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Il pozzo di Tajani e i risparmi degli italiani

Siamo solo alla fine di luglio ma da tempo in campagna elettorale per le politiche del prossimo anno, non è ancora chiaro se a scadenza naturale della legislatura, con conseguente corsa col fiatone a chiudere la legge di bilancio 2028 oppure la prossima primavera.

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Ma nei partiti e nelle coalizioni posticce, tenute assieme con lo spago o più propriamente con lo sputo di un bipolarismo finto, ferve la gara a svuotare i cassetti e ripescare proposte più o meno demenziali, più o meno datate o solo lievemente riverniciate.

Il caso di Forza Italia è peculiare: partito azienda, con un segretario sotto il tiro della proprietà, che pare voler mettere voce oltre che soldi, guidato pro tempore da Antonio Tajani, che si barcamena col suo profilo non esattamente da trascinatore di folle. Un moderato ectoplasma, che rassicura ogni tassidermista. Come quando invitava gli italiani nel Golfo a non affacciarsi in caso vedessero droni svolazzare fuori dalle loro finestre.

Tajani ha dunque deciso di firmare il certificato di sua esistenza in vita politica, ha svuotato i cassetti della Buonanima, Silvio, e ora è in piazza a mostrare la sua paccottiglia al ceto (del dito) medio, con interviste e diligenti gnegné contro l’altro personaggio che tanto sarebbe piaciuto a Fortebraccio, nell’immortale immagine dell’auto che si ferma, della portiera che si apre e da cui nessuno esce: Elly Schlein. La quale, in omaggio alla sua vocazione ambientalista, presumo arriverebbe a piedi ma che ha altri grattacapi, oltre a passare le giornate cercando di convincersi col mantra “siamo pronti”. A cosa? A portare acqua con le orecchie all’Avvocato del Populismo, Giuseppe Conte. Ma non divaghiamo.

I cassetti della Buonanima

Tajani, si diceva. Oggi, in un’intervista a Libero, illustra la sua manovra per la legge di bilancio 2027. Ed è subito amarcord.

Il mantra è sempre quello berlusconiano: meno tasse, meno tasse, meno tasse. Stiamo lavorando per mettere sul tavolo della coalizione una serie di proposte che in parte possono essere realizzate subito, in parte sono da mettere in agenda per la prossima legislatura. […] La prima è quella di detassare le tredicesime: al 100% le più basse e poi con una tassazione progressiva, a mano a mano che la cifra aumenta. L’altra idea sulla quale stiamo lavorando è la riduzione/abolizione del bollo per le auto e le moto. La terza riguarda la riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per i redditi fino a 60mila euro. Ma ce ne sono altre molto importanti: una è quella di portare le detrazioni delle spese sanitarie nell’anno in cui vengono sostenute e non nell’anno successivo. Questo perché se devo curarmi, delle risorse ne ho bisogno subito.

Come si nota, mancano le dentiere, antico pallino del Fondatore. Ma forse possono essere ricomprese nel capitolo sanità, con la detrazione delle relative spese nello stesso anno in cui sono state sostenute. Ma non è tutto: ci sono anche zero tasse per le leggendarie startup, che in Italia temo finirebbero con l’essere identificate con bar e pizzerie, e quelle, piuttosto misteriose, “per le donne”. Che sembra l’antico richiamo che si leva dall’altoparlante di un’auto: “Donne, è arrivato l’arrotino!”

Ma non finisce qui, perché compito di un moderno partito liberal-conservatore resta quello di innovare nella tradizione. A volte, anche di scopiazzare gli slogan di partiti alleati e concorrenti. Ed ecco quindi il lampo nel cielo italiano: una flat tax che “premi chi produce di più”. Ma in che senso? Tajani spiega:

Si potrebbe riassumere così: più produci, meno paghi. Questo solo per la parte di reddito Irpef che eccede quello dichiarato nell’anno precedente. Per la parte in più stiamo pensando a un’aliquota fissa bassa.

Che, ammetterete, ricorda il demenziale slogan melonesco “più assumi, meno tasse paghi”, poi evoluto nel corso degli anni per atterrare al solito sgravio di lungo corso, i cui esiti non sono stati particolarmente innovativi. Oppure all’altra trovata dell’attuale maggioranza, quella della “flat tax incrementale“, cambiale messa all’incasso subito dopo le elezioni a beneficio della platea di autonomi da cui questa coalizione prende buona parte dei voti.

Ora, so cosa state pensando, al netto della valutazione economica di siffatte proposte: dove sono le coperture? Certo, parlare di coperture con queste temperature non è il massimo, ne convengo. Però a domanda Tajani risponde. Forse era meglio di no:

In Italia ci sono risparmi privati tra i 1800 e i 2000 miliardi di euro. Se una parte degli italiani investisse nelle grandi infrastrutture, nei grandi progetti pubblici attraverso partnership pubblico-private, lo Stato spenderebbe di meno e avrebbe più risorse per abbassare le tasse. Ovviamente, si tratterebbe di investimenti volontari che garantirebbero un ritorno economico e che potrebbero interessare innanzitutto le casse di previdenza o le assicurazioni.

Attingiamo nei lieti risparmi

Nei giorni scorsi, in effetti, nel disperato tentativo di rendersi visibile, Tajani si era cimentato in una vera e propria colluttazione con la lingua italiana, parlando di “attingere al risparmio privato”. Il verbo è determinante: mi ricorda quando un ex vice premier, poi assurto a una strepitosa carriera diplomatica internazionale grazie al suo studio matto e disperatissimo nella sua cameretta alla Farnesina, voleva quadrare la legge di bilancio “attingendo al deficit”. Siamo un paese ricco di pozzi, come noto.

Però Tajani ha un indiscusso merito: ha reso candidamente trasparente la motivazione che molti suoi colleghi da anni si sforzano di celare, occultare e dissimulare quando parlano, con gli occhi lucidi e la fregola di chi ha appena scoperto il moto perpetuo, di fare qualcosa per mobilitare tutti quei soldi degli italiani che giacciono esanimi sui conti correnti. Pensate quanti PNRR ci si potrebbe pagare, senza l’angustia delle deadline dei burocrati bruxellesi e l’attuazione di inutili riforme. Pura joie de vivre. O, detto più seriamente, il ricorrente tema della repressione finanziaria che sta avvolgendo il mondo in crisi fiscale.

L’eterna verità: i soldi sono fungibili. Pensate quanti se ne potrebbero liberare se gli italiani mettessero i loro dormienti risparmi in spesa pubblica, presentata come investimenti, sostituendo lo stato e quindi le tasse. Sarebbe la svolta. Siamo un paese in crisi fiscale, quindi i soldi si vanno a prendere dove ci sono, come direbbe la guida spirituale della sinistra italiana, Maurizio Landini.

Solo che Tajani è un moderato e anche foderato: mai si sognerebbe di strapparvi quei soldi in modo coercitivo. Mica si chiama Schlein, ribadisce in questi giorni anche a chi gli chiede l’ora. Quindi, le coperture, in base alla volontarietà, non esistono. Addio dentiera, o almeno arrivederci, bisognerà tornare a sognare la cancellazione del bollo auto e il ceto del dito medio potrà tornare a pensare quanti altri soldi gli verranno spillati, per usare la sua Irpef come “aumento di stipendio” a quelli meno fortunati di lui, che guadagna più di 35 mila lordi annui e deve sentirsi in colpa.

Ma Tajani fa anche presente che, poiché questo governo si è reso protagonista di un vero e proprio miracolo economico, come ci spiega a ogni editoriale sospinto il nostro mitico Pangloss di sistema, per ora “hanno gettato le fondamenta”, la prossima legislatura costruiranno la casa. Dentiere incluse. E pensate che siamo solo a luglio 2026.

P.S. La “riduzione dell’aliquota Irpef dal 35 al 33% per redditi sino a 60 mila euro” è un errore, visto che si tratterebbe di estendere sino ai 60 mila l’aliquota del 33%, che oggi arriva a 50 mila. L’aliquota 35% non esiste più. Forse servirebbe maggiore attenzione, anche quando le si spara grosse.

(Immagine creata con ChatGPT)

Questo articolo è stato pubblicato qui

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