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Corte di Giustizia UE condanna l’Italia per i rifiuti campani. La colpa è, anche, dei giornalisti

 
Rifiuti che spariscono per essere stipati nelle discariche costruite – da un giorno all’altro - su terreni che, fino a poco prima, ospitavano coltivazioni agricole. Cumuli di “ecoballe” stipati al sole, con il percolato – il liquido che si forma dalla decomposizione dei rifiuti – che scivola nero e puzzolente nel terreno, raggiunge i canali e irriga i campi che si trovano a pochi metri dalle discariche. Gli italiani davanti allo “schermo magico” ascoltano le falsità dei Tg mentre mangiano pomodori, lattughe e olio al percolato e applaudono al “miracolo”.
 
Le colpe sono chiare ed evidenti. C’è la colpa del Governo di aver preteso di nascondere 55mila tonnellate di rifiuti, spostandoli dalle strade alle campagne. C’è la colpa della Regione Campania che non è mai riuscita a dotarsi di un piano di smaltimento rifiuti. C’è la colpa dell’informazione: di tutti i giornalisti (tranne due) che il 18 luglio, nella sala della Prefettura di Napoli, si levarono in piedi ad applaudire il Presidente del Consiglio invece di chiedere dove fossero finiti i rifiuti.
 
 
Un Governo che sposta i rifiuti dalle strade e li stipa in uno dei cuori pulsanti della sua agricoltura nazionale non può pretendere di farla franca. Ci sono cittadini, giornali, associazioni che da mesi, anni, portano avanti una lotta affinché tutti siano informati su quanto successo in Campania. Una galassia di Don Chichotte, uomini e donne lasciati da soli dai mezzi d’informazione, giovani e anziani inascoltati. Istanze di cittadini taciute pur di non scontentare il politico di turno.
 
Ma come si può tacere davanti ad un tuo concittadino che vede il suo territorio devastato? Fin dove può arrivare la piaggeria? Si possono vendere la propria dignità e il futuro dei propri figli al mercato della politica?
 
Questa maggioranza ha costruito la sua vittoria elettorale su un’emergenza rifiuti che non è stata risolta. Lo stesso capo della Protezione Civile – Guido Bertolaso – ha costruito le sue fortune sulle immagini che lo ritraevano a pulire le strade della città, mentre la sua vice era indagata per illeciti nel ciclo di smaltimento rifiuti. I mezzi di comunicazione hanno retto il gioco, i telegiornali hanno mostrato le immagini di una città pulita, abbandonando qualsiasi spirito critico e qualsiasi etica professionale. La Corte di Giustizia ha constatato che l’Italia “non ha adottato tutte le misure necessarie’’ allo smaltimento dei rifiuti nella regione Campania.
 
Si legge nella sentenza: "Non avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di recupero e di smaltimento dei rifiuti nelle vicinanze del luogo di produzione e non avendo adottato tutte le misure necessarie per evitare di mettere in pericolo la salute umana e di danneggiare l’ambiente nella Regione Campania, l’Italia è venuta meno agli obblighi che le incombono in forza della direttiva rifiuti’’.
 
Si pone, inoltre, un altro problema, questo di natura economica. La Campania non avrà accesso ai fondi comunitari dopo l’avvio della procedura d’infrazione. Si tratta, secondo dati della Regione, di circa 500 milioni di euro, di cui 300 della programmazione 2007-2013 e i restanti dei sette anni precedenti, destinati al settore dei rifiuti e bloccati a Bruxelles da giugno 2007. Il che significa che lo Stato italiano vedrà accrescere il suo debito di 500 milioni di euro, e, quindi, i contribuenti italiani dovranno pagare di tasca propria i fallimenti di questa amministrazione.
 
Quali sono, quindi, i meriti di questo Governo? Chi si è arrogato il diritto di dire che il problema era stato risolto? Chi ha fatto da gran cassa?
 
“Siedi sulla riva del fiume e aspetta che il cadavere del tuo nemico passi”. Il mio nemico sta passando lungo un fiume di monnezza creato dall’inadeguatezza di una classe dirigente. La sentenza non lascia spazio a scuse: “Né l’opposizione della popolazione, né gli inadempimenti contrattuali e neppure l’esistenza di attività criminali costituiscono casi di forza maggiore che possono giustificare la violazione degli obblighi derivanti dalla direttiva e la mancata realizzazione effettiva e nei tempi previsti degli impianti”.
 
La puzza della monezza si è levata alta fino a giungere a Bruxelles mentre a Napoli nessuno ha sentito o visto nulla.
 
 

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Francesco Piccinini

Francesco Piccinini

Ex direttore di AgoraVox Italia. Da dicembre 2011 è Digital Manager del Gruppo Editoriale Caltagirone. Nel 2010 ha collaborato a Strozzateci Tutti, il libro/blog/manifesto contro le mafie che ci ha portati fino a Scampia. Dal 23 maggio è in libreria l'ultimo libro a cui ha collaborato come autore, Novantadue, l'anno che cambiò l'Italia, edito da (...)

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