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Oltre ottomila chilometri in bici per mezza Europa

Fabrizio Padovan di Vicenza ci ha riprovato anche quest'anno a fare l'avventura in bici. 8000 km in 80 giorni. Il suo oltre che essere un racconto è anche un manuale di sopravvivenza fatto di ingegno e di rimedi decisi sul campo. Di ogni necessità si deve fare virtù, per raggiungere l'obiettivo. Come è andata Fabrizio?

«Dopo l'avventura 2014 in bici dei 7000 km per fare Vicenza-Marocco-Vicenza, come rendere più avventuroso il cicloviaggio 2015 e sentirsi più appagati? Sicuramente puntando verso il nord Europa, dove le temperature sono più basse, regna il freddo e la pioggia. Per difendermi dalle intemperie ho dovuto portare via più roba, raggiungendo i 40-45 kg di bagaglio e di sicuro qualche complicazione in più al mio viaggio!

Partenza il 24 giugno totalmente disallenato, dato che avevo passato gli ultimi due mesi prima di partire a curarmi da problemi fisici, ma ero tranquillo che per le prime settimane di viaggio sarebbe stata una passeggiata, vista la mia grande esperienza nell'affrontare viaggi avventurosi anche a piedi, in canoa e con gli sci da fondo. E invece proprio le prime tre settimane sono state piene di disagi, fisici, che han reso un piccolo incubo la prima parte del mio tour.

Rispetto al 2014 sulla bici avevo cambiato varie cose, ma tante aimè si sono rivelate sbagliate e di conseguenza mi sono ritrovato con male alle mani, al polso, ai piedi, al soprasella. Fuori gli strumenti dai borsoni, nastro adesivo, cacciaviti e spessori per cercare di sistemare le cose che mi davano profondamente disagio.

Nonostante i passaggi per il Lago di Ginevra, per la Borgogna, la Bretagna e la Normandia, per i vari stupendi castelli della Loira, per Mont St. Michael che tanto mi ha emozionato, nonostante abbia anche assistito alla cronosquadre del Tour de France, nulla mi distoglieva dai disagi fisici e in quelle settimane non mi divertivo.

Poco prima dello sbarco in Inghilterra finalmente ero riuscito a sistemare tutto, ero pronto a godermi il maltempo di quelle zone; ma magari fosse stato l'unico problema ad aspettarmi in Gran Bretagna! Prima di tutto sono sbarcato dal traghetto col buio e pedalando per la prima volta a sinistra, alla ricerca di un boschetto tranquillo dove montare la tenda. E dal giorno dopo la terrificante sorpresa di dover pedalare su strade strette, trafficate e di una pericolosità mortale mai vista in vita mia. Ogni metro poteva essere quello fatale. Poi la fatica data dalle lunghe perturbazioni, le salite al 20% che affrontavo a fatica, a piedi spingevo i 55 kg fra bici e bagaglio e la gente del sud dell'Inghilterra che mi diceva che era una pazzia andare sino in Irlanda e Scozia.

E anche qua, nella terra della Regina, nonostante i passaggi per Stonehenge, Salisbury e la terra di Cornovaglia, la voglia di tornare a casa subito era tanta. In quei primi otto giorni di disagio inglese, stavo comunque studiando delle strategie per andare avanti verso il mio obiettivo: la Scozia e il Lago di Locness. Ho studiato le varie soluzioni per poter pedalare per giorni sotto la pioggia, ho modificato la tenda per renderla più resistente all'acqua e ho dovuto pure modificare il mio atteggiamento verso le intemperie, quasi a rendere la mia mente come quella dell'impavido guerriero scozzese e poter arrivare lassù tra le Highlands con un sorriso vincente.

Le nuove strategie prevedevano che dovevo pedalare tantissimo nei giorni di sole, anche fino a 150 km al giorno, approfittando anche del fatto che certe strade, ondulate, trafficate e letali erano finalmente sparite. In pochi giorni ho passato il Galles, ho traghettato in Irlanda facendo da Dublino a Belfast per poi ritraghettare e giungere in Scozia. Ormai prendere pioggia e freddo tutto il giorno e fare l'equilibrista per il fortissimo vento non era più un problema. Finalmente mi stavo divertendo! Forse fin troppo. Così ho deciso di "indurire" un po' il viaggio facendo gli ultimi e non son pochi 5500 km con una sola notte di comodità in campeggio e il resto delle notti passate a dormire in mezzo alla natura, con la tenda, in posti più o meno ottimali. Fra i boschi, fra cespugli spinosi, in qualche frutteto e vigneto, in riva al ruscello o sotto un ponte; ma sempre con molta mimetizzazione per non farsi vedere da eventuali malintenzionati. Per lavarmi e fare il pieno di elettricità per i miei strumenti cercavo di approfittare della generosità nei bar, porti e uffici turistici, tutti contenti di aiutarmi a portare a termine la mia avventura da sopravvissuto.

Ma come per tutti i lunghi viaggi arriva il momento dell'usura e aimè delle rotture importanti, come il filo del cambio, la catena, il comodo materassino per la notte, il portapacchi principale, i copertoni e tanto altro. Mi sono prodigato al meglio per sistemare le rotture.

Le ultime tre settimane ho aumentato il grado di difficoltà passando da una media di 96 km al giorno a 137 km e per arrivare prima a casa.

Anche quest'anno ho fatto molti incontri con viaggiatori temerari, con l'affetto e l'incoraggiamento di persone che facevano il tifo. Non solo per strada ma anche attraverso Facebook dove giornalmente riuscivo a pubblicare i post dei luoghi che passavo.

Ora a casa, il meritato riposo, ma nonostante le difficoltà che mi sono capitate ho solo ricordi positivi e mi vien voglia già di programmare il prossimo viaggio. Mi piacerebbe Vicenza-Gerusalemme-Vicenza a piedi, poi i 2000 km in canoa sul Danubio e la traversata invernale dell'Altopiano di Asiago con gli sci da fondo e dormendo in tenda. Ma intanto appena tornato a casa mi sto già preparando, tra qualche giorno farò un piccolo viaggio a piedi da casa fino in Austria, zaino, tenda e poca roba. Avanti avanti a chi mi vuole accompagnare!».

Questo articolo è stato pubblicato qui

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