconvolgente degli ultimi anni, quelli dei "quaderni neri". Fuggire dalla storicità é negare la propria stessa umanità - e con essa quella di ogni altro. A rileggerla presto.

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