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Salario minimo: le due proposte a confronto

In Parlamento sono in discussione due proposte sul salario minimo orario. Come funzionerebbe? Quanti lo riceverebbero? E com’è la situazione in Europa?

La situazione retributiva italiana non è affatto positiva, quindi si torna a parlare di salario minimo. Il nostro Paese, infatti, ha un livello di working poor maggiore di quello europeo: 12,2% contro una media europea di 9,4% nel 2017. I working poor sono coloro che, pur lavorando, consumano meno della soglia di povertà relativa, che in Italia è pari a 1.085,22€ mensili per un nucleo di due persone. Dati peggiori vengono registrati solo in Romania, Lussemburgo, Spagna e Grecia.

Il rischio di finire sotto la soglia di povertà è influenzato dal tipo di contratto: è quasi tre volte maggiore per i dipendenti con contratti temporanei (16,2%) rispetto a quelli con un lavoro a tempo determinato (5,8%). Un altro fattore che incide in questa direzione è l’estensione del part-time involontario, cioè di coloro che, pur volendo lavorare a tempo pieno, trovano solo lavori part-time. Infine, negli ultimi anni si è registrato un calo delle ore di lavoro dovuto al maggior ricorso a rapporti di lavoro discontinui.

Salario minimo: gli occupati a rischio povertà nel 2017

Per tutti questi motivi, in Italia, sta aumentando d’intensità il dibattito sull’introduzione di un salario minimo orario. L’Italia, infatti, è uno dei pochi paesi europei, insieme ad Austria, Danimarca, Finlandia, Svezia e Cipro, a non aver ancora istituito un salario minimo per legge. Nel nostro Paese questo è stato dovuto in parte alla presenza di sindacati forti, da cui deriva un prevalente ricorso ai contratti collettivi.

Il tema della retribuzione minima legale è entrato anche fra gli argomenti concordati nel contratto di governogialloverde. Di Maio ha affermato che l’obiettivo è combattere il dumping salariale che, a suo dire, è favorito dai cosiddetti “contratti pirata”, ossia sottoscritti da sindacati scarsamente rappresentativi.

Sul versante legislativo, attualmente vi sono due proposte di legge al vaglio del Senato: il disegno di legge n.310, il cui primo firmatario è Mauro Laus (PD) e il disegno di legge n.658, proposto da Nunzia Catalfo (M5S).

Le due proposte a confronto

La differenza principale tra questi i due testi riguarda l’entità della retribuzione: 9 euro l’ora al netto di tutte le ritenute previdenziali e assicurative per il PD, 9 euro lordi per il M5S.

Entrambe le proposte prevedono dei meccanismi di adeguamento al costo della vita. La proposta del PD prevede, all’inizio di ogni anno, l’innalzamento della soglia minima salariale sulla base dell’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati definito dall’Istat (Foi). Il ddl dei Cinque Stelle, invece, stabilisce che gli incrementi avvengano in base all’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell’Unione Europea al netto della dinamica dei prezzi dei valori energetici importati (IPCA). Si tratta, in sostanza, di due indicatori diversi che, però, nel periodo 2009-2017 hanno seguito dinamiche molto simili.

I timori dei sindacati

I sindacati sono preoccupati dalla possibilità che l’introduzione di un salario minimo legale spinga alcuni datori di lavoro a sottrarsi dall’applicazione dei contratti collettivi, decretando un abbassamento delle tutele previste per i lavoratori. Il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini, ha recentemente proposto di estendere i contratti nazionali collettivi erga omnes. Questo porterebbe all’estensione a tutti i contratti di alcune soglie minime anche su elementi diversi dal salario, come ad esempio le ferie.

Il salario minimo in Europa

Guardando alle altre nazioni europee, la situazione è molto differenziata. Nel 2019 l’importo mensile lordo minore viene registrato in Bulgaria, dove è pari a 286 euro (€1,62 orari), mentre il valore più alto è quello del Lussemburgo con 2.071 euro (€11,97 orari). Questi numeri riflettono le forti differenze strutturali delle economie europee. Tra i paesi più grandi, Francia e Germania hanno un salario minimo mensile di poco superiore ai 1500 euro (rispettivamente €10,03 euro e €9,19 all’ora). È stato calcolato l’ammontare del salario minimo rispetto ai salari medi, ed il range è risultato compreso tra il 51,7% della Slovenia e il 36,9% della Spagna.

Recentemente, il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si è detto favorevole all’introduzione di un salario minimo europeo.

Salario Minimo: l’importo mensile in Europa

L’analisi dei dati Istat sul salario minimo

Come dicevamo, l’Italia non ha mai introdotto un salario minimo per legge. Questo perché l’art. 2099, c. 2 del codice civile «attribuisce, in via primaria, alla contrattazione collettiva il compito di stabilire la misura della retribuzione dovuta». I contratti collettivi nazionali basati su questa norma coprono circa l’80% dei rapporti di lavoro. Il nuovo salario minimo legale riguarderebbe dunque il restante 20%.

Per aiutare la discussione in Parlamento, l’Istat ha prodotto un dettagliato report su quali parti del mercato del lavoro sarebbero più coinvolte dalla misura. In generale, sono due le necessità sottolineate dall’Istat: in primis, quella di coordinare il salario minimo con altri istituti come il reddito di cittadinanza. In secondo luogo, secondo l’Istituto nazionale di statistica, la scelta del Parlamento dovrà tener conto di un trade off tra due esigenze di segno opposto. Infatti, se la soglia salariale minima fosse troppo alta, ciò potrebbe scoraggiare la domanda di lavoro e costituire un incentivo al lavoro irregolare. D’altra parte, una retribuzione minima troppo bassa potrebbe non bastare a garantire al lavoratore e alla sua famiglia «un’esistenza libera e dignitosa», prevista dall’art.36 della Costituzione.

L’analisi e le stime prodotte dall’Istat si fondano su un parametro retributivo di 9 euro lordi, lo stesso della proposta dei Cinque Stelle. Secondo l’Istat, sono circa 2,9 milioni i lavoratori che beneficerebbero dell’innalzamento della retribuzione oraria minima, con un incremento lordo medio pari a €1.073 pro-capite all’anno. Considerando la totalità dei rapporti lavorativi, i livelli più alti in termini di incremento percentuale del salario riguarderebbero gli apprendisti (+10%), i lavoratori occupati nelle altre attività dei servizi (+8,8%) e i giovani sotto i 29 anni (+3,2%).

Salario minimo: gli interessati per settore e per qualifica

I rapporti con retribuzione oraria inferiore ai 9 euro lordi riguardano principalmente alcuni settori di attività, mentre altri sono decisamente meno coinvolti. Ad esempio, le agenzie di viaggio, noleggio e supporto alle imprese vedono oltre un terzo dei propri dipendenti guadagnare meno di 9 euro l’ora (34,3%). Seguono le attività artistiche, sportive, e di intrattenimento (29,2%) e le imprese nel settore dell’istruzione (28,2%), fino ad arrivare all’appena 2,1% dei contratti nel campo finanziario e assicurativo.

Se invece si considera la qualifica contrattuale, i rapporti che più frequentemente hanno retribuzione oraria inferiore ai 9 euro lordi sono quelli di apprendistato, con il 59,5% fissato sotto i 9 euro l’ora. A seguire, con grande distacco, ci sono gli operai (26,2%) e all’ultimo posto gli impiegati e i dirigenti (6,3%).

Salario minimo: gli interessati per genere e per età


Infine, ben il 23,1% delle donne occupate ha un salario orario inferiore ai 9 euro. Sotto un profilo generazionale, gli under 29 sono la categoria maggiormente interessata: ben il 32,6% di loro percepisce una retribuzione minima inferiore ai 9 euro orari.

La scala degli stipendi

Proviamo a quantificare meglio l’impatto del salario minimo. Nel complesso dell’economia, il valore minimo delle retribuzioni contrattuali orarie a gennaio 2019 riguarda gli operai agricoli, con un salario minimo di 6,08 euro all’ora. Il comparto dell’industria registra salari minimi pari a 7,92 euro, leggermente più elevati rispetto al settore dei servizi (7,17 euro). I valori più elevati invece riguardano le figure manageriali del settore del credito con circa 56 euro orari e quelle del settore elettrico e petrolifero (27 euro all’ora). Secondo un’indagine Istat che ha interessato 2.855 figure professionali riferite a 73 contratti nazionali, il valore medio della retribuzione oraria contrattuale è pari a 13,86 euro e quello mediano è di 12,48 euro.

L’impatto sulle imprese

L’introduzione di un salario minimo avrebbe un impatto anche sui costi per le imprese. L’Istat stima che l’introduzione di una retribuzione minima oraria di 9 euro lordi porterebbe ad un aggravio di costo per le aziende tale che, se tale costo non venisse trasferito sui prezzi, porterebbe a una compressione di circa l’1,6% del margine operativo lordo. Un impatto che sale fortemente per alcuni settori di servizi fino a raggiungere il 70% del margine operativo lordo per i servizi di vigilanza e investigazione e circa il 33% per l’assistenza sociale non residenziale.

Tuttavia, secondo i calcoli Ocse, il salario minimo in Europa oscilla tra il 40 e il 60% del salario mediano. Se, come sostiene l’Istat, in Italia il salario mediano è intorno ai 12,50 euro orari, ciò corrisponderebbe ad un salario minimo tra i 5 e 7,50 euro l’ora. Questo limite superiore non è lontano dalla proposta M5S di 9 euro lordi, mentre i 9 euro netti sostenuti dal PD corrisponderebbero un salario minimo pari a circa il 72% di quello mediano, ben al di sopra delle altre economie europee.

Questo articolo è stato pubblicato qui

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