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Venti di guerra nel Mediterraneo. L’Italia in prima fila

Di (---.---.---.172) 26 febbraio 2011 02:28

Scrivo da fuori d´Italia. Dal Brasile (me ne sono andato 28 anni fa, poco dopo l´annuncio delle liste della P2: uno scandalo che mostrava l´inizio di una involuzione radicale).

Nella storia italiana i gas usati contro le popolazioni inermi sono stati sempre sottovalutati. Pareva unanime una "repubblica nata dalla resistenza". Senza epurazione e senza cambiare sostanzialmente i dirigenti intermedi dello stato.
Oggi si presenta l´occasione per stendere la mano alle popolazioni in rivolta. Andare a Bengasi, in Cirenaica e dire che la popolazione italiana vuole ricostruire un Mediterraneo diverso, non più effetto delle egemonie (francesi o italiane, o americane, inglesi o sovietiche), a patto di guardare insieme la memoria del passato, constatare lacerazioni e massacri e voltare pagina, quando entrambi gli interlocutori lo vorranno. È
il momento di raccogliere una bandiera dell´etica. Etica sostanziale, etica della giustizia e della solidarietà. Etica della lettura e dell´ascolto di quanto è avvenuto e quanto sta avvenendo.
Prima che l´Italia istituzionale sia chiamata ad azioni di guerra, l´italia reale potrebbe creare azioni di pace. Proporsi come un vero ponte. A Bengasi con le popolazioni libiche e di li in Egitto e in Tunisia.
Andrea Lombardi, Niteroi, Rio de Janeiro lombardi.andrea@gmail.com


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