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 Home page > Attualità > Politica > Taser, da oggi la sperimentazione | Ecco perché è un’arma pericolosa

Taser, da oggi la sperimentazione | Ecco perché è un’arma pericolosa

Annunciata sin da marzo dalla Direzione anticrimine e oggetto di un decreto del Viminale all’inizio di luglio, è iniziata ufficialmente oggi, in 12 città italiane, una sperimentazione di tre mesi della taser, la pistola che esplode scariche elettriche in grado di paralizzare temporaneamente una persona. Il modello adottato è lo X2 della Axon, le cui caratteristiche sono descritte qui, un’evoluzione del modello X26 che le Nazioni Unite avevano giudicato equiparabile a uno strumento di tortura.

Le taser sono classificate come “armi non letali” o “meno che letali” e sono usate in oltre 100 paesi.

Dovrebbero, secondo i promotori della sperimentazione, consentire a polizia, carabinieri e guardia di finanza di fare meglio il loro lavoro: garantendo l’incolumità degli operatori che agirebbero a distanza di alcuni metri e minimizzando se non azzerando, per le caratteristiche dell’arma, il rischio di provocare danni letali.

Secondo una ricerca di Amnesty International Olanda su un test analogo condotto dalle forze di polizia olandesi nel 2017, le taser sono state ampiamente impiegate in situazioni in cui non c’era minaccia imminente di morte o di gravi ferite. In circa la metà dei casi, le persone sono state colpite in un contatto diretto, anche quando erano già ammanettate, dentro un veicolo o una cella di polizia e in celle separate negli ospedali psichiatrici.

I dati disponibili relativi al paese in cui da più tempo le taser vengono usate, gli Usa, confermano le preoccupazioni delle organizzazioni per i diritti umani.

La ricerca più recente e accurata, realizzata dall’agenzia Reuters, informa che dall’inizio di questo secolo oltre 1000 persone sono morte dopo essere state colpite solo o anche da una pistola elettrica. Analizzando le autopsie di 712 corpi, è emerso che in 153 casi (oltre uno su cinque), la taser era stata una causa diretta o una concausa della morte. E analizzando i procedimenti giudiziari su 400 casi di morte, è risultato che in uno su quattro la taser era stata la sola arma usata.

La ricerca ha messo in evidenza non solo l’uso improprio e non necessario della taser (e dunque il rischio che, classificata come “non letale”, quest’arma possa essere usata con eccessiva disinvoltura, più al posto del manganello che della pistola che esplode pallottole vere) ma anche la particolare vulnerabilità di alcuni soggetti: persone cardiopatiche, con problematiche respiratorie temporanee o permanenti, sotto uso di stupefacenti, così come donne incinte.

Le linee guida emesse dal ministero dell’Interno fanno riferimento a quest’ultima problematica, ma si limitano a menzionare le donne in stato di gravidanza e le persone con disabilità motoria.

Non risultano invece particolari indicazioni da parte del ministero della Salute.

Insomma, massima attenzione: il confine tra “non letale” e “letale” è facilmente valicabile. Il “rischio zero” non esiste.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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