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 Home page > Attualità > Cronaca > Tav | Ultima udienza per il processo al giornalista Davide Falcioni

Tav | Ultima udienza per il processo al giornalista Davide Falcioni

Si è svolta, lunedì 19 marzo, l'ultima udienza del processo al giornalista di Fanpage Davide Falcioni, all'epoca dei fatti cronista per Agoravox, passato dal banco dei testimoni a quello degli imputati durante il processo a carico di alcuni manifestanti No Tav. 

Nel 2012 Davide lavorava ad un reportage sul Movimento No Tav per Agoravox e fu testimone diretto dell'occupazione a scopo dimostrativo di uno studio di consulenza facente capo alla ditta Geovalsusa: "L'azione si è svolta a volto scoperto, suonando il citofono e facendosi aprire - scriverà Falcioni nel suo articolo in cui racconta tutti gli avvenimenti di quel giorno - Una volta entrati, è stato srotolato uno striscione ed accesi un paio di fumogeni rossi. Nessun danno è stato arrecato agli oggetti dello studio. Nessuna minaccia ai dipendenti che, anzi, hanno amabilmente chiacchierato con i militanti No Tav presenti." 

Proprio per la sua presenza alla manifestazione come unico rappresentante della stampa, fu invitato a testimoniare al processo dagli stessi NoTav, ma durante il suo racconto il giudice gli comunicò che sarebbe stato indagato per lo stesso reato ascritto agli altri indagati, invalidandone la testimoniaza. Il 12 aprile 2016 Davide Falcioni viene rinviato a giudizio per il reato di "concorso in violazione di domicilio" dal Tribunale di Torino. 

Ieri, al Tribunale di Torino, sono state ascoltate le ultime dichiarazioni prima della sentenza, attesa per il 9 aprile. A testimoniare a favore di Davide Falcioni sono stati Francesco Piccinini, direttore di Fanpage, e Francesco Raiola, all'epoca dei fatti coordinatore editoriale di Agoravox, entrambi hanno ribadito la necessità di un giornalismo libero da influenze esterne in nome di quel diritto di cronaca riconosciuto e tutelato dal nostra ordimento.

 "Per chi non lo sapesse Davide è sotto processo per aver fatto il suo mestiere: aver scritto dei No Tav. Davide è sotto processo perché ha fatto bene il suo mestiere": scrive Piccinini in una dichiarazione rilasciata attraverso Facebook. "Fare giornalismo non è solo ricicciare agenzie ma è anche e soprattutto essere dove succedono le cose e raccontarle, come fece Davide Falcioni nel 2012" scrive, invece, Francesco Raiola.

In attesa della sentenza, Davide Falcioni si dice fiducioso in un esito positivo del processo: "Avrei dovuto rinunciare a fare il giornalista per non commettere il reato di violazione di domicilio. Io invece credo, ovviamente, di non aver commesso alcun reato, anzi di aver fatto quello che qualsiasi cronista dovrebbe fare se gli capitano delle cose davanti agli occhi - e continua - Rispetto alla sentenza, quindi, noi ci aspettiamo l'assoluzione: ciò rimarcherebbe la centralità del diritto di cronaca e della libertà di informazione per un giornalista. 

Anche la redazione di Agoravox, che ha avviato un crowdfunding per sostenere le spese del processo, esprime la sua solidarietà al collega Davide Falcioni: «C'è una "parola contraria" repressa e punita, una narrazione che si oppone al racconto ufficiale sempre più spesso perseguita. In questo la Val di Susa è sì un teatro particolarmente significativo, ma è solo uno degli scenari possibili.

Un approccio che tocca non solo il giornalismo e il diritto di cronaca, ma anche la ricerca. 

Il caso di Falcioni, e di altri che hanno raccontato il movimento contro la Torino-Lione, mostra sino a che punto il diritto di cronaca e il ruolo dei cittadini/reporter sia fondamentale in democrazia. Solidarietà dalla redazione di AgoraVox»

Foto: freepress.net

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