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Melissa Bassi: per l’Ordine dei Giornalisti è normale pubblicare foto prese da Facebook e video d’infanzia

Non è successo niente, è tutto normale. La Carta di Treviso? Il ruolo del giornalista? Niente, tutto bene. L'Ordine dei giornalisti della Lombardia ha deciso che nella decisione del TgCom24 di mandare in onda il video della comunione di Melissa Bassi, la ragazza morta in seguito all'esplosione di una bomba fuori la scuola "Francesca Morvillo Falcone" di Brindisi nonci sia nulla di scorretto.

La denuncia era stata presentata dall'associazione Valigia Blu nelle persone di Arianna Ciccone e Bruno Saetta che oltre a criticare il contenuto e l'utilità sociale di quel video ne criticavano anche la pubblicità che lo precedeva. L'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, però, ha ritenuto che il comportamento usato dal TgCom24 sia stato corretto e, quindi, di "non dover irrogare sanzioni a chi tali immagini ha reso pubbliche pur stigmatizzando come inopportuno e di cattivo gusto il fatto che il video di Melissa Bassi bambina sia preceduto da un video pubblicitario".

Per l'Ordine, quindi, è tutto normale, in fondo, dicono, hanno "quanto meno" schermato "il viso degli altri bambini ripresi". "Quanto meno", come a fare un piacere, quasi a dover ringraziare. Si è poi rilevato che "molte immagini di Melissa Bassi adolescente sono state pubblicate su tutti i mezzi di informazione dopo la sua tragica morte. Il Consiglio ritiene che le immagini di Melissa Bassi bambina, pur non essendo strettamente attinenti al drammatico fatto di cronaca nel quale ella è rimasta coinvolta siano uno strumento per ricordarla e per celebrarne in qualche modo la memoria subito a ridosso dell’attentato in cui ha persona la vita".

Insomma, in fondo, l'hanno fatto in molti e alla fine cosa sono se non un modo per ricordarla e celebrarne la memoria, dicono dall'Ordine. Ma la Ciccone nota a tal proposito come "il giornalismo non ha di certo questo ruolo e per ricordare e celebrare la memoria basta una foto. E per celebrare e onorare la memoria di certo non è accettabile che venga 'sfruttato' il video anche per fini pubblicitari".

Insomma una risposta che scopre il fianco a ovvie polemiche e forse "normativizza" il saccheggio di foto da facebook, pratica tanto usata quanto scorretta.

Nel caso non abbiate presente cosa sia la Carta di Treviso (ovvero un "protocollo firmato il 5 ottobre 1990 da Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa italiana e Telefono azzurro con l'intento di disciplinare i rapporti tra informazione e infanzia"), vi proponiamo le 11 norme vincolanti per gli operatori dell'informazione decise da l'Ordine dei giornalisti e la FNSI:

1) i giornalisti sono tenuti ad osservare tutte le disposizioni penali, civili ed amministrative che regolano l'attività di informazione e di cronaca giudiziaria in materia di minori, in particolare di quelli coinvolti in procedimenti giudiziari;

2) va garantito l'anonimato del minore coinvolto in fatti di cronaca, anche non aventi rilevanza penale, ma lesivi della sua personalità, come autore, vittima o teste; tale garanzia viene meno allorché la pubblicazione sia tesa a dare positivo risalto a qualità del minore e/o al contesto familiare e sociale in cui si sta formando;

3) va altresì evitata la pubblicazione di tutti gli elementi che possano con facilità portare alla sua identificazione, quali le generalità dei genitori, l'indirizzo dell'abitazione o della residenza, la scuola, la parrocchia o il sodalizio frequentati, e qualsiasi altra indicazione o elemento: foto e filmati televisivi non schermati, messaggi e immagini on-line che possano contribuire alla sua individuazione. Analogo comportamento deve essere osservato per episodi di pedofilia, abusi e reati di ogni genere;

4) per quanto riguarda i casi di affidamento o adozione e quelli di genitori separati o divorziati, fermo restando il diritto di cronaca e di critica circa le decisioni dell'autorità giudiziaria e l'utilità di articoli o inchieste, occorre comunque anche in questi casi tutelare l'anonimato del minore per non incidere sull'armonico sviluppo della sua personalità, evitando sensazionalismi e qualsiasi forma di speculazione;

5) il bambino non va intervistato o impegnato in trasmissioni televisive e radiofoniche che possano lederne la dignità o turbare il suo equilibrio psico-fisico, né va coinvolto in forme di comunicazioni lesive dell'armonico sviluppo della sua personalità, e ciò a prescindere dall'eventuale consenso dei genitori;

6) nel caso di comportamenti lesivi o autolesivi, suicidi, gesti inconsulti, fughe da casa, microcriminalità, ecc., posti in essere da minorenni, fermo restando il diritto di cronaca e l'individuazione delle responsabilità, occorre non enfatizzare quei particolari che possano provocare effetti di suggestione o emulazione;

7) nel caso di minori malati, feriti, svantaggiati o in difficoltà occorre porre particolare attenzione e sensibilità nella diffusione delle immagini e delle vicende al fine di evitare che, in nome di un sentimento pietoso, si arrivi ad un sensazionalismo che finisce per divenire sfruttamento della persona;

8) se, nell'interesse del minore, esempio i casi di rapimento o di bambini scomparsi, si ritiene indispensabile la pubblicazione di dati personali e la divulgazione di immagini, andranno tenuti comunque in considerazione il parere dei genitori e delle autorità competenti;

9) particolare attenzione andrà posta nei confronti di strumentalizzazioni che possano derivare da parte di adulti interessati a sfruttare, nel loro interesse, l'immagine, l'attività o la personalità del minore;

10) tali norme vanno applicate anche al giornalismo on-line, multimediale e ad altre forme di comunicazione giornalistica che utilizzino innovativi strumenti tecnologici per i quali dovrà essere tenuta in considerazione la loro prolungata disponibilità nel tempo;

11) tutti i giornalisti sono tenuti all'osservanza di tali regole per non incorrere nelle sanzioni previste dalla legge istitutiva dell'Ordine.

Commenti all'articolo

  • Di Geri Steve (---.---.---.15) 4 giugno 2012 20:17

    La regola fondamentale del giornalismo dovrebbe essere quella di riportare i fatti nel massimo rispetto possibile della verità. Ho già sostenuto che la privacy sarà importante, soprattutto per i minori, ma deve essere secondaria rispetto a questa regola fondamentale.

    Il fatto c’è, ed è che a Brindisi è stata tentata una strage di studenti che entravano a scuola.
    Il fatto è che una ragazza è stata uccisa e altre fortemente lesionate.
    Il fatto è che procuratore, giornalisti, opinionisti si sono subito sprecati a spiegarci che non poteva essere un attentato di mafia, nè un attentato terrorista, neanche dei servizi segreti...
    Il fatto è che sono state pubblicate un sacco di balle: il timer puntato a una certa ora, il telecomando, il sensore volumetrico, le bombole che esplodono...
    il fatto è che si è cercato in tutti i modi di sostenere che si è trattato di un pazzo isolato, che non c’è niente dietro...
    Il fatto è che non se ne sa più niente e che si cerca di farci dimenticare quest’ulteriore mistero italiano.
    Il fatto è che, invece di cercare di capire "chi" e "perchè", ci si domanda se è stata violata o no la privacy di una ragazza uccisa.

    Bel giornalismo ! Altamente informativo !

    • Di (---.---.---.8) 5 giugno 2012 08:50

      Questo non è un articolo sulle stragi, è un articolo sul giornalismo.O non l’hai capito o hai fatto finta di non capirlo.Servizi come quello del  TgCom24 non hanno certo lo scopo di fare chiarezza e di scoprire la verità

  • Di Davide Piacenza (---.---.---.233) 5 giugno 2012 10:24

    Bell’articolo. Non dare corda al tizio di cui sopra, credo sia lo stesso che di tanto in tanto si diverte a stroncare (almeno nella sua fervida immaginazione) ogni articolo pubblicato su AgoraVox. L’ha fatto anche con uno dei miei. Bisogna ignorarlo.

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