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Siria: due coalizioni tra decisioni e desideri

Mentre l’Occidente è in fibrillazione per il rafforzamento della presenza russa in Siria, gli Stati uniti riescono a districarsi dalle priorità dei loro mille desideri: sconfiggere il Califfato, ma vorrebbero anche contemporaneamente sbarazzarsi di Assad, del suo alleato russo e della base navale di cui dispone sulla costa siriana. (Sergio Romano sul Corriere della Sera).

Obama ha evitato, sino ad ora, di stringere la mano tesa che Putin gli ha offerto per un’alleanza strategica contro lo Stato Islamico, ma un aiuto al presidente americano, nel dipanare il groviglio amletico, sembra che per l’ennesima volta venga dalle parole di Papa Francesco.

Il Pontefice lo aveva salvato dal compiere un intervento in Siria per distruggere l’arsenale chimico e lo aveva aiutato a riallacciare i rapporti diplomatici con Cuba. Ora con la denuncia dell’incapacità della Comunità Internazionale di trovare risposte adeguate alle crisi della Siria e dell'Iraq, esorta l’Occidente al dialogo con la Russia per dare una stabilità e un futuro alle popolazioni dell’area, anche se questo vuol dire per Putin assicurarsi una base sicura sul Mediterraneo, mettendo in discussione la supremazia della Nato nel Mediterraneo.

A cosa serve scandalizzarsi per il rafforzamento della presenza russa nell’area, quando a Baghdad si è dato vita alla coalizione russo-iraniano-irachena per sostenere la Siria e l’autoritario Al-Assad, con un approccio sciita a combattere l’Is sunnita?

Un’alleanza vista se non con simpatia, sicuramente con interesse dall’esecutivo israeliano e che evidenzia il raffreddamento nei rapporti tra il governo sciita iracheno e quello statunitense nella lotta contro il Califfato jihadista sunnita, oltre a porsi in competizione con l’aggregazione occidentalista-arabo-sunnita.

I rapporti iracheno-statunitensi avevano già subito un allontanamento con la celere risposta della Russia nel soddisfare la richiesta irachena di aerei per bombardare le postazioni dell’Is,, mentre gli statunitensi centellinavano la fornitura degli F-16, mettendo in difficoltà l’appoggio alle operazioni terrestri dell’esercito di Bagdad. La Russia saprà così utilizzare l’alleanza con l’Iran per rafforzare la leadership filorussa nell’area mediorientale, oltre ad avere un tacito avvallo in Cecenia.

Se Bashar Assad non può essere la soluzione per la Siria, è anche vero che ora la priorità è sconfiggere lo Stato islamico le sue ambizioni di un seggio all’Onu o realizzare un organismo parallelo a quello dell’Unione delle Nazioni, prima di giungere, come ha ribadito il primo ministro francese Manuel Valls, alla “transizione politica e democratica sulla base delle conversazioni di Ginevra con gli elementi moderati dell'opposizione e con membri del regime".

Gli Stati Uniti continuano ad armare e addestrare gli oppositori ad Al-Assad, senza avere garanzie su come saranno utilizzate, piuttosto che preferire stipulare accordi con dei governi per perseguire un comune obiettivo.

La Russia, diplomaticamente, ribadisce l’indissolubilità della Siria, ma le incursioni aeree sembrano finalizzate ad aprire un corridoio sicuro che colleghi Damasco a Homs, per poi arrivare sulla costa.

Se Putin non intende abbandonare il governo siriano, perché ciò significherebbe rinunciare alla base navale di Tartus per la flotta russa sul Mediterraneo e all’aeroporto di Latakia, Obama continua a chiedere la testa di Al-Assad così nel futuro della Siria si prospetta una divisione tra protettorato russo e governo filo occidentale.

Un’ipotesi, quella di uno stato costiero Alawita alleato della Russia e degli sciiti, avanzato già 4 anni fa, prima dei 200mila morti e dei 12 milioni di sfollati, che comporterà la concessione di un accesso al mare al futuro stato non solo legato all’Occidente, ma soprattutto ai sunniti dei Paesi del Golfo.

Il coinvolgimento nel conflitto siriano di vari contesti internazionali per sconfiggere lo Stato islamico è anche l’occasione per la Turchia di infliggere perdite ai kurdi e alla Russia di ridimensionare ogni tipo di opposizione al governo di Al Assad.

 

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