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Rapporti Italia-Libia e blocco delle partenze di migranti: il nuovo film di Andrea Segre

Dopo l’anteprima alla Mostra internazionale del cinema di Venezia del 31 agosto e la proiezione al Senato, esce in Italia “L’ordine delle cose”, terza opera di fiction di Andrea Segre, prodotto da Jole Film con Rai Cinema, distribuito da Parthenos, sostenuto da Banca Etica e patrocinato da Amnesty International Italia, Medici per i diritti umani e Naga Onlus.

“Fiction” solo perché non si tratta di un documentario. Perché per il resto è tutta “fact”.

I fatti sono i rapporti tra Italia e Libia, che un super-funzionario del ministero dell’Interno è inviato a creare e cementare per impedire le partenze di migranti e richiedenti asilo dalle coste del paese nord-africano: nelle sue parole, “chiudere il rubinetto che regola il flusso”. Del resto, “siamo il paese che salva le vite umane. Ma non possiamo continuare a far entrare tutti”.

In un paese dove non c’è traccia di uno stato unitario e il territorio è controllato da soggetti tanto statali quanto non statali, l’uomo del Viminale deve scendere a patti con tutti, dal comandante della guardia costiera al capo delle milizie che gestiscono i centri di detenzione. Persone cui non interessa lo stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, bensì valutare cinicamente da quali attività e da quali partner si tragga maggiore vantaggio economico.

Quello di Segre è un film visionario e anticipatorio: abbozzato cinque anni fa, iniziato a girare tre anni fa, per quanto è di attualità sembra un instant-movie fatto in tutta fretta all’ultimo minuto. Tutto il contrario.

La ricostruzione delle condizioni all’interno dei centri di detenzione, basata su numerose testimonianze di chi ci è stato a lungo dentro, è tremenda: luoghi di violenza feroce, di sopraffazione, di umanità e dignità strappate come carne viva.

Qui la pagina Facebook del film.

Qui invece il sito.

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