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 Home page > Tempo Libero > Recensioni > Sandro Bonvissuto, uno scrittore destinato a lasciare il segno

Sandro Bonvissuto, uno scrittore destinato a lasciare il segno

Ho conosciuto Sandro Bonvissuto prima di leggere il suo libro d’esordio, “Dentro” (Einaudi, 2012). Ero a Nazzano, al Festival letterario “Un fiume di storie”.
Sandro era lì per presentare il suo libro.

Mi ha colpito subito una delle prime cose che ha detto: “Scrivo i libri che vorrei leggere”.
Una frase che ci piacerebbe sentire spesso da uno scrittore. E ci piacerebbe ancora di più se gli scrittori che la pronunciano poi la mettessero in pratica. Perché, diciamolo una volta per tutte, il tempo del lettore è prezioso. Soprattutto adesso che le fonti di divertimento alternativo – o di distrazione se vogliamo dirla così – sono innumerevoli.

Ho avuto modo, a quel festival, di conoscere un po’ Sandro Bonvissuto.

Ho quindi iniziato a leggere il suo libro non solo per verificare se lo aveva scritto seguendo la regola che aveva enunciato, ma anche perché contagiato dalla sua simpatia umana e dalla sua vitalità, travolgenti.

Leggendo il libro, poi, ho avuto modo di verificare che Sandro quella regola non l’aveva persa di vista nemmeno un secondo.

Sostengo da sempre che, parlando di un libro, bisogna evitare di raccontare troppo la trama (e infatti non lo farò).

Trovo più utile, rivolgendomi a lettori incalliti, come questo sito ha la pretesa di fare, dire chi mi ricorda l’autore del libro di cui stiamo parlando. Con il rischio – è già accaduto più volte – che qualcuno mi dica che esagero, che il paragone è improponibile, o addirittura blasfemo.
Pazienza. È un rischio che mi assumo.

Il fatto è che il libro di Sandro Bonvissuto mi fa venire in mente due grandissimi: Franz Kafka e Raymond Carver.

Penso anche che un libro è come un melone: se vuoi saperne qualcosa in più, devi fare un tassello e mangiarne un po’. Ecco perché trascrivo qui l’incipit di “Dentro”, mi sarà più facile poi spiegare perché ho pensato a Kafka e a Carver:

“Mi presero le impronte delle dita. Dopo aver raccolto tutte le mie generalità e fatto le foto le fotografie, mi presero anche le impronte delle dita delle mani. E ora stavano su un foglio, sopra il tavolo, proprio davanti a me; sembravano un segreto svelato, una cosa che, fino a poco prima, era intima e privata, e che invece d’ora in avanti tutti avrebbero potuto vedere. Seanza dovermi chiedere niente.
Le guardavo. Era come se mi avessero tolto qualcosa di mio per sempre, come se quelle impronte me le stessero rubando. Per un attimo provai il desiderio di riprendermele. Ma mi guardavano tutti. Avrei dovuto quindi lasciarle lì, come un’altra cosa in più che si aggiungeva a tutte quelle che avevo già perso o dimenticato in qualche posto. Da quel momento avrebbero continuato a vivere ma senza di me. E io senza di loro”.

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Non vi viene in mente “Il processo” di Kafka?
Anche lì, il protagonista viene arrestato e non si sa perché (“Qualcuno doveva aver diffamato Josef K., perché, senza che avesse fatto nulla di male, una mattina venne arrestato“).

Oppure “La metamorfosi” sempre di Kafka? (“Gregor Samsa, destandosi un mattino da sogni inquieti si trovò trasformato nel suo letto in un enorme insetto ripugnante” scrive Kafka, ma non ci spiega perché è accaduta questa cosa incredibile a angosciante).

E non ricorda Carver, invece, lo stile di scrittura?
Frasi brevi, senza subordinate, dense di fatti. Secche e numerose, con un flusso costante, come se fossero il risultato di un crepitio da mitragliatrice.

“La letteratura è ritmo” ha detto una volta Aldo Busi, durante una trasmissione televisiva, alzandosi subito dalla poltrona per mimare un passo di danza. Ecco, la letteratura di Sandro Bonvissuto, è ritmo. Inizi a leggere e subito ti senti trasportato. Grande tensione narrativa e stile inconfondibile. Penso sia nato uno scrittore destinato a lasciare il segno.

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