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Pensione più lontana e più leggera dal 2027: le promesse tradite

Dal 2027, andare in pensione in Italia diventerà ancora più difficile e penalizzante.

L’aggiornamento delle speranze di vita, confermato dai dati ISTAT, porterà una doppia penalizzazione: da un lato i futuri pensionati dovranno lavorare più a lungo, dall’altro percepiranno assegni mensili più bassi, anche se hanno versato regolarmente i contributi.

E' l’effetto diretto della riforma Fornero del 2011, una legge pensata per contenere la spesa previdenziale legando l’uscita dal lavoro alla speranza di vita. Ma, a quasi quattordici anni di distanza, i governi che si sono succeduti – Meloni compresa – non hanno ancora trovato il coraggio di cambiare davvero le regole, nonostante le promesse di superare la Fornero e riportare l’età pensionabile a livelli più vicini alla media europea (65 anni), con assegni proporzionati alle ultime buste paga per garantire un tenore di vita dignitoso.

Perché cambiano età e assegni.

Premesso che le medie e le statistiche lasciano il tempo che trovano dacchè se uno mangia due polli e io nemmeno uno, alla fine risulta che io e lui abbiamo mangiato un pollo a testa, Trilussa docet, l’innalzamento della vita media significa che la pensione verrà percepita più a lungo, e questo incide sul calcolo degli assegni: più si vive, più l’importo viene distribuito su un arco temporale più lungo, riducendo l’entrata mensile.

Ergo, si allunga la vita lavorativa oltre i 70 anni, confidando che in parecchi passino dalla scrivania al Camposanto e sempre meno arrivino a riscuotere la sospirata pensione!

  • Età pensionabile:

     2025-2026: Età pensionabile confermata a 67 anni. 

     2027: Aumento a 67 anni e 3 mesi, in base all'adeguamento alla speranza di vita.

  • Assegno pensionistico: più basso, perché calcolato secondo coefficienti di trasformazione che penalizzano chi esce dal lavoro prima o ha carriere discontinue.

Le promesse non mantenute.

Il governo Meloni aveva annunciato che avrebbe superato la Fornero, riportando l’età pensionabile a 65 anni e collegando gli assegni previdenziali alle ultime retribuzioni, per non far calare il tenore di vita dei pensionati. Invece, le regole automatiche restano in vigore, e il rischio concreto, quanto assurdo e paradossale, è che milioni di italiani siano costretti a lavorare più a lungo per ricevere meno.

Cosa dovrebbe fare subito il governo.

Per non tradire ulteriormente le attese dei cittadini, servono interventi immediati:

  • Bloccare l’adeguamento automatico dell’età pensionabile previsto per il 2027.

  • Rivedere i coefficienti di trasformazione, che riducono gli assegni di chi ha carriere discontinue o lavori gravosi.

  • Introdurre flessibilità strutturale, come pensioni anticipate o nuove “quote” per chi inizia presto o svolge lavori usuranti.

  • Aprire un confronto serio con sindacati e parti sociali, per costruire una riforma complessiva, più equa e sostenibile, che metta fine alle rigidità della Fornero.

Se non si agisce subito, il conto lo pagheranno i lavoratori: età pensionabile più alta, assegni più bassi e disuguaglianze sociali ancora più marcate. Il tempo per mantenere le promesse è scaduto: procrastinare significherebbe rendere le correzioni future molto più complesse e costose.

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