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La musica di Morricone in Piazza san Marco

Una serata ad ascoltare la musica, non solo filmica, del celebre compositore

Morricone Night. Suite veneziana, è il titolo scelto per indicare agli spettatori che ascolteranno a Venezia un programma di composizioni di Ennio Morricone (10 novembre 1928 – 6 luglio 2020). La scaletta – nove brani in totale – è costituita da musiche per film con un’unica eccezione, un brano definito dall’autore parte di quella “Musica Assoluta”, che egli sempre inseguì durante la propria esistenza.

Sul palco l’Orchestra e il Coro – preparato da Alfonso Caiani, prossimo a lasciare il posto alla musicista fiorentina Elena Pierini - del Teatro La Fenice, diretti per la prima volta dall’americano di Evansville, nell’Indiana, Kevin Rhodes. Ai lati del palco due enormi schermi, necessari per gli spettatori assisi nelle ultime file o di coloro la cui vista è in fase calante.

Il brano d’esordio, la suite Canone inverso, - dal film omonimo (2000) di Ricky Tognazzi – per violino, pianoforte e orchestra, si è sviluppato in sei movimenti per una durata attorno ai 16 minuti.

Puntuali e tecnicamente impeccabili sono apparsi gli interventi solistici di Roberto Baraldi, primo violino di spalla dell’Orchestra veneziana e di Antonello Maio, pianista e tastierista dell’orchestra “Roma Sinfonietta”, che Morricone diresse nei due concerti in piazza san Marco il 10 e 11 settembre 2007. Il titolo della pellicola, secondo il critico Paolo Mereghetti allude a un brano che può essere suonato nei due sensi, come un palindromo.

Dalla miniserie televisiva in tre puntate del 1996, diretta da Alastair Reid, Nostromo, è stata eseguita la breve Conradiana, che, grazie alla presenza del Coro, ha conferito una sensazione di religiosità.

Dal pluripremiato Nuovo Cinema Paradiso (1988, Giuseppe Tornatore) – Premio Oscar e Gran Premio Speciale della Giuria al festival di Cannes – sono stati selezionati Cinema Paradiso e Tema d’amore per Nata. Quest’ultimo, scritto da Andrea Morricone, figlio di Ennio, ha conquistato parecchi musicisti, tra i quali il chitarrista americano Pat Metheny, che ne ha dato una dolce ed originale versione allo strumento acustico – in duo con il compianto contrabbassista Charlie Haden (è inserito nell’album del 1997, Beyond the Missoury Sky) – e che molto spesso la esegue nei concerti dal vivo.

Arriva il momento del brano più lungo e più atteso, l’unico slegato dalla musica per film. E’ la Cantata per l’Europa, per soprano, due voci recitanti, coro misto, orchestra.

Una composizione epica, dove il coro rappresenta una sorta di sacralità, articolata in tre movimenti, durante i quali vengono letti, talora in maniera enfatica in lingua originale, pensieri più o meno lunghi di filosofi, letterati e politici.

In Attesa ci sono testi di Paul Valery, Paul-Henry Spaak, Victor Hugo, Dante Alighieri, Reinhold Schneider. Ammonizione si apre con una lettura di Benedetto Croce. E poi Thomas Mann, Winston Churchill, Panaghiotis Kanellopoulus, Jean Monnet, Josè Ortega y Gasset. Il conclusivo Speranza si apre con un estratto dal discorso di Robert Schuman, ministro degli affari esteri della repubblica francese, tenuto in una conferenza a Parigi nel 1951 e prosegue con un estratto da “La nostra Patria Europa” di Maria Romana Catti De Gasperi (Roma, 3 ottobre 1953) ; una riflessione di Hugo von Hofmannstahl ; un estratto da una conferenza (Venezia, 1956) del cancelliere tedesco Konrad Adenauer, uno dei padri fondatori della Comunità europea, assieme a Jean Monet, Robert Schuman e Alcide De Gasperi ; l’ultimo testo appartiene ancora a Victor Hugo, nel suo intervento a un congresso della Pace (Parigi, 22-24 agosto 1849), in cui si dimostra fiducioso in una futura Europa unita.

E’ un Morricone che riflette musicalmente sul presente e il futuro di ogni individuo, sulla memoria, sul destino dei popoli, dimostrando così il suo impegno socio-politico. Penso non sia stato semplice, estrarre questi relativamente pochi testi da una lunga, impegnativa ricerca.

A recitarli, alternandosi, in italiano, francese, tedesco, spagnolo e greco, gli attori Luca Barbareschi, apparso maggiormente in difficoltà nelle diverse pronunce, rispetto a Cesare Bocci, apprezzato recentemente al Toniolo di Mestre in una rilettura della carriera artistica di Lucio Dalla. Ottimo l’intervento vocale, nella sezione conclusiva, della giovane soprano mestrina Sara Cortellezzis, cui il pubblico ha tributato numerosi applausi. E’ stato però difficile seguire l’andamento della Cantata : per l’incapacità di leggere e comprendere i testi, non presenti nel depliant di sala. Forse sarebbe stata una soluzione riprodurli in grandi caratteri nei due schermi laterali ; per una minore capacità di concentrazione in un ambiente così vasto, rispetto ad un teatro al chiuso.

La seconda parte della lunga serata (107 minuti complessivi) si è aperta con la Suite da The Hateful Eight (2015, Quentin Tarantino) che si aggiudicò l’Oscar per la migliore colonna sonora originale nel 2016 : 11 minuti pieni di ritmo, in cui partecipano batteria, marimbe, vibrafoni, congas ad accentare e colorare una sonora partitura.

A seguire la Suite da Jona che visse nella balena (1993, Roberto Faenza), un film che racconta in maniera asciutta, senza abbandonarsi alla commozione, la tragedia dell’antisemitismo e l’esperienza del Lager ; la Suite da Il Clan dei siciliani (1969, Henri Verneuil), in cui emergono di nuovo le percussioni insieme a chitarra e basso elettrico ; la lunga Suite da La leggenda del pianista sull’oceano (1998, Giuseppe Tornatore), in cinque movimenti. E’ una partitura che richiede la presenza di molti strumenti – dal piano, all’arpa, al vibrafono, ai timpani -, a tratti dal sapore gershwiniano, nella quale spicca un assolo di pianoforte.

Conclusione con la Suite da Mission (1986, Roland Joffe) : la maggior delusione per il grande Ennio, che si vide soffiare l’Oscar da Herbie Hancock per “Round Midnight”, una colonna sonora a metà tra originali e standard Jazz. Si consolò, forse, vincendo il Golden Globe per la migliore colonna sonora originale e il BAFTA per la migliore colonna sonora, mentre la pellicola si aggiudicò la Palma d’oro a Cannes.

Suddivisa in tre parti, la Suite è subito riconoscibile per Gabriel’s Oboe, in cui è in primo piano un lungo assolo dello strumento ad ancia, eseguito ottimamente da Rossana Calvi, primo oboe dell’Orchestra dal 1987.

Applausi insistiti, Direttore contento, ed emozionato. Presente molto spesso nei due grandi schermi, che ne mettevano in risalto espressioni facciali buffe, a tratti smorfie, legate ad un’ampia gestualità.

In generale, però, sarebbe preferibile inquadrare il solista di turno, poiché, data la distanza anche dalle prime file, non sempre è possibile riconoscere chi sta suonando.

Convincente la prova dell’Orchestra e del Coro ; la prima, aggressiva quanto basta, entrambi ben affiatati ed in buona armonia.

Quanto all’amplificazione, non dev’esser facile saper cogliere i minimi dettagli, in modo da renderli percepibili a tutti. Comunque nessun lamento e viva sempre la buona musica bene interpretata.

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