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 Home page > Tempo Libero > Recensioni > La storia del governo economico del mondo

La storia del governo economico del mondo

Per provare a comprendere la nostra situazione sociale attuale, può essere utile capire la sintesi di questo saggio unico e molto intelligente: "Il governo economico del mondo - 1933-2023" (Martin Daunton, Einaudi, 2024; scrittura impegnativa di 1053 pagine adatta ai grandi amanti dell'economia, più le note fino a pagina 1238).

La lunga storia del governo economico del mondo appare incredibilmente in questo saggio estremamente coraggioso, e si può iniziare con questa citazione di Gordon Brown: "Nel 1933 ci fu una conferenza economica mondiale che si svolse in Gran Bretagna. I partecipanti vennero qui per trovare un accordo, in parte sul commercio, in parte su altri aspetti dell'ecconomia. Non andò bene. E, come parziale esito di quel fallimento, i restanti anni Trenta furono segnati dal protezionismo" (prima pagina dell'introduzione), che provocò guerre commerciali e valutarie .

Oggi "L'economia mondiale è diventata sempre più sensibile alle crisi finanziarie, con un primo shock nel 1997-98 seguiito dalla crisi finanziaria globale del 2007-2008, cha ha messo in luce i rischi inerenti alla finanziarizzazione" (la ventesima pagina dell'introduzione). L'inevitabile "reazione alla crisi finanziaria globale" (quarta parte del libro), "fu in sostanza una crisi di legittimità del neoliberismo che, teoricamente, avrebbe potuto rimodellare la politica economica e dar vita a una nuova struttura di governo economico globale". Invece ci troviamo ancora impantanati in un'economia malferma, incentrata a favorire quasi esclusivamente gli interessi delle grandi banche, delle grandi imprese e delle grandi multinazionali.

Per fortuna, "La maggior parte delle persone... prende decisioni incrementali che mirano a migliorare quei contesti di vita che sono la propria famiglia o la propria comunità, a differenza di quanto sostenuto dai precetti individualisti ed egoistici dell'economia" (p. 1007). Tutte le persone vogliono solo stare bene o stare meglio, e non sono stranamente cervellotiche come capita a molti professori universitari. Ma la vita di oggi è tutta una "narrazione economica" (Robert Shiller, economista e premio Nobel, specializzato nella finanza comportamentale). O forse sarebbe meglio affermare che viviamo tutti in una narrazione economica abilmente pilotata a favore di chi gestisce i ricavi dei grandi affari.

Comunque per comprendere una grande problematica fondamentale riporto questa bella sintesi: "Nel 1965 gli amministratori delegati delle maggiori società degli Stati Uniti, se si includono le opzioni azionarie realizzate, guadagnavano 20 volte ciò che guadagnava il lavoratore medio; nel 1989 la differenza era di 58 voolte, e nel 2017 di 312 volte" (p. 1010; guardando il grafico questo fatto viene ben assimilato).

Ma riprendendo l'esame della questione economica globale, si può affermare che in ogni caso, negli ultimi anni, "i prezzi degli asset sono saliti al di sopra dei livelli pre-Covid a causa dell'allentamento quantitativo, il che ha fatto guadagnare chi aveva proprietà e investimenti" (p. 998). I riccastri hanno sempre vinto. Almeno fino a ieri. E questo succederà anche oggi e domani. Dopodomani si vedrà...

 

Martin Daunton ha diretto la School of Humanities and Social Sciences, è professore emerito di Storia economica a Cambridge, ed ha diretto la Royal Historical Society. Per approfondimenti si può vedere il video di una sua conferenza del 2015: l'Economic History Social Annual Conference. Oppure si può visionare questo sito: www.martindaunton.co.uk

 

Nota keynesiana - "Il decadente capitalismo, internazionale ma individualistico, nelle cui mani ci siamo trovati dopo la guerra, non sta avendo molto successo. Non è intelligente, né bello, né giusto, né virtuoso, né si comporta come dovrebbe. In breve non ci piace e anzi stiamo cominciando a detestarlo. Ma quando ci domandiamo che cosa mettere al suo posto, siamo estremamente perplessi" (John Maynard Keynes, National Self-sufficiency, 1933). Keynes nacque nel 1883 a Cambridge e morì nel 1946 a 62 anni, nella sua casa di campagna in Inghilterra (a Tilton, nel Sussex vicino a Londra).

Nota politica - Oggi, ancor più di ieri, "le scelte politiche sono modellate da narrazioni che convincono gli elettorati su dove si trovino i loro interessi" (p. 1008).

Nota storica fondamentale - Dovete sapere "che durante l'era di Bretton Woods, il reddito familiare mediano reale negli Stati Uniti è aumentato del 3,0 percento all'anno, con una probabilità del 96 per cento che la generazione successiva fosse migliore di quella precedente. Invece, a partire dal 1973 il reddito familiare mediano è cresciuto solo dello 0,4 percento all'anno e il 28 per cento dei figli ha un reddito inferiore a quello dei genitori (da p. 1011).

Nota finale - In effetti, alcuni anni fa, all'interno dello stato della Città del Vaticano, vennero bloccati i conti bancari e Joseph Ratzinger dovette obbedire alla grande legge bancaria privata...

Commenti all'articolo

  • Di Damiano Mazzotti (---.---.---.32) 22 dicembre 2025 16:45
    Damiano Mazzotti

    Io sarei piuttosto in accordo con Scott Morrison (primo ministro australiano nel 2019), che ci ricordava i troppi poteri di una "burocrazia internazionalista che non deve rendere conto a nessuno" e "cerca di elevare le istituzioni globali al di sopra dell’autorità degli stati nazione al fine di controllarne le politiche"... "solo un governo nazionale, poiché deve rendere conto ai cittadini attraverso le urne nel quadro dello stato di diritto, può definire i propri interessi" (p. 1039).

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