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Steve Bannon e l’estrema destra in Europa | Uomini e no

Jamie Doward descrive con dovizia di particolari il progetto di Steve Bannon per una fondazione che alimenti le mire espansionistiche del populismo in Europa: "Steve Bannon progetta le fondamenta per alimentare l'estrema destra in Europa"

 

Il Guardian ha pubblicato un articolo sul quale credo sia doveroso soffermarsi, sia per l'attualità del tema che per gli scenari che ne possono derivare.

Jamie Doward descrive con dovizia di particolari il progetto di Steve Bannon per una fondazione che alimenti le mire espansionistiche del populismo in Europa: "Steve Bannon progetta le fondamenta per alimentare l'estrema destra in Europa"

L'ex consigliere di Donald Trump non si limita a immaginare possibili finanziamenti/finanziatori alla Soros, ma entra nel merito del lessico e dell'orgoglio fascista: "Vi chiamano razzisti? Siatene orgogliosi!".

 Se questo progetto prenderà forma, le nuove destre (possiamo definirle protofascismo?) già forti dai risultati conseguiti in alcune nazioni (Italia, Austria e molti paesi dell'ex blocco sovietico), potranno rialzare ulteriormente la testa, e se formeranno uno schieramento compatto per l'appuntamento elettorale, potranno creare non pochi problemi nel prossimo Parlamento europeo.

Non che la situazione, a livello mondiale, sia migliore, anzi. USA e Russia attaccano contemporaneamente e con mezzi diversi, dall'economia alla cibernetica, il vecchio continente, unico sinora in grado di opporsi alle loro mire egemoni. Frantumata nei vari stati, L'Europa cessa di essere un valido competitor a livello mondiale, ed ogni stato si troverà a fare i propri conti su questa fragilità collettiva. 

La risposta politica a questa onda dilagante sembra ancora titubante ed insicura. I Democratici negli USA sembrano i più convinti nel cambio di rotta, ed i primi risultati sono arrivati. In Russia la siuazione politica è cristallizzata da Putin da decenni e ce ne vorranno altri per vedere, forse, un primo segnale di cambiamento. In Europa alcuni stati sembrano reggere l'urto, ma fragilmente come in Spagna e in Grecia. La Francia si giocherà molto sulla riconferma di Macron, e tutto sarà deciso dall'appoggio del centro. In Inghilterra i laburisti sembrano ben messi, anche per le difficoltà interne della May, ma loro sono fuori e non voteranno per l'Europa. In Germania la Merkel tiene, ma la nuova destra anche lì avanza.

In Italia la situazione è talmente paradossale che ci sarebbe da ridere, non ci fosse da piangere. Una raffazzonata legge elettorale ha consegnato lo scorso 4 marzo il Parlamento ad una accoppiata (o accozzaglia) che mostra con cadenza quotidiana la difformità di vedute dei due schieramenti praticamente su tutto: dall'economia alle Grandi Opere, dal lavoro ai migranti, dalla scuola alla salute. L'unica opposizione al momento degna di questo nome sembra Forza Italia, il partito azienda formato da Silvio Berlusconi.

Il PD si dimostra incapace di scegliere una linea politica e sembra tutto intento a guardare il proprio ombelico, mentre la sinistra massimalista continua a scindersi con la massima scioltezza. Se questo scenario rimarrà inalterato sino al prossimo maggio, il voto italiano per l'Europa rischia di trasformarsi in una decisa spallata verso destra, con una connotazione estrema che dovrebbe spaventare tutti gli europei.

Il grande Eduardo De Filippo scrisse nella sua commedia Napoli milionaria: "Ha da passà a nuttata". Auguriamoci spunti presto il sole. Dell'avvenire.

 

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