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Che cos’è un "governo tecnico"? E quali sono stati gli ultimi

Nella settimana che si sta concludendo la politica italiana ha conquistato le prime pagine dei quotidiani europei e non; il quarto governo Berlusconi è ormai destinato a consumarsi in pochi giorni e molto si è discusso riguardo il futuro prossimo della nostra realtà politica.

Si fa sempre più concreta la possibilità di un governo tecnico, vediamo allora che cosa si intende per questa soluzione, a quali problematiche dovrà far fronte e quando, nel passato della Repubblica italiana, si è optato per questa forma di governo.

Viene istituito un governo tecnico in due casi: o il parlamento non riesce più ad esprime una maggioranza oppure per far fronte ad una situazione di forte crisi, sia sociale che economica. E' forse superfluo sottolineare come l'Italia soffra, in questo momento, di entrambe le posizioni: martedì il governo Berlusconi è uscito schiacciato dal voto sul rendiconto (pur raggiungendo la maggioranza relativa nello specifico, i 308 voti non bastano al raggiungimento della metà più uno che consente di raggiungere la maggioranza assoluta, 316 voti) e la già provata economia italiana si è aggravata con il picco di punti spread e la conseguente sfiducia dei mercati.

Il governo tecnico rimane in carica durante l'arco di tempo necessario per fronte alla crisi, per gestire l'ordinaria amministrazione sino a prossime elezione. Solitamente viene scelto per ricoprire il ruolo di primo Ministro il presidente della Camera dei Deputati o del Senato; in alternativa la scelta ricade su un altro "personaggio delle Istituzioni", che si sia distinto per esperienza in ambito amministrativo e gestionale della cosa pubblica. 

La terza via sarà quella che percorrerà l'Italia; tra i diversi nomi porposti negli ultimi giorni sembra aver acquisito concretezza quello di Mario Monti, sicuramente uomo esperto che vanta un curriculum di tutto rispetto.

Nel passato la Repubblica italiana ha optato per questa forma di governo transizionale (che faccia cioè da tramite, riempiendo il vuoto che si viene a creare tra la fine di una legislatura e le prossime elezioni), tra i governi tecnici proposti per far fronte ad una crisi è bene ricordare:

Il Governo Amato, dal 28 giugno 1992 al 28 aprile 1993, istituito per far fronte alla crisi monetaria del '92, rimase in carica dieci mesi (tra i vari nomi che circolano, è notizia dell'ultim'ora quello di Giuliano Amato, sarebbe il suo terzo governo tecnico).

Il Governo Ciampi, che subentrò al precedente (in carica dal 28 aprile 1993 al 10 maggio 1994) al fine di varare la riforma elettorale atta ad introdure il sistema maggioritario.

Il Governo Dini, il più longevo della seconda Repubblica con una durata di un anno e quattro mesi (dal 17 gennaio 1995 al 17 maggio 1996), varò la legge pensionistica (legge Dini); come per Amato, anche il nome di Lamberto Dini viene registrato nelle ultime ore quale probabile candidato alla presidenza dell'imminente governo tecnico.

Tra i governi "traghettatori" si annovera il secondo governo Amato, istituito per far fronte alla crisi del governo D'Alema (fine '99): rimase in carica dal 25 aprile 2000 all'11 giugno 2001.

Il futuro governo tecnico, se ci sarà, dovrà quindi riempire il vuoto lasciato dal governo Berlusconi sino alle prossime elezioni (2012?) e far fronte alla grave crisi economica, valutando provvedimenti per contenere il debito, riconquistare la fiducia dei mercati e, perchè no, anche quella dei cittadini.

Commenti all'articolo

  • Di pv21 (---.---.---.98) 13 novembre 2011 12:59

    Trappole >

    Dopo 3 anni e mezzo il IV° governo Berlusconi non ha realizzato nessuna delle “epocali” riforme annunciate (federalismo, fisco, giustizia, ...). Dopo la lettera d’intenti recapitata alla UE lo spread dei nostri Titoli ha fatto un balzo di 200 punti.
    Gli ispettori di Bce-UE hanno accertato che per pareggiare il bilancio nel 2013 servono ulteriori misure di aggiustamento ed i Commissari UE continuano a sollecitare l’adozione di riforme atte a rilanciare la crescita.

    Se varato, un governo “tecnico” a larga maggioranza dovrà sostenere il carico di provvedimenti tanto incisivi quanto impopolari. Un impegno davvero improbo.
    Un’occasione, per Berlusconi e Bossi, foriera di possibili “riscatti” politici.
    Dall’interno, condizionando contenuti, operatività e continuità del nuovo governo.
    Dall’esterno, enfatizzando ogni minima difficoltà, indecisione o presunta “inadempienza”.
    Berlusconi avverte che ”possiamo staccare la spina quando vogliamo”.
    Tutto è ancora legato all’avallo di una casta di Primi Super Cives sempre attenta a privilegi e interessi …

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