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Stabilità sì, ma non basta: il governo Meloni festeggia la sua longevità, ma gli italiani aspettano i risultati.

Oggi, Venerdì 4 Settembre 2026 a Bari, Fratelli d’Italia celebra il traguardo dei 1.413 giorni di governo Meloni, con lo slogan “Il governo più stabile, l’Italia più forte”. Una festa politica in grande stile, tra migliaia di militanti, pullman da tutta Italia, palco sul mare, musica, panzerotti e spaghetti all’assassina.

Un risultato politico indiscutibile: il governo guidato da Giorgia Meloni, il primo presidente del consiglio donna, ha dimostrato una stabilità che, nella storia repubblicana, non è affatto scontata.

E allora diciamolo senza pregiudizi: la stabilità è un valore. Un esecutivo che dura può dare continuità alle politiche economiche, rassicurare i mercati, contribuire alla tenuta dello spread e rendere più prevedibili i conti pubblici. Dopo anni di governi ballerini, maggioranze variabili e crisi politiche a ripetizione, arrivare a fine legislatura con una squadra ancora in piedi è certamente qualcosa che merita di essere riconosciuto.

Ma c'è un problema. La stabilità, da sola, non riempie il carrello della spesa. Non paga una bolletta. Non accorcia le liste d'attesa. Non rende più sicura una città. E soprattutto non può diventare l'alibi per misurare il successo di un governo esclusivamente sulla sua capacità di restare in carica.

Il vero punto, per un governo che festeggia il proprio record di longevità, è un altro: che cosa è cambiato concretamente nella vita degli italiani?

Perché nel frattempo alcune delle battaglie che hanno accompagnato la narrazione del centrodestra sono rimaste largamente irrisolte.

La Fornero è ancora lì. L'abolizione strutturale della legge, promessa o evocata per anni, non si è trasformata nella rivoluzione previdenziale che molti elettori di centrodestra si aspettavano.

Le accise sui carburanti non sono state cancellate. E qui la questione assume un sapore quasi paradossale, perché proprio la riduzione delle accise era stata una delle bandiere più riconoscibili della propaganda elettorale.

Poi c'è il problema più quotidiano di tutti: il costo della vita. Gli italiani continuano a fare i conti con prezzi elevati, affitti pesanti, spesa alimentare più costosa e un potere d'acquisto che, anche quando gli indicatori macroeconomici migliorano, non sempre restituisce alle famiglie la sensazione di stare meglio.
Il motivo è semplice: gli stipendi, in Italia, sono rimasti sostanzialmente fermi da oltre un decennio.

E arriviamo alle bollette. Per una famiglia, poco importa che lo spread sia sotto controllo se alla fine del mese luce e gas rappresentano ancora una voce capace di mettere in difficoltà il bilancio domestico.

Lo stesso discorso vale per la sicurezza. È diventata uno dei temi identitari della destra di governo, ma il cittadino giudica la sicurezza non dai comunicati stampa, bensì da ciò che vede sotto casa: furti, aggressioni, degrado, spaccio, microcriminalità. La percezione di sicurezza è una questione concreta. E un governo che rivendica di aver restituito autorevolezza allo Stato deve necessariamente confrontarsi con la realtà quotidiana delle città italiane.

Ma forse la prova più difficile è quella della sanità. Liste d'attesa interminabili, pronto soccorso sotto pressione, carenza di personale e crescente ricorso alla sanità privata raccontano un Paese nel quale curarsi tempestivamente rischia di diventare sempre più una questione di disponibilità economica. Qui la stabilità dovrebbe servire proprio a questo: programmare, investire, riformare. Perché governare a lungo dovrebbe significare avere più tempo per risolvere i problemi, non semplicemente più tempo per celebrare la propria permanenza al potere.

A Bari il centrodestra festeggia, comunque, un record storico. Ed è giusto riconoscerlo. Ma sarebbe interessante vedere trasformata quella stessa energia organizzativa - i pullman, i militanti, il palco, le migliaia di persone - in una grande operazione di ascolto del Paese reale.

Perché tra un governo stabile e un Paese più forte non c'è automaticamente il segno "=".

Il governo Meloni può rivendicare la stabilità. Può rivendicare una maggiore credibilità finanziaria. Può rivendicare la durata. Ma il giudizio degli italiani, alla fine, sarà molto più semplice e molto meno celebrativo:

Posso andare in pensione senza aspettare una vita?
Quanto pago per fare un pieno di benzina?
Quanto mi costa la spesa?
Riesco a pagare le bollette?
Mi sento sicuro quando torno a casa?
Se mi ammalo, quanto devo aspettare per curarmi?

Insomma va bene la 'stabilità', ma adesso servono i fatti, i risultati di questa lunga legislatura, prima che gli elettori si esprimano nel segreto delle urne.

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