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Sinistri e illiberali

La sinistra che lascia le libertà alle destre rilegga Jung.

Penso che ogni diversamente abile, di qualsiasi tipo e di ogni età, possa sentirsi turbato e offeso da episodi come quello accaduto al quindicenne disabile di Moncalieri, in provincia di Torino, che è stato seviziato da tre minori, inclusa una ragazza, che ora sono indagati e solo per un tempestivo intervento delle forze dell'ordine si sono salvati da una ritorsione, una “spedizione punitiva”.

Il bullismo, certo, avviene soprattutto fra i giovanissimi, perfino nelle scuole: come nel caso di Paolo Mendico, il ragazzo morto suicidia lo scorso settembre, che non se l'è sentita di tornare a scuola e subire ancora certe vessazioni, fra l'altro minimizzate dal corpo docente.

Già: gli insegnanti. Elly Schlein e il centrosinistra, in Italia, insistono molto sul ruolo della scuola anche nella prevenzione di un'altra forma di violenza, talvolta letale: quella di genere, che può sfociare nel femminicdio (l'unico tipo di omicidio che non decresce nel nostro paese, anzi aumenta, fanno notare gli statistici).

Così si chiede di inserire l'educazione socio-affettiva nelle classi, e si critica Valditara che vuole limitare l'educazione sessuale nella scuola dell'infanzia e primaria col “consenso informato” delle famiglie riguardo a questioni come l'identità di genere.

Il dibattito pubblico incalza, e ci sono state anche autorevoli voci fuori dal coro come quella dello psicologo e scrittore Massimo Recalcati.

Ammetto che qualche perplessità, pensandoci bene, ce l'ho anch'io sul ruolo di deterrenza che un adeguato indottrinamento pedagogico può avere su forme di violenza come quella di Moncalieri o quella di genere.

Anzitutto la scuola, non dobbiamo dimenticarlo, è solo la seconda agenzia educativa: la prima è la famiglia, e a seguire vengono i mass media, social compresi, con la loro anomia.

Sono progressista, ma un eccesso di cultura woke – termine molto di moda e combattuto dalle destre mondiali – mi fa venire in mente una convinzione del noto psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, indagatore della psicologia del profondo: “Soltanto una certe dose di civiltà può essere sopportata senza danni”.

Nell'età evolutiva, difatti, e soprattutto durante l'adolescenza, il gusto della ribellione all'autorità – inclusa quella didattica dei docenti – è fisiologico.

Chi di noi, come nel cult movie di Verdone Compagni di scuola, non ha fatto almeno una volta l'imitazione di qualche professore alle scuole medie o superiori, ridicolizzandolo? E oggi accade lo stesso: basti vedere la dura satira di “Nonciclopedia” alla voce insegnanti.

Un principio della dinamica di Newton dice che “ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”, e un eccesso di civilizzazione durante l'età adolescenziale – a detrimento dell'istinto vitale e sessuale – non rischia di produrre fenomeni opposti dopo il suono della campanella?

Forse la sinistra, per sconfiggere nelle urne chi vuole abbattere la cultura woke con una motosega stile Milei, dovrebbe rivalutare lo spirito libertario del tanto vituperato '68: “Il dilemma insolubile del rapporto civiltà-natura è sempre, in ultima analisi, un problema di quantità, di troppo o troppo poco, non un aut-aut”, precisava Jung.

Controbilanciare il politicamente corretto con una riscoperta delle libertà e finanche dello spirito ludico (la famosa fantasia al potere) che in fatto di fantasie aldolescenziali noi italiani abbiamo visto perfino nel cinema d'autore di Fellini, per esempio in Amarcord.

In dialetto romagnolo significa “io mi ricordo”, ma la sinsitra lo ha rimosso insieme al Sessantotto; e il rimosso rischia di tornare sotto forma di nevrosi e violenza.

Foto Wikimedia

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