La scienza vecchia
Nell'eterna battaglia storica fra progresso e regresso il reazionarismo sta avendo la meglio anche in Italia.
È notorio che Giambattista Vico – filosofo campano vissuto fra Seicento e Settecento – teorizzò i “corsi e ricorsi” storici, smentendo l'idea di un continuo progresso, sociale e politico, dell'umanità.
L'esempio più frequente è quello del Medioevo: i “secoli bui” che seguirono i fasti della civiltà greco-romana dell'antichità.
Un esempio più recente l'abbiamo vissuto negli anni Ottanta del Novecento: il riflusso degli anni Settanta, coi loro grandi fermenti politici sfociati negli anni di piombo, segnato da un edonismo reaganiano – e in Italia berlusconiano, con le televisioni commerciali – che generò disimpegno e individualismo.
Il ventunesimo secolo, invece, esordì riportando brutalmente l'uomo occidentale alla realtà storica del suo tempo: l'attacco alle Torri gemelle dell'11 settembre 2001 chiudeva non solo simbolicamente il Novecento, il secolo dell'Io, della rivoluzione psicanalitica che aveva tanto influenzato anche i prodotti culturali; la nostra letteratura, il cinema e il teatro.
E oggi, nel 2025 che ormai volge al termine, in quale fase sociopolitica siamo?
Difficile dirlo, essendo un'epoca informata alla grande velocità dello sviluppo tecnologico che si ripercuote anche sulla realtà sociale e politica: i cambiamenti incalzano, velocissimi, rovesciando di segno ciò che sembravamo avere afferrato come “verità”.
Le “antenne” di giornalisti e intellettuali o, più semplicemente, quelli dell'opinione pubblica sui social network e nelle urne danno segnali discordanti.
Così i repubblicani, negli States, non hanno fatto quasi in tempo a gioire per la vittoria di Trump alle presidenziali che il “comunista” Zohran Mamdani ha conquistato New York con un programma affatto individualistico, per niente MAGA, bensì tutto teso a combattere le privazioni e le disuguaglianze sociali.
Tuttavia le destre reazionarie – quelle del “riflusso” – resistono bene anche in Italia, col governo Meloni che è uno dei più longevi della storia repubblicana, e i sondaggi che danno Fratelli d'Italia al 30%.
Anche da un punto di vista sociale, il riflusso sembra essere dominante. Su Amazon, negli ultimi anni, tanto per fare un esempio, è diventato best seller il libro del generale – e ora eurodeputato – Vannacci. Nel suo libro Il mondo al contrario si è apertemente schierato contro il progresso scientifico: se l'OMS ha depennato dal 1990 l'omosessualità dal novero delle malattie, lui lo ha stigmatizzato come un orientamento per niente normale. E i consensi – di vendite prima, politici poi – sono piovuti.
Già: la scienza. Si ha la sensazione che perfino quella a volte sia minacciata dal sentiment diffuso in un paese che procede a passo di gambero, per citare Umberto Eco. Sembrano lontani i tempi della illuminata legge Basaglia, la 180, che chiuse gli ospedali psichiatrici in nome di un movimento, quello dell'antipsichiatria, che li vedeva come agenti della repressione stigmatizzante contro i “diversi”, i non conformi ai più comuni modelli comportamentali, in combutta con la famiglia e la società.
Oggi, invece, quando si parla di questo tipo di disagio, come in occasione della giornata mondiale della salute mentale dello scorso 10 ottobre, la solidarietà viene espressa soprattutto alle famiglie dei malati, costrette ad assisterli; come se spesso non fossero proprio loro all'origine dei traumi psichici del loro congiunto.
L'esaltazione della triade reazionaria “Dio, Patria e famiglia” sembra allignare, più o meno incosciamente, non solo fra gli elettori di destra, ma in tutta la classe media che vive un impoverimento sia materiale che culturale, in un paese in cui oltre il 60% degli italiani – secondo statistiche ufficiali del 2022 – non legge neppure un libro all'anno!
Decifrare un'epoca complessa, moltiplicata, come la nostra, insomma, non è impresa facile neppure per le antenne giornalistiche; tuttavia appare innegabile che il riflusso sta mettendo in discussione grandi conquiste civili – come il diritto all'aborto – e rischia di farci vivere in un paradosso: il massimo del progresso tecnologico e il massimo del regresso sociale.
Entrambi sono disumanizzanti; e ormai anche il movimento delle Sardine, che gridava “Restiamo umani!”, è stato spazzato via con la velocità di un clic.
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