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Reato di terrorismo e il pacchetto sicurezza: fine della democrazia e inizio dell’era sicuritaria

L’immigrazione può essere viatico di terrorismo” sono le parole dell’ assessore regionale allo sviluppo economico della Regione Veneto in una cerimonia pubblica di qualche mese fa. E con queste premesse non c’è da meravigliarsi poi se un Consiglio Regionale si fa promotore della modifica del codice penale introducendo, con il plauso di alcuni sindacati di polizia, il reato di terrorismo di piazza.

Niente codice identificativo (come accade in molti paesi occidentali) per i reparti celere impiegati nella repressione di piazza ma un pesante reato ipotizzato per i contestatori, con parlamentari della destra pronti a fare da gran cassa nelle aule parlamentari per la rapida approvazione della prosposta di legge.

La lettura della proposta di legge merita attenzione anche sotto l’aspetto del linguaggio.: il diritto al dissenso pacifico messo a rischio di delinquenti (così definiti) il cui obiettivo è rovesciare l’ordine costituito e la pacifica convivenza, manifestanti di professione il cui fine è solo quello di destabilizzare l’ordine precostituito rappresentando una minaccia vera e propria per la società.

Neppure negli anni settanta, in cui ogni giorno le piazze del paese erano attraversate da manifestazioni e contestazioni anche violente, si era pensato di introdurre il reato di terrorismo di piazza, non che le istituzioni siano state tenere con gli oppositori (torture nelle caserme e nei carceri documentati e consegnati alla storia ma allo stesso tempo rimossi dalla memoria collettiva, uccisione di manifestanti, terrorismo di trato, strategia della tensione) ma nessuno era arrivato a tanto, al punto di criminalizzare il diritto a manifestare. La confinante Francia, paralizzata in queste ore da proteste contro il caro carburante, non si sognerebbe neppure reati del genere, in Italia la deriva securitaria non conosce ormai confini.

Chi provoca terrore tra la popolazione e minaccia i civili? Assistiamo ogni giorno a sgomberi forzati di migranti, campi rom, case occupate, presidi e picchetti operai, centinaia di denunciati e decine di arresti, reati pesantissmi previsti dal pacchetto Sicurezza del Ministro Salvini che prevede il carcere per gli organizzatori di queste iniziative.

Nei luoghi di lavoro, i codici etici e di comportamento hanno annullato il diritto di critica dei subordinati verso il datore di lavoro, pubblico o privato non fa differenza, la costante minaccia del provvedimento disciplinare, o del licenziamento, ha creato un clima di paura e di rassegnazione, le Riforme giuslavoriste del Governo Renzi hanno favorito il potere padronale sui subordinati, una volta licenziati al massimo potremo ottenere risarcimenti economici di poche mensilità ma senza tornare piu’ nei luoghi di lavoro.

Una repressione a tutto campo che colpisce diritti civili e sociali, lavoratori, occupanti di casa e antagonismo sociale ma con una profonda revisione, indispensabile, dei codici del lavoro, civile (perchè le richieste di risarcimento sono talvolta una minaccia maggiore di pene detentive) e penale.

La premessa del testo, con cui si propone di inserire nel codice penale il reato di terrorismo di piazza, è una veloce ed esaustiva descrizione della realtà secondo l’immaginario fascio leghista, da una parte i difensori dell’ordine costituito e dall’altra i nemici dell’ordine e della convivenza civile. Ben venga il diritto al dissenso se si limita a poche parole (se sbagli un aggettivo scatta la querela e la richiesta di danni) ma se la protesta diventa, organizzata e di piazza, se intende portare avanti le proprie ragioni sarà fin troppo facile scivolare nel reato di terrorismo di piazza.

Reati con pene dai 4 agli 8 anni, pene pesanti se confrontate con le condanne inflitte agli uomini in divisa giudicati colpevoli di lesioni e morte ai danni di cittadini, i protagonisti degli abusi in divisa o di reati di tortura, anzi moli di loro hanno fatto carriera. Il potere assoluto dei dominanti che calpestano il diritto al manifestare e anche a difendersi. La lotta contro gli ultimi, iniziata con i daspo urbani e proseguita con le ordinanze sicuritarie, con gli agenti di Pm dotati di manganelli e taser, è questo il modello sociale della Lega . Vogliamo prenderne allora atto capendo che non possiamo tacere e subire ulteriormente?

Federico Giusti

Questo articolo è stato pubblicato qui

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