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 Home page > Tribuna Libera > Il governo Meloni fa leva su una popolazione stanca e sfiduciata

Il governo Meloni fa leva su una popolazione stanca e sfiduciata

Il governo Meloni e la destra in generale sono consapevoli di agire su un elettorato sfiduciato e rassegnato. Sanno che cospicue sacche della popolazione sono schiacciate dalle difficoltà della vita quotidiana e questo facilita ancora di più la loro permanenza al potere, perché un popolo sfiduciato nemmeno più agisce a reagisce.

La preoccupazione principale degli italiani non è la politica militare o le differenze di genere, ma è il lavoro che diventa sempre più povero, coinvolgendo anche coloro che hanno elevate specializzazioni. Il fenomeno dei medici e degli infermieri che mollano il settore pubblico per traslocate verso quello privato così da guadagnare di più e lavorare di meno ne è una dimostrazione pratica. Così come sembra essere una voce nel deserto la denuncia dell’Istat secondo cui ciò che accomuna la gran parte delle persone sono le condizioni di precarietà e di lavoro povero. Si lavora troppo e si guadagna poco. Mentre il costo della vita aumenta. I dati dell’Istat dicono che dal 2008, anno della crisi finanziaria globale, la povertà in Italia è triplicata, segno che il Belpaese non si è mai completamente ripreso e la povertà, da quel momento, è passata da una condizione temporanea a una condizione stabile e trasversale. 

Un contrasto tra realtà e propaganda che il governo cavalca e che fa dire a Meloni che va tutto bene. Che c’è un livello storico di occupati senza però dire che questi occupati sono precari; che aumentano i pensionati costretti a rimanere al lavoro perché la pensione è rimasta ferma al palo; che sempre più giovani emigrano all’estero come facevano i nostri nonni. Con la differenza che questi ragazzi non se ne vanno con una valigia di cartone in mano, ma con una laurea e un master post laurea sotto il braccio. Ragazzi che si formano in Italia per andare poi ad arricchire altre nazioni, mentre noi ci riempiamo di anziani strozzati dalle tasse che i ricchi non pagano e che, in molti casi, devono rivolgersi ai servizi sociali per non affondare. 

In questo scenario da Caporetto economica e sociale, l’astensionismo politico non è una forma di protesta, ma è il risultato di una popolazione che non riesce più a reagire. Stanca, apatica, fatalista. Ed è su questo popolo che agisce la destra di Meloni con una propaganda che trasfigura la realtà, diffondendo l’illusione che tutto vada bene. No, non va per nulla tutto bene. E’ dalla fine della Prima Repubblica che questo Paese non vince e non convince. Non cresce. Decresce. Questo è valso sia con gli schieramenti di destra sia di sinistra. Ma con questo governo composto da gente che ieri si occupava di tutt’altro e adesso governa una delle nazioni più importanti del mondo, la condizione sta peggiorando. Un governo che fa leva su ciò che rende una popolazione arrendevole e diffonde il miraggio di una bengodi inesistente. 

Viviamo purtroppo un’emergenza sociale che mette a rischio la coesione del Paese. Un’emergenza che non potrà rimanere nascosta a lungo da una retorica del governo di destra che, al chiuso della stanze calde e avulse dei palazzi dei bottoni, non riesce e non gli interessa nemmeno costruire politiche capaci di dare una nuova dignità al lavoro, eliminare le disuguaglianze tra ricchi sempre più ricchi e sempre più favoriti e poveri sempre più poveri e sempre più penalizzati. Una diseguaglianza che oggi ha bloccato l’ascensore sociale e sta riportando l’Italia a essere una nazione feudale, con i suoi vassalli e i suoi valvassori e i suoi valvassini. Ma con un distinguo: gli italiani non ci stanno a rimanere valvassini e hanno una memoria molto, ma molto lunga. 

Foto Governo.it

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