Le censure nelle democrazie di oggi
Enrica Perucchietti ha pubblicato un altro saggio molto legato all'attuale evoluzione dei tempi: "La censura nelle "democrazie" del XXI secolo. Criminalizzazione del dissenso e Inquisizione digitale" (Arianna Editrice, 2025, Bologna).
Oramai la nostra società ipertecnologica è stata "formalizzata": è "Il risultato è una diffusa autocensura, che per certi aspetti è molto più terribile della censura" (p. 8). Bisogna precisare che "La censura di oggi si caratterizza per il fatto di provenire dalla società nel suo complesso, da associazioni, gruppi di pressione e individui isolati, che chiedono sanzioni e "cordoni sanitari" basati esclusivamente sulla loro soggettività e ispirati al modello del politicamente corretto" (p. 8). Così la stampa può diventare una forma di propaganda in qualsiasi società, anche nelle democrazie, "per evitare che il pluralismo e la libertà di pensiero degenerino" (p. 70). Infatti "Se capisci i meccanismi e le logiche che regolano il comportamento di un gruppo, puoi controllare e irregimentare le masse a tuo piacimento e a loro insaputa" (scitto nel lontano 1928 da Edward Bernays, nipote di Sigmund Freud, p. 70).
Un grave esempio della censura di oggi è rappresentato dall'arresto in Francia di Pavel Durov, fondatore del servizio di messaggistica Telegram (p. 26). Per capire meglio quello che succede oggi, possiamo prendere un esempio, che riguarda l'ideologia woke: come i puritani del passato, "non si concentrano tanto su soluzioni pratiche per ridurre le discriminazioni, quanto piuttosto su una costante caccia ai colpevoli" (p. 204). Per fortuna questo "puritanesimo culturale" woke alla fine "ha alienato molti, e ora che il fervore si sta placando, si apre uno spazio per riflettere su come costruire una società più giusta senza sacrificare la libertà di espressione o il dialogo costruttivo" (p. 206).
Del resto chi utilizza i social sa che potrà "veder cancellati i suoi contributi con la motivazione che violano "le regole della community". Ma in Inghilterra siamo oramai al passo successivo: chiunque scriva, pubblichi o condivida un post "eretico" rispetto alla community può essere trascinato in tribunale e perseguito penalmente" (Carlo Freccero e Daniela Strumia a p. 11). Quindi "se la giustizia stessa sta dal lato della verità del potere, questa verità non può più essere messa in discussione" (p. 20). Oggi "La censura non è più repressiva, ma produttiva di regole che il potere vuole imporre. E lo fa fingendo di tutelare le minoranze e dare spazio al progresso" (prefazione).
L'informazione, in tempi di crisi economica e in tempi di guerra, anche ideologica, diventa quasi sempre propaganda.
Quindi l'intelligenza artificiale verrà utilizzata anche come censura, "perché funziona in base ad algoritmi che personificano la censura stessa" (prefazione). In ogni caso, "Se vogliamo che la nostra voce conti, dobbiamo unirci in una lotta comune contro il fuoco del totalitarismo democratico, pronto a bruciare digitalmente ogni forma di dissenso e a riscrivere la Storia a proprio piacimento". In effetti "Lo scopo del giornalista non è offrire una "via di fuga" o la formula perfetta per risolvere un problema. Il suo compito è di denuncia: vigilare sul potere (la vecchia funzione di "cane da guardia"), cercare la verità e portarla a galla" (conclusioni).
Si può aggiungere che "Finendo per ignorare certe informazioni in tempo", si finisce per fare le cose che desiderano i potenti. Il vero potere, prima nega e poi cala dall'alto gli "stravolgimenti della società, facendo in modo che le masse non se ne occupino se non quando è troppo tardi per farlo" (p. 208). I potenti in moltissimi casi non sembrano avere fretta e hanno obiettivi legati sempre al massimo guadagno e al massimo potere, dando la precedenza al potere, che in molti casi offre anche la possibilità del guadagno differito.
In Occidente la verità la produce chi possiede e chi passa le informazioni fondamentali e critiche, alle grandi televisioni angloamericane. I governi creano sempre maggiore ordine a loro vantaggio e non sono interessati a diffondere varie verità. I loro obiettivi prediligono l'allineamento, l'ipocrisia e la quasi inevitabile autocensura delle persone che voglio evitare i piccoli e grandi intoppi legati alla censura digitalizzata (p. 29).
Per fortuna tutte le situazioni sociali hanno un limite e la forza del conformismo è fortunatamente limitata. In molti casi, prima o poi, si arriva al grande cambiamento positivo.
Comunque, per difendersi meglio, basta precisare che un buon libro può diventare una pistola carica, molto utile per l'autodifesa (un buon libro è una pistola carica, pensava Ray Bradbury, scrittore e sceneggiatore di fantascienza).
Infine bisogna riconoscere che la storia non si ripete mai uguale: "La storia non si ripete, ma fa rima con se stessa" (Margaret Atwood, scrittrice canadese).
Enrica Perucchietti è una giornalista e una scrittrice molto attiva, che lavora anche come editor (si è laureata con lode in Filosofia). Lavora per Visione Editore e qui cura la rivista "Visione. un altro sguardo sul mondo". Ha pubblicato molti saggi e collabora anche con Macro Edizioni. Nel 2021 ho recensito "La fabbrica della manipolazione" (pubblicato con Arianna Editrice insieme a Gianluca Marletta). Il suo sito è www.enricaperucchietti.it
Nota su Alain de Benoist - Dopotutto oggi "la normalizzazione ha semplicemente cambiato forma: i dissidenti non sono più deportati, ma condannati alla morte sociale; non vengono più fucilati, ma marginalizzati e i loro microfoni tagliati per farli tacere o per rendere inudibili i loro discorsi... gli intellettuali... per sopravvivere, devono far girare la ruota delle preghiere, trasmettendo i mantra dell'ideologia dominante" (prefazione, p. 8).
Nota chiarificatrice - "Oggi le sedicenti regole della community dei social, non sono chiare a nessuno, perché non vengono enunciate, ma devono essere presupposte come in un videogioco, in cui le regole vengono apprese nel corso del gioco stesso, partendo dal suo funzionamento (Freccero e Strumia, da p. 11). Per fortuna esistono molte "persone che lottano, sacrificando anche la propria carriera se non addirittura la propria vita, per mettersi al servizio della comunità" (Perucchietti, p. 208). Fondamentalmente basta "spingere le persone ad amare di più la propria libertà e la propria privacy", per fare grande "pressione sulle istituzioni in modo da orientare le politiche" (p. 209).
Nota cruda - Dopotutte le cose di questi ultimi anni, si può dire che "Tutta la liturgia della pandemia ha avuto un senso occulto che non aveva nessuna valenza sanitaria. Si è trattato del tentativo di imporre una verità, la verità delle agende del potere, contro la verità empirica del qui e ora, la verità dell'evidenza. Il concetto stesso di verità è stato hackerato" (Freccero e Strumia, p. 14 e p. 15). Risulta poi interessante pensare, che il tradizionale motto della BBC recitava così: "Educare, informare, intrattenere". Ma in questo momento storico è sicuramente meglio avere la stessa opinione di Pavel Durov: "Preferisco essere libero, piuttosto che prendere ordini da qualcuno" (p. 101).
Nota bomba - Segnalo la citazione dello "scoop del Premio Pulitzer, Seymour Hersh sul sabotaggio del Nord Stream" e l'articolo "in cui denunciava la corruzione del regime ucraino e affermava che l'intelligence statunitense era a conoscenza dell'appropriazione indebita su larga scala del denaro degli aiuti americani da parte della leadership ucraina" (p. 54).
Nota informativa finale - Ricordo che il 38 per cento delle pagine web che esistevano solo dieci anni fa non esistono più (studio del Pew Research Center, p. 18). Infine bisogna aggiungere che i social media "sono spesso luoghi in cui il controllo delle informazioni è stringente a asservito e interessi politici ed economici, come hanno dimostrato" le inchieste "Twitter Files" e i "Facebook Files" (Perucchietti, p. 40).
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