Sotto attacco, l’Iran recluta bambini soldato anche di soli 12 anni
Il 26 marzo Rahim Nadali, vice comandante dei Guardiani della rivoluzione dell’area metropolitana della capitale Teheran, ha annunciato una campagna di reclutamento chiamata “Combattenti per la difesa della madrepatria dell’Iran” precisando che era “aperta a volontari” a partire dai 12 anni di età e incoraggiando a registrarsi presso le basi dei paramilitari basij nelle moschee della capitale.
In un’intervista successivamente diffusa dagli organi d’informazione statali, lo stesso Nadali ha raccontato il successo della campagna, parlando del “grande entusiasmo” con cui i bambini prendono parte ai “pattugliamenti operativi e d’intelligence”:
“Vengono costantemente da noi dicendo che vogliono partecipare. Data l’età di chi fa richiesta, ne abbiamo stabilita una minima di 12 anni. Attualmente ci sono dodicenni e tredicenni che vogliono avere quel ruolo”.
Ricordando che il diritto internazionale vieta il reclutamento e l’uso dei bambini nelle forze armate e che reclutare bambini sotto i 15 anni è un crimine di guerra, Amnesty International ha sollecitato le autorità iraniane a dare immediatamente chiare istruzioni per vietare alle forze militari, comprese le strutture basij dei Guardiani della rivoluzione, l’arruolamento di minorenni e per assicurare che le persone attualmente arruolate di età inferiore a 18 anni siano immediatamente congedate.
Secondo varie dichiarazioni ufficiali, il personale reclutato nell’ambito della sopra citata campagna è assegnato a varie attività “operative e di sicurezza” dei Guardiani della rivoluzione: pattugliamenti, presenza ai posti di blocco, supporto logistico, distribuzione di equipaggiamenti e forniture nonché assistenza alimentare, medica e di soccorso.
Dunque, poiché gli attacchi statunitensi e israeliani colpiscono in tutto l’Iran i siti dei Guardiani della rivoluzione, comprese le sedi dei paramilitari basij, anche mediante droni che prendono di mira le pattuglie e i posti di blocco, c’è l’elevato rischio che minorenni possano essere feriti o uccisi.
È quanto già accaduto il 29 marzo all’undicenne Alireza Jafar, morto a Teheran mentre accompagnava il padre, membro dei basij, a un posto di blocco dei Guardiani della rivoluzione. Le autorità hanno confermato che il bambino è stato ucciso “durante il servizio” dall’attacco di un drone israeliano.
La madre ha dichiarato al quotidiano “Hamshahri” che quella sera il marito aveva parlato della “mancanza di personale” ai posti di blocco e aveva portato con sé Alireza e un figlio ancora più piccolo di nove anni. La madre ha aggiunto che il marito aveva detto ad Alireza di “tenersi pronto per i prossimi giorni” e ha spiegato che attualmente bambini di 15-16 anni sono normalmente impiegati nei posti di blocco.
Amnesty International ha analizzato 16 fotografie e video apparsi online dal 21 marzo che mostrano bambini che portano armi tra le quali fucili d’assalto AK47, sono presenti ai posti di blocco dei Guardiani della rivoluzione o di altre forze di sicurezza, prendono parte ai pattugliamenti o e partecipano a raduni militarizzati nelle città di Teheran, Mashad e Kermanshah.
Ghoncheh Habibiazad, giornalista della Bbc Persian Forensic, ha condiviso con Amnesty International gli screenshot dei messaggi di testo ricevuti da quattro testimoni oculari di Teheran, Karaj e Rasht che avevano dichiarato di aver visto, a marzo, bambini ai posti di blocco dei basij con armi tra le quali i fucili d’assalto AK47.
Questo è il messaggio di un testimone di Teheran:
“[Il 25 marzo] ho visto un bambino a un posto di blocco vicino alla nostra abitazione. Penso fosse intorno ai 15 anni. Aveva appena un accenno di baffi. Sembrava respirare a fatica per il peso dell’arma, quando l’alzava per puntarla contro le automobili”.
Questo è il messaggio di un testimone di Karaj:
“Oggi [27 marzo] ho visto un bambino a u posto di blocco, penso avesse circa 16 anni. I peli facciali non gli erano ancora cresciuti. Aveva un kalashnikov”.
Questo è il testo di un testimone di Rasht, risalente al 30 marzo:
“Ho visto bambini armati. Avevano il volto coperto ma era evidente che fossero bambini. Non erano neanche cresciuti in altezza, alcuni avranno avuto al massimo 13 anni. Ho visto diversi di loro di fronte alle moschee [dove si trovano le sedi dei basij] davanti alle forze effettive. Continuo a pensare che il loro cervello non sia sviluppato come quello degli adulti e che possano aprire il fuoco a casaccio. Ho paura di loro ma sono anche triste per loro”.
L’attuale arruolamento dei bambini è previsto dalla Legge sul reclutamento dei Guardiani della rivoluzione, che a seconda dei casi non stabilisce neanche un’età minima.
L’Iran è vincolato al rispetto della Convenzione sui diritti dell’infanzia, che vieta l’arruolamento di bambini al di sotto di 15 anni. Il Protocollo aggiuntivo alla Convenzione, che l’Iran ha firmato ma non ha ratificato, vieta agli stati l’arruolamento obbligatorio di persone ai di sotto di 18 anni e a maggior ragione il loro impiego in ostilità. Il diritto internazionale umanitario consuetudinario, che l’Iran è tenuto a rispettare, stabilisce che l’arruolamento o l’iscrizione alla leva militare di bambini ai di sotto di 15 anni nelle forze armate o in gruppi armati e il loro utilizzo per partecipare attivamente alle ostilità costituiscono un crimine di guerra.
Le autorità iraniane hanno violato il diritto internazionale attraverso l’arruolamento di bambini soprattutto negli anni Ottanta quando, per loro stessa ammissione, oltre 550.000 di loro vennero usati come soldati nella guerra con l’Iraq. Almeno 36.000 di loro vennero uccisi.
Questo articolo è stato pubblicato quiLasciare un commento
Per commentare registrati al sito in alto a destra di questa pagina
Se non sei registrato puoi farlo qui
Sostieni la Fondazione AgoraVox







