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La testa dei Radicali

Arrivare alle assise di Todi, con le teste dei radicali in un cesto da omaggiare a Monsignor Fisichella, deve essere stato un bel colpo di teatro per la pasionaria del PD.

Un colpo di teatro che, benché sorretto da espressioni piuttosto sboccate, deve aver impressionato favorevolmente le gerarchie d’oltretevere, fino a far sbocciare un flebile sorriso sul viso sofferente (e un po’ lugubre) del prelato d’alto rango, mandato lì a conversare con quei figliol prodighi un po’ (tanto) smarriti della sinistra italiana.

I Radicali, ormai è cosa nota, si sono permessi di disubbidire ai diktat dello stato maggiore dell’attuale opposizione (non solo del PD, quindi, ma anche di Casini, Rutelli e finiani), entrando a votare alla prima chiama sul voto di fiducia. Senza essere determinanti né sul quorum né, tantomeno, sulla fiducia, ma tutto ciò è finito immediatamente nel novero delle questioni falsificabili. Furono dichiarati ufficilmente “stronzi” e come tali trattati.

Dopo una settimana abbondante in cui l’atmosfera politica italiana, quella dei palazzi e quella dei popoli, era surriscaldata da fulminanti ingiurie, brucianti accuse, alte lamentazioni sul governo “salvato” dagli infami, con svelamento improvviso di fantasiosi messaggi segreti a riprova del tradimento consumato e ratificato - a cena, a detta di tutti - (ma in realtà mai dimostrato) e così via cantando e delirando, piano piano si comincia a intravedere che forse le cose non stavano proprio così.

Il più chiaro di tutti (dopo l’onesto Giachetti, Segretario d’aula del PD e dopo la Casadio che su Repubblica del 22 ottobre ha ammesso che quando i Radicali sono entrati nell’aula “in realtà, il numero legale già c´era”) è stato Emanuele Macaluso su Il Riformista del 23.

           Bersani e Monsignor Fisichella 

Qui si entra (finalmente) nell’analisi politica, a partire dal titolo “Dove vanno e con chi i radicali?”

Il drammatico interrogativo riguarda ancora la “ripetitività del gesto (la disubbidienza radicale) che non era casuale e la reazione spropositata del PD (soprattutto della componente cattolica) era voluta”. Si afferma cioè l’esistenza della chiara volontà di arrivare ad uno scontro fra le due parti.

Scontro tutto politico, che lascia intravedere una diversa interpretazione della questione etica nel panorama dei programmi politici della sinistra.

Ancora Macaluso, dopo aver liquidato la contestata cena Pannella-Berlusconi come una banale provocazione, sostiene che “l’affermazione del cardinale Bertone, fatta propria da alcuni autorevoli dirigenti del Pd, secondo cui l’azione politica dei cattolici deve svolgersi tenendo sempre bene presente che c’è una ‘saldatura tra etica sociale e etica della vita’ è una svolta”.

E’ una svolta, “una nuova fase della vita politica italiana” quella che, in area piddì, si sta facendo strada: l’idea che la questione sociale (i diritti sociali, in particolare degli strati più colpiti dalla crisi economica) deve saldarsi a quella dei diritti civili (l’etica della vita).

Su questo dilemma, Macaluso si sofferma e si chiede “Bisogna sposare l’etica cattolica su diritti civili per affermare i diritti sociali ? Siamo al fondamentalismo!”. Affermazione che potrebbe sorprenderci se non leggessimo, sullo stesso numero del quotidiano, l’intervento di una delle maggiori “teste pensanti” del marxismo d’antan, Mario Tronti: “Per parte nostra, di noi sinistra, prendere le distanze dall’individualismo esasperato, non solo economico, ma anche etico, dal relativismo, dal libertarismo, in una parola dalle culture radicali è un passo preliminare per aprirci al confronto”. Confronto con i cattolici, s’intende, ma, si aggiunge, “non puoi parlare dei cattolici senza parlare della Chiesa cattolica”.

Insomma, per parlare con i cattolici devi parlare con la Chiesa e se vuoi parlare con la Chiesa devi preliminarmente prendere le distanze dalle culture radicali. Ci interessa in particolare l’individualismo “etico”. Che ci viene spiegato dallo stesso Tronti (e altri) in una lettera aperta intitolata Il confronto può partire dal tema antropologico e pubblicata su vari quotidiani fra cui l’Unità del 17 ottobre. Ne riporto un brano, estratto da un contesto più ampio ed articolato:

“D’altro canto, non dovrebbero esserci equivoci neppure sul concetto di “valori non negoziabili” se lo si considera nella sua precisa formulazione. Un concetto che non discrimina credenti e non credenti, e richiama alla responsabilità della coerenza fra i comportamenti e i principi ideali che li ispirano. Un concetto che attiene, appunto, alla sfera dei valori, cioè dei criteri che debbono ispirare l’agire personale e collettivo, ma non nega l’autonomia della mediazione politica. Non si può quindi far risalire a quel concetto la responsabilità di decisioni in cui, per fallimenti della mediazione laica, o per non nobili ragioni di opportunismo, vengano offese la libertà e la dignità della persona umana fin dal suo concepimento”.

E mentre Bersani timidamente “esprime (...) una sua visione che (...) affida alla responsabilità dei laici la mediazione della scelta concreta delle decisioni politiche, i bizantinismi di Tronti & Co. concludono che proprio “per fallimenti della mediazione laica (...) vengano offese la libertà e la dignità della persona umana fin dal suo concepimento”.

Tronti e compagni, alcuni autorevoli dirigenti del PD e la Chiesa cattolica - dialogando dialogando - ci hanno sistemato per le feste.

L’essere umano è persona sin dal concepimento. Qui non siamo a criticare la mercificazione dei corpi dovuta al liberismo selvaggio. Qui si sostiene che un agglomerato di cellule ha diritti civili (e giuridici, immaginiamo), libertà e dignità.

Si suppone che l’aborto a questo punto sia assimilabile all’omicidio. Che la libertà delle donne di disporre del proprio corpo sia libertà di assassinare. Che la “potenzialità” di vita sia equivalente tout court alla “realtà” di essere nati. Nessuna differenza. Con buona pace di quarant’anni di braccio di ferro sui diritti civili. Con buona pace dell'infinita lotta delle donne per liberarsi dell'opzione cristiana sul loro corpo. Con buona pace di tutte le teorie - Fagioli in testa - che affermano una netta differenza tra feto e bambino, tra omeostasi dell'ambiente uterino ed il venire alla luce.

L’ideologia cristiana è proclamata unica antropologia degna di questo nome. Cosa non nuova in Tronti che già, parlando (pure lui, ma cos'è un'epidemia ?) di Paolo di Tarso, aveva affermato “è a partire dal suo spessore teologico che vogliamo misurare l’impatto su un’idea di politica di cui si sente oggi di nuovo il bisogno”. 

Eccoci cucinati a dovere negli scantinati del Vaticano e conditi perbenino in salsa “democratica”. Non si può discutere sui valori “non negoziabili”, altrimenti la dignità umana dello zigote (sic!) viene offesa. Rimettere in discussione l'interpretazione laica del concepimento e dello sviluppo dell'embrione come fatto puramente biologico è il prezzo da pagare perché si aprano le strade delle nuove maggioranze.

Se a destra è notte, come dice Macaluso, a sinistra siamo decisamente verso sera.

Comincia ad essere più chiaro, ora, perché proprio i Radicali dovevano essere ghigliottinati ?

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