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L’anno che verrà

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Caro amico it scrivo così mi distraggo un po'...

Cosi Lucio Dalla diceva nella sua canzone già nel 1979 “che qualcosa qui non va. Ma la televisione dice che ci sarà una grossa trasfomazione....”

https://youtu.be/2qRArSQd-TA

E’ difficile credere ancora nell’anno che verrà.

Sono state spese tante parole e tante promesse, quante promesse, quelle mai mantenute!

Si parla di valoro, di tranquillità, du un rinnovamento dello stato sociale dove tutti staranno bene... ma quale stato sociale? Quale lavoro e tranquillità? Promesse a vuoto come nuvole che sembrano muri di marmo bianco, quando invece non sono altro che batufoli di conote.

Tante le promesse ma nessuna proposta sensata o soluzione costruttiva.

Per fare il politico bisogna aver intelligenza, creatività, e saper usare una immaginaria bacchetta magica, che dal nulla possa creare qualcosa anche di piccolo ma reale, ma soprattutto è necessaria una grossa dose di coraggio, onestà e fantasia.

Quanti posti di lavoro si creerebbero se assumessero personale anche solo per gli archivi delle pratiche processuali, montagne di carta abbandonate in stanze alla rinfusa. In quelle pratiche ci sono storie di vita, di morte, di furti e di violenze e non possono essere dimenticati in scantinati di uffici umidi e sporchi.

Si vogliono le città pulite ma chi lo fa se non si assumono gli operatori ecologici che le puliscano?

Si potrebbero creare scuole alternative per bambini disabili, invece che fingere di non vedere il problema della loro disabilità e obbligarli quasi fosse una tortura quella di assistere a lezioni che non comprenderanno mai, quando invece per loro servirebbero lezioni alternative dove apprendere attraverso dei progetti adeguati come la musicoterapia la ippoterapia e i vari laboratori dove possano avere contatto con la materia che li circonda.

Perché non preparare in scuole adeguate ragazzi che hanno spiccata tendenza nella manualità. Servono artigiani preparti capaci ri risolvere i problemi che nemmeno l’informatica può risolvere.

Chi non ha mai avuto bisogno di un fabbro o di un falegname o meglio di un elettricista? Insomma quelle figure che diventate rare sono ora veramente molto costose anche se devono indossare jeans e maglietta per lavorare non vuol dire che non debbano usare la testa per il loro lavoro. Finiamo di pensare ai colletti bianchi che vengono poi relegati in posti squallidi per tutta la vita.

Ma i soldi? Quelli ci sarebbero se ben spesi, o non rubati.

Qualche anno fa Inps era in attivo, ma i governanti di tutti i generi ne hanno fatto un bancomat per coprire quei buchi da loro stessi creati.

Ma chi sbaglia paga, perché in Italia pagano solo i poveracci? Mentre chi governa non solo è superpagato per non andare al suo lavoro quotidianamente ma riesce anche a prendere mazzette e farla franca.

Certo non ho nessuna stima dei politici, prima o poi ci cascano tutti è il sistema di governo che è stato creato dove leggi mai ben chiare e a libera interpretazione sono l’ancora di salvezza di questi personaggi.

Mio nonno diveca “Governo Ladro” già 50 anni fa ora cosa potrebbe pensare e dire ora?

La nostra ancora di salvezza sono le giovani leve che portanto idee nuove a volte quasi al limite dell’accettabile, solo loro possono ribaltare questa situazione.

Intanto mandare in pensione alla giusta età, se non si fa spazio come possono lavorare i giovani? Pagare il giusto a tutti e per tutti, soprattutto ai politici che sono troppi e troppo pagati senza nessuno che li monitorizza. Fa scandalo chi si fa timbrare il cartellino dal collega, ma perché non si fanno timbrare anche i politici e a fine mese pagarli a secondo delle ore che passano in aula e del lavoro che portanto a termine.

Tutto si può fare se si vuole ma cambiare le situazioni non è facile anche se ora la gente si sente presa in giro e derubata ma non ha ancora il coraggio di urlare la propria rabbia contro chi ci ha ridotti in questo stato, che certo non migliorerà nell’anno che verrà.

Loredana Michelon

 

Questo articolo è stato pubblicato qui

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