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L’Italia non ha necessità di un governo che peggiori la situazione nazionale

 

Non concordo con chi pensa che una larga fetta di noi giornalisti, siamo contro il Movimento 5 Stelle a prescindere. A meno di rari casi di tifoseria giornalistica, che eppure esiste, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda molti miei colleghi, ciò che facciamo è prendere atto di una situazione politica ormai divenuta nazionale.

Diciamola tutta: il Movimento 5 Stelle, alla fine, non ci ha stupito con effetti speciali, non si è discostato dal solito sistema politico che dicevano di voler abbattere a cannonate, non ha cambiato nulla e, anzi, non appena giunti a poter governare la nazione, ci han mostrato che nulla può cambiare dal di dentro, anzi.

A mio avviso, se avessero sbandierato in minor misura una totale assenza di egoismi beceri, un minor livello di santità, una maggiore consapevolezza che quando si entra a far parte della dirigenza di un paese, giocoforza tocca adeguarsi all’ambiente, oggi apparirebbero un poco meno peggiori degli altri.

Perché se si continua a incensar se stessi e a prendere a testate – ma solo a livello di dialettica elettorale – tutto il parterre politico nazionale, promettendo che a poltrone raggiunte, la situazione cambierà totalmente assetto e in meglio per la popolazione, poi devi farlo. Non ci si può aspettare che si possa avere un occhio di riguardo per le castronerie sbandierate senza sosta. I peli ve li facciamo lo stesso, come abbiamo sempre fatto noi giornalisti attenti a raccontare la realtà dei fatti, e non a sostenere i governi di turno per puro vantaggio. 

Di conseguenza, i 5S devono ora accettare di passare al vaglio di noi giornalisti, che vorremmo forse più di ogni altra persona poter raccontare una nazione e un mondo politico migliore da quello che ci tiriamo dietro da troppi decenni, ma certo è che se non ci vengono forniti elementi utili a questo tipo di narrazione, non possiamo certo inventarceli.

Troppe incongruenze, troppe promesse non realizzabili, troppi proclami fatti senza attendere un minimo per verificare che certe cose si potessero davvero realizzare.

Partiamo con questo onnipresente reddito minimo garantito, che si ostinano tutti a denominare “reddito di cittadinanza”, sbagliando in pieno. Un conto è il reddito minimo garantito, un sussidio universale che viene riconosciuto a tutti i cittadini di una nazione e senza porre condizioni. Un conto è il reddito minimo garantito, un sussidio a sostegno delle fasce deboli, e che presuppone una serie di caratteristiche e criteri per essere assegnato. Sono partiti male fin dall’inizio, fin dalla denominazione della misura che dicono di voler varare, e che nessuno sa quando e come sarà varata.

Pur di dimostrare a tutti che sono persone di parola, da Di Maio ai parlamentari 5S più ortodossi, hanno solo fatto i salti mortali per portarlo come elemento quasi unico – oltre a quota 100 per le pensioni – di un DEF unico nel suo genere nella storia delle Leggi di bilancio di questa nazione, e non in senso positivo.

Una legge di bilancio sbilanciata sotto tutti i punti di vista, che gonfia ancor più il debito pubblico pur di ottenere la grana necessaria a distribuire qualche centinaio di euro a qualche milione di italiani. Peggio dei bonus di Renzi, come quello di 80 euro, che almeno andava a gonfiare alcune buste paga.

Di Maio si comporta come un bambino che si è fissato con un giocattolo che ha visto in un centro commerciale: non vede altro e pensa solo a come ottenerlo. Punto. Di tutto il resto non gli importa un fico secco. A parte questo, è paradossale come dal governo, ala grillina, si continui a prospettare questa manovra economica come la panacea contro tutti i mali degli italiani.

Persino uno studente al primo anno di Economia avrebbe saputo far meglio. Persino la fruttivendola sotto casa, abituata a far di conto ogni giorno, avrebbe saputo inserire nel Documento di Economia e Finanza, qualche misura che sviluppasse economia, invece di pressare ancora per ottenere soldi a credito, aumentare il debito e mettere in mutande – peggio di prima – il popolo italiano.

Attenzione anche a chi diffonde false idee, che si sa affascinano i sostenitori grillini: l’Italia non è le altre nazioni europee. E’ questo il punto nevralgico che tutti devono ficcarsi in testa. Inutile far paragoni con la Francia, con la Germania, col Giappone persino.

Quando si parla di accordi con l'Europa, di tenuta dei conti, di affidabilità di una nazione, non si può metter tutto sullo stesso piano.

E’ come pretendere che ogni singolo individuo meriti la stessa fiducia. Non è così.

Se va in banca un brutto soggetto, zeppo di debiti, che notoriamente non onora gli impegni, che dice una cosa e ne fa sempre un'altra, e questi chiede un finanziamento, la banca ovviamente gli riderà in faccia. Non è un soggetto stimabile, non è affidabile. Se nella stessa banca si presenta un soggetto diverso, magari pure lui con debiti, ma che ha sempre potuto dimostrare coi fatti di mettercela tutta per non cadere in fallimento, di non aumentare i propri debiti in maniera scellerata, di saper gestire comunque i propri affari per il bene della propria azienda e dei suoi lavoratori, ovviamente la banca avrà un’attenzione diversa nei confronti di costui.

Cosa c’è di difficile da capire?

E’ la stessa cosa che sta accadendo all’Italia, nazione notoriamente inaffidabile, piena di debiti che non riesce mai ad abbassare, presuntuosa e sprecona, che vara misure contro la popolazione, per continuare a spremerla, e che dilapida sostanziose cifre di denaro pubblico per gestire un carrozzone statale che è bulimico di denaro.

L’attuale governo è riuscito, in così breve tempo, ad aumentare la spesa per quanto riguarda la Camera di ben 19 milioni di euro. I Ministeri presieduti da Di Maio? Non ne parliamo: sta spendendo più di quanto si facesse prima del suo avvento. A fronte di che, tutto questo? Non certo della soluzione alle ormai annose criticità economiche che si abbattono sulla popolazione di classe media, la più bastonata.

E che dire del fatto che alle dichiarazioni-mantra di Di Maio, che col solito sorriso standard stampato in faccia, continua a parlare di reddito di cittadinanza in primis, ma non accenna all’aumento di tasse e imposte per tutti, e del fatto – per esempio – che sia stato deciso il blocco delle assunzioni nelle università fino al 2019. Ma non è tutto, va ricordato anche il blocco delle assunzioni nella pubblica amministrazione, almeno fino al 2019, l’aumento dell’Ires per le organizzazioni No Profit, e non accenna nemmeno a una normativa assurda, che permetterà agli speculatori edilizi di appropriarsi dei centri storici delle città italiane.

Di spending review manco l’ombra, ma parlano di “reddito di cittadinanza” come la “soluzione alla povertà”. Di più: Di Maio, più volte, ha detto addirittura che "La povertà sarà cancellata". Cose da pazzi. Ma in tutto questo, osservo basita la popolazione italiana. Ferma, immobile, come sedata.

Di Maio ride quando parla della sua “preziosa” misura che a suo dire spazzerà via la povertà, e non si vergogna a dichiararlo. Ma non dice che il giochetto propagandistico durato troppo tempo, quello di fare il braccio di ferro con la UE, costa a tutti noi almeno 5 o 6 miliardi di euro, sotto forma di aumento degli interessi sul debito pubblico che poi viene ad abbattersi sul costo di mutui e prestiti. No, questo non lo dice. E non si vada in giro a dire che è colpa dell’Europa: non lo è. Rileggere cortesemente l’esempio che ho fatto in questo editoriale, sull’affidabilità economica e non solo.

Salvini, dal canto suo, porta avanti a sua volta le sue promesse elettorali, o parti di esse. Sa perfettamente che il cavallo di battaglia dei porti chiusi ai migranti, appassiona e affascina quella parte di elettorato che si è convinta che la colpa di molte cose sia dei migranti, e non della politica nazionale degli ultimi anni, governo attuale compreso.

Ribadisco: resto basita non tanto di fronte alle solite scelleratezze di questa classe politica, tutta intendo. Resto basita dovendo quotidianamente riscontrare come il popolo italiano continui a campare come se non stesse accadendo nulla di grave. D’altronde, lo scrivo da molto tempo, questa popolazione è ancora abbastanza ricca per potersi permettere gli sfasci della mala politica. Il problema, però, è che prima o poi questa ricchezza svanirà, si risparmierà sempre meno, arriveranno nuovi pesi sulle spalle degli italiani, che non potranno più garantire a se stessi e ai propri eredi, la stessa agiatezza che – per decenni – ha permesso alla classe politica nazionale di imperare attraverso una sorta di tacito patto: noi facciamo come ci pare, voi pure.

Ha funzionato così per decenni, ma la situazione nazionale e internazionale è profondamente cambiata. Gli accordi tra governi non prevedono affatto la diffusione di nuove misure a sostegno del benessere delle popolazioni. La democrazia sarà scardinata a picconate, e verrà somministrata un poco alla volta – come già sta accadendo – raccontando che per garantire sicurezza ai cittadini, sarà necessario cedere libertà individuale.

Il giorno in cui una parte di umanità occidentale aprirà gli occhi, sarà troppo tardi: le gabbie invisibili sono ben peggiori delle sbarre di ferro, che si può tentare di limare per fuggir via. Quelle invisibili ti legano senza che te ne accorga. Resti immobilizzato senza capire perché. Senza poter tentare di liberarti. Eppure, è così palese la strada percorsa, da chiedersi come sia possibile che in troppi non se ne accorgano.

 

 

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