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Intervista a Emiliano Ancarola, autore del libro "Storia dei mondiali - Aspettando il 2018"

Appassionato di Archeologia per la quale sta per laurearsi, ha scritto il libro “Storia dei Mondiali – Aspettando il 2018”. Stiamo parlando di Emiliano Ancarola, un giovane studente con la passione per lo sport, la scrittura e la musica e che, in questa intervista esclusiva, ci presenta il suo libro.

"Storia dei Mondiali - Aspettando il 2018" è il titolo del suo primo libro, che ripercorre le varie edizioni dei Mondiali di calcio. Com'è nata l'idea?  

“Prima di parlare del libro, voglio ringraziarla per avermi concesso questa intervista. Mi presento. Mi chiamo Emiliano Ancarola. Ho 26 anni e sono uno studente di Archeologia. Nel 2010, in occasione dei mondiali del Sud-Africa, un canale sportivo satellitare aveva realizzato una serie di documentari sulle edizioni dei mondiali precedenti. Poiché ho una grande passione per la storia e per i documentari storici, ho visto tutta la serie. L’idea di scrivere un libro sulla storia dei mondiali nasce dopo l’edizione del 2014, quando ho rivisto la serie e ho avuto l’idea di scrivere un libro che parlasse sia della manifestazione sportiva, ma anche dei risvolti politici che una manifestazione di questo tipo può offrire.”

 

Nella prefazione, è riportata una bella massima di Nelson Mandela, incentrata sul valore dello sport. Mi è rimasta impressa una frase: "lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione". Che idea si fa della cultura calcistica, minata da queste azioni ignobili?        

“Quando il calcio tradisce i valori tradizionali dello sport, quali, il sacrificio, il gioco di squadra e il rispetto in campo e fuori per gli avversari di ogni etnia, diventa una pericolosa “macchina di odio”. È vergognoso che, ancora nel XXI secolo, si parli ancora di razzismo. Quello che mi fa più male che, ancora oggi, la discriminazione nel calcio sia solo una facciata, ma esiste anche in altri settori. Basta vedere i telegiornali per capire quanta intolleranza ci sia verso il prossimo. Vorrei citare Martin Luther King che, una volta, disse: “Abbiamo imparato a Volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo imparato l’arte di vivere come fratelli.”  Credo che questa frase sia ancora molto attuale.”

 

Per la fase realizzativa del libro, chi l'ha affiancata per la trascrizione degli aggiornamenti delle singole competizioni? 

“Nel 2014, poco prima di iniziare a scrivere il libro nel mio paese natio Calvello in provincia di Potenza, è nata una casa editrice che si chiama Villani Editore. Ho presentato il mio progetto del libro all’editore, che ha subito accettato con entusiasmo di pubblicarlo. La maggior parte dei testi li ho scritti io, documentandomi da varie fonti, ma la supervisione e la correzione di Franco Villani e suo figlio Davide sono state fondamentali per pubblicare il libro, e io sarò sempre grato con loro per questo.”

 

Delle edizioni dei Mondiali di calcio, qual è la più avvincente?               

“Per me, l’edizione più bella dei mondiali è stata quella del 1974 giocata in Germania Ovest. Quello in Germania è stato il mondiale dove la politica e il calcio si incrociano in molte occasioni, come, ad esempio, la partita dei gironi tra Germania Est e Germania Ovest o come lo spareggio tra il Cile di Pinochet e l’Unione Sovietica. Dal punto di vista calcistico, è il mondiale del calcio totale olandese che ha in Johan Cruijff, che ha rivoluzionato il calcio europeo ed è il mio giocatore preferito. Se fossi diventato un calciatore professionista, Cruijff sarebbe stato il mio modello e avrei portato il numero 14 sulla maglietta.”

 

So che lei sta ultimando gli studi nella facoltà di Archeologia. Com'è avvenuta questa passione? Intende riportarla in un libro? 

“Nell’ estate del 2011, mi è capitato di vedere un documentario su un assedio ad un castello medievale. Il documentario è stato realizzato con esperti rievocatori storici ed alcuni archeologi e, come nel più classico dei colpi di fulmine, mi sono innamorato dell’archeologia e ho deciso di studiarla all’università. In questo periodo, sto scrivendo la tesi specialistica in Archeologia Medievale. Non vedo l’ora di terminarla e lavorare negli scavi. Sicuramente, scriverò in futuro un libro sull’archeologia, ma, non adesso, perché mi sento ancora inesperto rispetto ai miei professori universitari ed anche ai grandi archeologi del passato.”

 

Com'è nata, invece, la sua passione per la scrittura?  

“Nel mio paese, Calvello, si svolgono molte attività culturali. Fino a due anni fa, esisteva un giornale che informava sulla vita politica e culturale del paese. Io ho incominciato a scrivere per hobby sul giornale di Calvello quando avevo quindici anni, e poi ho continuato fino al 2014. Tutto è partito da quel giornale. A poco a poco, dopo i primi articoli, ho scoperto in me questa passione che mi ha portato anche a scrivere qualche articolo su un quotidiano regionale della Basilicata. Adesso, che sto per terminare il mio percorso di studi, dedico meno tempo alla scrittura di articoli di giornale, ma ogni tanto collaboro con qualche articolo su un blog di un mio amico che si chiama Stefano Mele, che saluto.”

 

Oltre alla scrittura, è appassionato di musica rock, per la quale, qualche tempo fa, ha fondato una band, ma, per motivi di studio, si è sciolta. Per il futuro, vorrebbe riproporre qualcosa di simile, pur mantenendo integra la sua passione per l'archeologia?                                        

“Esatto. Nel 2007, ho fondato una rock band che si chiamava Emiliano e la sua Band. Siamo partiti, suonando i Red Hot Chili Peppers, per poi cambiare genere, fino ad arrivare a suonare le cover dei big del Metal come i Metallica e gli Iron Maiden. La band si è sciolta nel 2015, a causa del fatto che siamo tutti studenti fuorisede, ma, nonostante non suonassimo, io e gli altri componenti del gruppo siamo legati da un’amicizia indistruttibile. Certo, una volta terminati gli studi, mi piacerebbe ritornare a suonare in un gruppo e sentire ancora una volta l’adrenalina che si prova a salire sul palco.”

 

A proposito di musica, oltre a quella rock, ha delle preferenze particolari per i cantautori italiani?     

“Ci sono tre cantautori italiani che apprezzo molto: Fabrizio De André, perché non solo è stato un grandissimo poeta, ma anche un musicista completo ed innovativo. Apprezzo anche Giorgio Gaber, per la sua irriverenza e per essere un cantautore molto impegnato anche su temi sociali e politici, ed anche per il suo coraggio, perché, quando ha capito che non poteva esprimersi al meglio in televisione all’apice del successo, ha abbandonato il piccolo schermo per rifugiarsi nel teatro. Infine, adoro molto Angelo Branduardi. Oltre alle sue doti tecniche con il violino, apprezzo le sue sonorità celtiche e i testi che, molte volte, sono ambientati nel medioevo, periodo storico che io amo.”

Anche la Formula 1 è una delle sue grandi passioni. Queste hanno influito nel suo percorso di scrittura? 

“Come tanti giovani della mia età, ho vissuto l’epopea delle vittorie di Micheal Schumacher con la Ferrari. La passione per la storia mi ha portato a documentarmi anche sul passato della Formula 1. Ho capito che è un grande sport capace di dare molte emozioni. Basti pensare alla grande rivalità tra Niki Lauda e James Hunt, o quella tra Ayrton Senna e Alain Prost. Questi piloti, pur di prevalere sugli avversari, hanno sfidato la morte in molte occasioni. Si, la Formula 1 ha influito molto nel mio modo di scrivere, perché, quando si scrive un libro sullo sport, è necessario non solo essere bravi a narrare gli eventi, ma bisogna saper catturare le emozioni e trasmetterle al lettore. La Formula 1 e il calcio sono pieni di emozioni. Poi, deve essere lo scrittore a coglierle.”

Nelle sue passioni, figura la visione di documentari storici. Ha una predilezione particolare per quelli proposti da Alberto e Piero Angela? 

“I documentari di Alberto e Piero Angela mi piacciono molto. Se un giorno diventassi un documentarista, vorrei essere proprio come loro. Ma ci sono altri due documentaristi che apprezzo molto e sono Carlo Lucarelli e Federico Buffa.”

Per il futuro, è prevista l'uscita di un altro libro? 

“Sicuramente sì. Ho già scritto alcuni capitoli del prossimo libro e lo pubblicherò sempre con Villani Editore. Il prossimo libro non parlerà di calcio, anche se ancora non voglio svelare il titolo e l’argomento. Posso dire che si tratta di qualcosa che è in continuità con il mio percorso di studi.”

Che cosa si sente di dire a chi intende intraprendere questo percorso di scrittura?  

“La prima cosa che mi sento di dire è questa: bisogna traslare le proprie passioni nella scrittura, perché se si scrive delle proprie passioni il racconto, il libro, l’articolo di giornale appaiono molto più autentici e spontanei. Se si scrive solo per una ragione commerciale, ovvero, per piacere ai lettori, si fa un grave errore, poiché il risultato può apparire come una forzatura e, magari, i lettori non gradiscono. Io ho sempre pensato che se uno scrittore è appassionato delle sue opere anche il pubblico lo nota e lo apprezza. Un’altra cosa importante, secondo me, è quella di non abbattersi mai ed avere il coraggio di rischiare. Molte volte, la parte più difficile è pubblicizzare il libro e, se si vuole ottenere qualche risultato buono, non bisogna avere paura di proporsi agli altri, che siano case editrici, giornalisti o lettori. La ringrazio ancora molto per l’intervista, e spero che i suoi lettori l’abbiano trovata interessante.”

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