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 Home page > Tribuna Libera > Italia, un Paese senza prevenzione

Italia, un Paese senza prevenzione

L'Italia è un paese in cui è latente la cultura della prevenzione. 

Accadono tragedie e si compiono atti di violenza spesso efferati come dovunque nel mondo, ma con una sostanziale differenza rispetto ai paesi più evoluti.

Le reazioni della gente comune, delle forze politiche e dei media si limitano ad espressioni di condanna o di accuse, a polemiche infinite sul tema delle responsabilità e ovviamente in questo periodo elettorale, non potevano mancare le strumentalizzazioni in chiave elettorale. 

In questi ultimi giorni, l'Italia è stata colpita da ben quattro tragedie: un incidente sul lavoro che ha provocato la morte di quattro persone, un incidente ferroviario in cui sono perite tre viaggiatrici, un omicidio mostruoso di cui è rimasta vittima una ragazza e la sparatoria con diversi feriti di origini africane.

In nessuno di questi casi, ci si è soffermati sulla domanda: "Cosa si sarebbe potuto fare per evitare?"

Quindi passata l'enfasi della notizia, i morti sul lavoro sono stati subito dimenticati e altri incidenti analoghi si produrranno in futuro, mantenendo saldamente l'Italia fra i primi paesi del mondo col maggiore numero di vittime all'anno in questa triste classifica.

Le compagnie ferroviarie continueranno (tanto sanno che l'impunità è quasi sempre garantita nel caso di simili tragedie o che comunque le conseguenze sul piano giudiziario risulteranno lievi e sostenibili tanto da essere considerate soltanto un costo da coprire in nome della competitività) a speculare sulle spese di manutenzione della rete secondo l'adagio "Finché va, non c'è problema!".

Vi saranno altri omicidi con colpevoli che (complice la presenza di un sistema giudiziario buonista e scarsamente sanzionatorio) non verranno mai puniti come lo esigerebbe un sentimento di giustizia che ormai esiste soltanto nelle speranze dei parenti delle vittime di tali crimini orrendi.

E infine non mancheranno atti di pura follia (come quello di ieri a Macerata) alimentati dal degrado sociale e culturale di un paese ormai privo di veri intellettuali e senza una classe dirigente in grado di invertire la rotta perché troppo occupata a pensare alla propria sopravvivenza e smaniosa di compiere soltanto atti in grado di generare un consenso nei loro confronti che ormai diventa sempre più carente.

Alla fine della fiera, passata l'emotività suscitata dal furore mediatico, tutto tornerà come prima, ossia si continuerà a non prevenire nulla e ad aspettare il prossimo tragico evento in cui la fatalità si troverà a giocare un ruolo sempre più accessorio ma comunque determinante.

 

Yvan Rettore

Questo articolo è stato pubblicato qui

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