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M5S: come si spiega la strana decisione di invitare i suoi a denunciare chi violi le norme di comportamento?

Ovvero: come buttare le mani avanti… Come si sa, il M5s ha un suo sommario regolamento interno, il “non statuto” integrato da alcune norme di comportamento via via aggiunte.

Ora, dopo quasi sette anni dalla formazione del non statuto, giunge questa decisione di invitare gli aderenti a denunciare ai probiviri comportamenti contrari alle norme di comportamento (si immagina che la misura riguardi soprattutto, se non solo, eletti nel parlamento nazionale, europeo o negli anti locali).

Ignoriamo sino a che punto le denunce possano essere anonime, apocrife o nominali e certificate, ma questo non è il punto, anche se la questione andrebbe chiarita molto bene.

Ci chiediamo il perché di questo che suona come una sorta di invito alla delazione (anche se la sorveglianza del buon costume è comunque un dovere di ogni militante di un movimento politico) che giunge solo ora a ben sette anni dalla formazione del corpus normativo del movimento.

E’ probabile che l’inizio della storia risalga alla tarda estate, quando IlSole24ore scoprì che uno dei più attivi deputati europei del movimento (uno che strapazzava apertamente Junker esigendo una certa competenza economica) non aveva la laurea che dichiarava di avere nel proprio curriculum.

La Bocconi ne confermava l’iscrizione ed il versamento delle rate ma non il conseguimento della laurea cui mancavano moltissimi esami. La cosa scatenò un pandemonio nel met up milanese e poi, di riflesso, in tutte le alte sfere del M5s.

Sinceramente non ricordo esattamente il nome dell’estroso parlamentare (che mi richiama Oscar Giannino), ma non ho nessuna voglia di perder tempo a cercarlo perché è assolutamente irrilevante ai fini dei nostro ragionamento.

Un brivido freddo scese lungo la schiena degli esponenti maggiori del movimento che compresero si essere stati messi nel mirino: prima delle elezioni europee i curricula di parlamentari e consiglieri del M5s sarebbero stati messi sotto la lente di ingrandimento e di sorprese, magari, non ne sarebbero mancate.

Ci sarebbe stata (secondo le voci giornalistiche) una sommaria revisione dei vari curricula, ma verificarli uno per uno sarebbe stata impresa improba, magari adatta ad una agenzia investigativa, ma le leggi sulla privacy lo avrebbero impedito.

Di qui la decisione di chiedere agli aderenti una mano, magari nella speranza che chi dovesse avere una coda di paglia provvedesse tempestivamente a ritirare e riscrivere la propria presentazione nel web.

Può darsi che funzioni e può darsi di no, ma qualche domanda dovrebbero farsela quanti pensano che il modello di partito non organizzato, tutto web e senza strutture locali e nazionali sia poi così, efficiente e democratico come si dice.

Aldo Giannuli

Questo articolo è stato pubblicato qui

Commenti all'articolo

  • Di paolo (---.---.---.49) 21 dicembre 2018 17:53

    Si spiega in questo modo:

    qualunque associazione legalmente riconosciuta, partito o movimento ha il dovere di sapere chi sono e come si comportano coloro che ne sottoscrivono la partecipazione. Ovviamente senza invadere la privacy.

    Nel M5S c’è un regolamento, affatto sommario come lei sostiene ma in logica evoluzione, che norma la coerenza dei comportamenti politici e le eventuali violazioni di legge. Non mi risulta che applichi sanzioni su aspetti etici o morali anche se l’appartenenza suggerisce un comportamento generale consono ai principi fondanti del movimento partito. Non sarà perfetto ma è un invito a tenere gli occhi bene aperti ( altro che delazione) per evitare che qualcuno cada in tentazione e poi lo si venga a sapere a babbo morto. E sappiamo bene quali possano essere le tentazioni in questo paese.

    Sulle false lauree e accrediti fasulli meglio stendere un velo pietoso. E’ una piaga frutto di debolezze umane che ha interessato tutti i partiti. Poi però c’è chi, come il M5S, appena li scopre li emargina e chi invece come il PD li nomina ministro e poi se li tiene. Non mi sembra una differenza da poco.

    Questo è il massimo che si può fare in una democrazia a meno di non avere una polizia interna tipo Stasi.

    saluti

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