L’effetto Monti sullo spread
Una premessa: è vero che oggi la Borsa di Milano ha chiuso in calo del 4,7% e che siamo ancora nel pieno della crisi economica ed europea, però è interessante analizzare i movimenti dei mercati all'indomani della nomina di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio italiano, se non altro per tirar fuori qualche dato positivo.
Sono trascorsi pochi giorni da quel terribile 9 novembre: il giorno più nero per Silvio Berlusconi e per le sorti dell'intero paese. Il Premier si era dimesso la sera precedente e non era ancora emerso il nome di Mario Monti. I mercati dunque caldeggiarono l'ipotesi del voto anticipato, che tradotto in soldoni significava almeno altri 2-3 mesi di incertezza ed immobilismo.
Si creò il panico: la borsa ancora più giù e lo spread Btp-Bund che toccò le punte massime di 570 basis point, per chiudere con uno "storico" 550 (in pratica l'Italia era costretta a pagare tassi d'interesse di 5,5 punti in più rispetto alla Germania). Un piccolo barlume di luce arrivò con la nomina di Mario Monti a senatore a vita da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che diede il via alla graduale formazione del nuovo governo "di impegno nazionale".
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