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"Quanto razzismo contro il Principe"- Feltri prende di mira gli intelligentoni della sinistra

"Il Giornale" (che fu di Montanellii) titola in prima pagina :

QUANTO RAZZISMO CONTRO IL PRINCIPE- FISCHI E INSULTI CONTRO IL GIOVANE SAVOIA.

Presi di mira sono gli "intelligentoni di sinistra".

Quelli che in questi giorni si sono chiesti come una canzone assolutamente penosa come quella composta da Pupo e dal Principe Emanuele Filiberto di Savoia, sia riuscita ad arrivare sul palcoscenico della più importante manifestazione musicale del paese.

"Quanto razzismo contro il Principe"- Feltri prende di mira gli intelligentoni della sinistra

 
Perchè il Giornale si schiera apertamente a difesa di una canzone francamante indifendibile?

Perchè la ritengono una bella canzone?

Sono stati colpiti dal testo?

Tramortiti dalle parole del refrain?
 
Che, ricordiamo, recita così:

Sì stasera sono qui, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.
Io, io non mi stancherò, di dire al mondo e a Dio, Italia amore mio.


No. Non arriviamo a pensare che a Feltri e ai suoi questa canzone piaccia. Non arrivano a tanto nemmeno loro.

Quello che dà fastidio ai contestatori del principe è il contesto che ha consentito l’affermarsi di questa canzone: quello del televoto, lo strumento di selezione per eccellenza del "popolo sovrano".

Il fatto è che, bombardato mediaticamente da anni dagli "spot" del Principe, passato dalla reclame dei sottaceti alle gare di ballo, dalla conduzione di programmi tv al canto, il popolo sovrano ha deciso.


Criticare la scelta del popolo sovrano è una manifestazione di razzismo? Il solito complesso di superiorità della sinistra?
Così sembra concludere il Giornale.

Ma siamo certi che il Giornale difendendo il principe non difenda anche qualcun altro?

Sostituiamo al principino il Principe.
Sostituiamo al televoto il voto tout court.

Non abbiamo anche lì un vincitore indiscusso? E non ha vinto anche lui grazie ad un bombardamento mediatico?

Ma forse siamo maligni.
Forse ci sbagliamo.
Forse a Feltri quella canzone piace.

In fondo anche a noi, una volta che l’avremo sentita una decina di volte, finirà, prima o poi, per piacere.

Per quel meccanismo che Umberto Eco chiama di "fruizione nella disattenzione", finiremo per assuefarci a quelle rime stucchevoli e per non accorgerci che anche la musica recupera quella di un altro pezzo famoso (ma in fondo che pretendiamo? le note sempre 7 sono!).

Al peggio ci si abitua in fretta, lì sta il bello di questo paese.

Stop al televoto.

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